Caso “deepkafe” a Rosarno, sconcertante il silenzio istituzionale
Decine di ragazzine si trovano a essere oggetto e contenuto non autorizzati all'interno di una vicenda che non ha nulla di isolatoApr 16, 2026 - redazione
“Sconcertante è il silenzio istituzionale in una situazione così grave come questa, in cui decine di ragazzine si trovano a essere oggetto e contenuto non autorizzati all’interno di una vicenda che non ha nulla di isolato, ma anzi è chiaramente diffusa e pubblica.” Si esprimono così alcune famiglie che sono rimaste, loro malgrado, intrappolate nella rete del caso deepfake a Rosarno.
Domanda e offerta, richieste specifiche e recupero di materiali finalizzati alla manipolazione per essere immessi debitamente sul mercato, forse è questa la pista più accreditata.
Forse sono queste le chiavi del fenomeno scoppiato sera di Pasqua nella cittadina pianigiana di Rosarno.
Nella terribile epoca storica in cui tecnologie avanzate, immagini, rete e malaffare si trovano in una fusione perfetta e malevola, anche piccoli centri e giovani senza scrupoli, e soprattutto senza sana consapevolezza delle proprie azioni, diventano teatro e attori principali di registrazioni informatiche veramente pericolose.
Sembra chiaro, sebbene gli inquirenti siano attenti al silenzio in questa delicatissima fase di indagine, mantenendo un certo riserbo, che le caratteristiche comuni del caso di deepfake a Rosarno riportino non ad una banale e semplice diffusione tra pari di immagini manipolate, ma a una forma organizzata e coordinata del fenomeno.
I responsabili, come ultime braccia di un corpo forse più articolato, rubavano foto delle giovanissime ragazze dai loro profili Social, denudandole attraverso l’uso di applicazioni di Intelligenza Artificiale per poi, molto probabilmente, venderle ad acquirenti di un losco mercato pedopornografico.
Si tratta di ipotesi, tuttavia molto aderenti alla realtà in cui oggi si vive per uso di comunicazione digitale. Tecnologia avanzata, intelligenza artificiale, reati in rete e tutto ciò che consegue da questa mescolanza pericolosa sono i fattori scatenanti di un fenomeno che sempre più sta mettendo in pericolo identità, volti, personalità.
Sono decine e decine, infatti, le ragazze minorenni coinvolte nel caso del deepfake tra i due Comuni di Rosarno e San Ferdinando.
I numeri delle denunce presentate pare si aggirino intorno al centinaio.
Qualche famiglia si è anche costituita parte civile nelle procedure avviate, considerate la gravità e la sofferenza psicologica in cui versano non solo le giovanissime vittime, ma anche le stesse famiglie.
Artefici delle operazioni di manipolazione delle immagini rubate sono alcuni ragazzi, cinque sono i nomi e cognomi che sono stati segnalati, tra i sedici e i diciassette anni, non ancora definitivamente individuati, ma quelli già svelati ruotano intorno a famiglie della comunità rispettabile e virtuosa, e questo fa ancor più preoccupare la città.
Mentre le giovanissime rientrano in un range di età che va da un minimo di 12 anni ad un massimo di 15, la gran parte frequentante la terza media della Scopelliti – Green e un gruppo circoscritto ad una sola prima classe liceale del Piria della stessa città.
Tuttavia dalle prime indiscrezioni emerge anche che un esiguo numero di vittime afferisca al comune limitrofo di San Ferdinando, perciò non è improbabile che il fenomeno si sia esteso sul territorio.
La cosa ancora più allarmante, udite più voci dei congiunti e delle congiunte delle vittime, è che il caso si sia svelato solo la sera di Pasqua, ma abbia radici temporali più remote, forse addirittura di parecchi mesi addietro sino allo scorso 2025. Tutto questo fa pensare che dietro la vicenda non possa esserci una semplice e già pesantissima operazione singola, bensì un’operazione costruita ad hoc con la responsabilità di soggetti ben adulti, che abbiano trascinato i giovani manipolatori in una rete molto più vasta.
I materiali digitali consegnati agli inquirenti della Polizia Postale daranno le giuste risposte necessarie, intanto non si esclude nessuna pista di tipo criminale.
Caterina Restuccia




