Caro carburante. Rincari pesanti sul carrello della spesa delle famiglie, dalle melanzane alle uova. In Calabria situazione insostenibile, aumenti a due cifre dall’inizio della guerra. Incalza la protesta anche dei pescatori con rischio blocco dello Stretto di Messina
Apr 21, 2026 - redazione
La situazione attuale sul caro carburante sta diventando insostenibile e va ad incidere fortemente sul carrello della spesa delle famiglie. In Calabria la situazione è davvero al limite della sopravvivenza per i rincari che molti prodotti alimentari specie quelli freschi, hanno subito. Ci sarebbero aumenti fino all’81% e il carrello della spesa fa il “pieno” dell’inflazione. La crisi energetica sta avendo conseguenze in diversi settori, il blocco prolungato dello stretto di Hormuz ora comincia a farsi sentire parecchio sul “carrello della spesa” degli italiani. La merce che troviamo sugli scaffali dei supermercati spesso compie viaggi lunghissimi prima di arrivare lì e con gli aumenti dei costi logistici, in conseguenza all’impennata del prezzo del petrolio, ecco che si verifica tutto questo. L’associazione dei consumatori Assoutenti ha realizzato uno studio basato su dati Istat per quantificare l’impatto della guerra in Iran sugli acquisti
Tra i prodotti alimentari, il rialzo più forte riguarda le melanzane, che nell’ultimo mese hanno registrato un aumento medio del 21,5% su base annua. Subito dopo si collocano i piselli, in crescita del 19,6%, e i frutti a bacche, come mirtilli, lamponi, more e ribes, che segnano un aumento del 16,3%.
Ma i rincari non riguardano solo frutta e ortaggi, aumentano anche i carciofi (+8,8%), le uova (+8,5%) e la carne bovina (+8,4%). La carne ovina cresce del 7,2%, lo stesso valore registrato da cavolfiori e broccoli. Più contenuti, ma comunque significativi, gli aumenti di agrumi (+6,6%) e peperoni (+6,4%).
Ma non ci sono solo i prodotti alimentari, ma anche voli, gioielli, legna da ardere e il pellet, che registrano un rincaro dell’8,2%, mentre i servizi di corriere e consegna pacchi salgono del 6,5%.
Stop al fermo del comparto pesca, entra nel vivo la protesta con possibile blocco dello Stretto di Messina
“L’associazione pescatori marittimi professionali in sintonia con la federazione armatori siciliani oggi pomeriggio avrà un’assemblea a porte chiuse, nel Siracusano, per stabilire le modalità di protesta contro il caro carburanti. Al vaglio c’è il blocco dello Stretto di Messina, il primo maggio prossimo, con tanti pescherecci provenienti da tutte le marinerie, siciliane e calabresi”. Lo ha detto Fabio Micalizzi, presidente della Federazione armatori siciliani (Fas) spiegando che l’iniziativa servirà a “far sentire la nostra voce al governo Meloni che quando era all’opposizione diceva di impegnarsi per le accise, per il caro carburanti e per tanto altro, mentre oggi non ha fatto niente né per gli utenti né, tanto meno, per le categorie produttive”. “Il comparto pesca – spiega Micalizzi – chiede un intervento immediato del governo per mettere un tetto massimo al prezzo del diesel. Senza questo si corre il rischio di licenziamento dei dipendenti degli armatori e che barche possano essere messe in vendita oppure avviate alla demolizione. Qualcuno degli associati addirittura – rivela il presidente della Fas – ha avanzato la possibilità di cambiare bandiera ed ‘iscrivere’ le barche o a Malta o addirittura in Tunisia dove i pescherecci pagano il carburante 30 centesimi al litro”. (GiLar)




