Biblioteca come rifugio climatico, dal PD Taurianova: “Dall’assessore Valotta solo silenzio. Amministrare significa anche rispondere”

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Sulla proposta di utilizzare la Biblioteca Comunale anche come rifugio climatico nei giorni di caldo estremo, dall’assessore Maria Concetta Valotta non è arrivata alcuna risposta nel merito.

Nessuna valutazione tecnica.
Nessuna disponibilità a un sopralluogo.
Nessuna proposta alternativa.
Nessuna spiegazione.

Solo silenzio.

E il silenzio, quando si amministra, è già una risposta. Non la migliore.

La proposta era semplice: verificare se, nelle giornate più critiche, la biblioteca potesse restare aperta qualche ora in più e diventare anche un luogo fresco, pubblico e regolato per chi soffre maggiormente il caldo. Non un semplice spazio in cui “stare”, ma un presidio culturale vivo: con personale bibliotecario, volontari o realtà associative in grado di accogliere le persone, orientarle negli spazi, suggerire letture, proporre percorsi tematici e trasformare anche quelle ore in un’occasione di accesso alla cultura.

Non un centro diurno.
Non un dormitorio.
Non un villaggio turistico con acquagym tra gli scaffali.

Solo una biblioteca aperta qualche ora in più.

Ora scopriamo anche che il grande ostacolo sarebbero le sedie. Bene: se la Biblioteca Comunale non è abbastanza confortevole per restarci qualche ora, allora non è un argomento contro il rifugio climatico. È un argomento a favore di una biblioteca più adeguata, più accessibile e più vivibile per tutti.

Nessuno ha mai pensato di “costringere” donne in gravidanza, anziani o persone fragili a passare il pomeriggio in biblioteca. Le parole hanno ancora un significato: un rifugio climatico è una possibilità offerta, non una deportazione tra gli scaffali.

Ma evidentemente, per alcuni, leggere una proposta prima di commentarla è diventato un esercizio troppo impegnativo. Così “valutare una possibilità” diventa “snaturare la biblioteca”, “aprire qualche ora in più” diventa “stravolgere la cultura”, e una proposta di buon senso diventa l’occasione per l’ennesima gara di tifo da tastiera.

Più che leoni, sembrano ultras del fraintendimento: commentano per spirito di contraddizione, non per capire; prendono posizione prima ancora di sapere di cosa si parla; scambiano la politica per una curva e il dibattito pubblico per una rissa nei commenti.

Tra “verificare se la biblioteca possa restare aperta qualche ora in più” e “trasformarla in un centro diurno” c’è una differenza abbastanza evidente. Se poi questa differenza sfugge, forse il problema non è climatico: è di grave difficoltà di comprensione del testo applicata alle proposte amministrative.

Anche perché parliamo di una prassi già adottata nelle principali città italiane: Bologna, Firenze, Roma, Milano, Brescia, Ferrara, Bari, Padova. In molte realtà, biblioteche e spazi culturali sono già inseriti nelle reti dei rifugi climatici.

Evidentemente altrove non pensano che una biblioteca perda la propria anima se offre riparo, per qualche ora, a una persona anziana, fragile o costretta a vivere in una casa rovente.

Qui, invece, persino aprire una porta qualche ora in più rischia di diventare un attentato alla cultura.

Poi certo: si possono sempre consigliare attività all’aria aperta proprio mentre si raccomanda prudenza nelle ore più calde. Una passeggiata alle due del pomeriggio, magari, così affrontiamo il caldo con coraggio, sudore e fantasia.

Noi continuiamo a pensare una cosa molto più semplice: un Comune dovrebbe usare meglio ciò che già possiede.

Una biblioteca pubblica non è una reliquia da tenere sotto teca. È un presidio vivo della comunità. Si studia, si legge, si partecipa alla vita culturale e, nei giorni più difficili, può anche offrire riparo a chi ne ha bisogno.

Ma prima ancora di discutere nel merito, servirebbe una cosa basilare: una risposta.

Perché amministrare significa anche questo.

Rispondere.

Raffaele Loprete
PD Taurianova
Circolo “W. Schepis”