«Benzina alle stelle, Calabria in ginocchio, crisi economica alle porte. L’appello a Occhiuto, per i dazi del porto di Gioia Tauro. Governatore, ora o mai più»

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«Benzina alle stelle, Calabria in ginocchio, crisi economica alle porte. L’appello a Occhiuto, per i dazi del porto di Gioia Tauro. Governatore, ora o mai più»
Editoriale di Luigi Longo
La crisi economica non è più una parola da convegno. È qualcosa che entra ogni giorno nelle case degli italiani, nei bilanci delle famiglie, nei conti delle imprese. Il costo dell’energia, dei carburanti e delle materie prime continua a rappresentare una preoccupazione concreta, mentre lo scenario internazionale resta segnato da guerre e instabilità.
E in una Calabria già fragile sul piano occupazionale e infrastrutturale, il rischio è che il peso di questa nuova fase economica diventi ancora più difficile da sostenere.
È proprio per questo che credo sia arrivato il momento di guardare con maggiore attenzione a una questione che da tempo viene posta al centro del dibattito: Gioia Tauro e la possibilità di trasformare la straordinaria posizione strategica del porto in una leva di sviluppo e di nuove entrate per la Calabria.
Le cifre che vengono evocate — miliardi di euro derivanti da dazi e IVA sulle merci in transito — sono certamente importanti, ma proprio per questo devono essere sottoposte a verifiche rigorose. Occorre capire quanto sia realmente possibile incassare, quali siano le competenze dello Stato e quali quelle dell’Unione europea, quali modifiche normative sarebbero necessarie e soprattutto quale beneficio concreto potrebbe arrivare ai cittadini calabresi.
Ma una cosa è certa: la discussione va aperta.
E qui entra in gioco il presidente Roberto Occhiuto.
Se davvero esiste una strada istituzionale per consentire alla Calabria di trattenere una quota maggiore della ricchezza generata dal suo principale porto, quella strada va studiata fino in fondo. Non servono slogan. Servono numeri, documenti, esperti, confronto con il Governo, Parlamento italiano e istituzioni europee.
Gioia Tauro non può essere soltanto un grande porto che attraversano merci dirette altrove. La domanda politica è un’altra: quanto valore può rimanere sul territorio?
Perché se il porto cresce ma la Calabria continua a combattere con disoccupazione, infrastrutture insufficienti e spopolamento, allora il problema non è soltanto quanto movimentiamo, ma quanto di quella ricchezza riusciamo realmente a trasformare in sviluppo regionale.
È una battaglia che merita di essere affrontata senza appartenenze di parte.
A Occhiuto rivolgo quindi un appello semplice: apra un tavolo istituzionale su Gioia Tauro e sulla fiscalità collegata alle merci in transito. Faccia verificare le cifre. Faccia dire agli esperti cosa è possibile e cosa non lo è. E, se esiste uno spazio concreto di intervento, porti la questione a Roma e a Bruxelles.
La Calabria non ha bisogno di promesse miracolose. Ha bisogno di utilizzare fino in fondo le proprie opportunità.
E Gioia Tauro è una di queste.
La vera sfida, oggi, è trasformare una posizione geografica straordinaria in occupazione, infrastrutture, investimenti e futuro.
Perché aspettare che la crisi passi da sola potrebbe significare perdere altro tempo prezioso.
Luigi Longo