Associazione di volontariato “Reni&Salute”, “Il potere scuotente della lettera aperta della Di Furia”
Feb 04, 2026 - redazione
Si suol dire che “uniti si vince”. Ci si chiede: quale unione per vincere,
quando si vogliono migliorare le condizioni sanitarie della Piana? Alla
“complessità” della problematica, certamente, non si può dare una
soluzione “semplice”. Leggere la recente lettera aperta con cui la
Direttrice Generale dell’ASP di Reggio Calabria si è rivolta ai cittadini
della Provincia di Reggio Calabria può rappresentare un’occasione di
riflessione, soprattutto per Chi sente il “dovere dell’impegno ad essere
generatore di bene”. Occorre prendere atto, una buona volta, anche se
a malincuore, che il Servizio Sanitario Nazionale non può “dare tutto a
tutti”. Recriminare su questo è come abbaiare alla luna. Occorre,
semmai, prodigarsi per ricercare concretamente la “giusta
soddisfazione” dei reali e gravosi bisogni di salute dei cittadini,
contribuendo, con atteggiamento costruttivo, al superamento degli
ostacoli che sono d’impedimento su tale strada. La dottoressa di Furia,
nella sua lettera, asserisce, tra l’altro, che “ha sempre intrattenuto un
rapporto di collaborazione e stima con le associazioni di volontariato, il
cui ruolo considera fondamentale, in quanto svolgono un lavoro prezioso
nel segnalare criticità e proporre soluzioni”. Orbene, accanto al
meritorio lavoro che la manager può vantare per aver messo a posto
dal punto di vista amministrativo l’Azienda Sanitaria che dirige, le si
deve dare anche atto di essersi posta spesso all’ascolto della voce dei
pazienti, ossia di chi vive la malattia ogni giorno. Più che una scelta,
forse, questa è stata una opportunità o una necessità contingente.
Negli ultimi anni, infatti, le Associazioni dei pazienti stanno
assumendo un ruolo sempre più centrale nel panorama sanitario
italiano, sia a livello nazionale e regionale. Così come’é naturale che ciò
avvenga anche a livello locale, altrettanto è doveroso darne merito alla
Di Furia per essersene accorta. L’apporto di queste organizzazioni si
rivela sempre più spesso fondamentale nell’influenzare le scelte ed i
provvedimenti sanitari, in collaborazione con le istituzioni e con i
professionisti del settore, per promuovere il benessere dei pazienti nel
rispetto dei suoi diritti di cittadino.
Accanto al “nodo più critico” per lo sviluppo di buona sanità nella
Provincia di Reggio Calabria, rappresentato dal reperimento di
personale sanitario, per come giustamente individuato dalla Di Furia,
occorre, però, portare all’attenzione di tutti, ad ogni livello altre
interrogazioni. In primis: perché i nostri giovani medici non vogliono
lavorare in Calabria per il SSN e vanno altrove…? Non si tratta di
“trovare lavoro”, ma soprattutto di una scelta di vita..! Ognuno può
trarre le proprie conclusioni… Il sottoscritto lo trova amaramente
inquietante. Soprattutto quando il suo pensiero va ad un medico
giovincello e pieno di buoni propositi che mezzo secolo addietro, fresco
di laurea con 110 e lode, a chi gli suggeriva di “fare la valigia” ed
andare al Nord Italia per affermarsi professionalmente, seguendo
l’esempio di suoi valenti colleghi locali, caparbiamente rispondeva che
tale idea non lo sfiorava neanche; egli era intenzionato a fare il medico
nella sua terra e tra la sua gente. Quel medico, che non ha contribuito
ad infoltire la moltitudine di medici calabresi prestata a più fortunate
regioni, oggi diventato vecchio, si dichiara orgogliosamente un
“vincente”, perché nonostante le tante difficoltà incontrate sul proprio
cammino, ha contribuito, nella sostanza, nel suo piccolo ambito
professionale, allo sviluppo di un percorso sanitario di crescita. Ma
oggi, lo stesso medico nelle vesti di vecchio genitore di un altro giovane
medico “emigrato”, non trova argomenti convincenti per far tornare
suo figlio in Calabria. Nonostante egli cerchi di appigliarsi anche a
cose di poco conto, non li trova… Osservare che i concorsi per
diventare Dirigenti Medici vadano da noi deserti si percepisce
rassegnatamente come una maledizione. E non è tout court colpa della
Di Furia.
Ad ella si chiede, però, se è sicura che nello svolgimento del proprio
ruolo non si possa “fare di più”? Le è mai venuto il dubbio di non aver
tenuto sempre in debita considerazione il parere professionale di “Chi
ha le mani in pasta” per la risoluzione delle problematiche “spicciole”
della sanità locale? La competenza ed il merito non si dovrebbero mai
ignorare. Anche in Sanità si fa meglio se si dà la possibilità di fare a
chi “sa fare” e dimostra di essere mosso da zelo, impegno e “voglia di
fare”. Si chiede, in particolare, se ha saputo stimolare a sufficienza il
“senso di appartenenza” di ogni operatore dipendente dell’ASP di
Reggio Calabria al nobile progetto dello sviluppo del miglioramento
della sanità locale? Forse il ricorrere al criterio dello “intuitu personae”,
come talora è successo, non era la maniera migliore per ascoltare,
riflettere, valorizzare, scegliere e decidere, senza correre il rischio di
mortificare le persone e di mortificare la giustizia, percorrendo strade
maggiormente tortuose, talora dissestate da lacunosa insipienza. La
vita insegna che i percorsi possono utilmente svilupparsi in senso
bottom up e non solo top down. E ciò vale anche e soprattutto per una
manager sanitaria illuminata. Asserire che sono state colmate
storiche carenze strumentali e sono stati avviati importanti processi di
informatizzazione dei reparti, viene percepita come una nota stonata
dall’orecchio di chi, ai primordi dell’informatizzazione collettiva, ha
anche messo “mani al proprio portafoglio” per dotare il reparto di
appartenenza di un PC, con la voglia di stare al passo coi tempi… Può
anche essere recepita come un’intenzione offensiva verso Chi ha
sempre perseguito un atteggiamento di anticipazione attiva per lo
sviluppo di percorsi sanitari virtuosi…E si potrebbero citare tanti
esempi…!
Un’ultima interrogazione va rivolta a tutti noi cittadini: siamo capaci di
essere abbastanza propositivi per trovare le soluzioni “giuste” e
“sostenibili” dal SSN per i reali bisogni di salute, scrollandoci di voglia
di essere contrapposti per “partito preso”. E’ corretto intervenire con i
bla bla senza fine quando si dimostra di non avere “cognizione di
causa”? E’ corretto trattare di cose serie con estrema leggerezza sui
social media, con il rischio di creare solo confusione… E poi, prima di
recriminare con gli Organi di governo della sanità locale, non
scordiamoci mai il ruolo previsto dalla Legge per la cosiddetta
Conferenza dei Sindaci nel determinarne gli indirizzi. Dovrebbero
essere tenuti in debita considerazione e, per rendere possibile ciò, non
dovrebbero essere “elaborati all’ombra dei campanili”… E poi, quanto
la Conferenza dei Sindaci si adopera per rendere fertile il terreno ove
naturalmente crescono piantine di buona sanità …?
Focalizzando, ad esempio, sui percorsi relativi alla soddisfazione dei
bisogni di salute dei tanti soggetti nefropatici, l’associazione di
volontariato Reni & Salute, ha presentato alcune delle proposte per
andare sempre incontro ai bisogni delle Persone ammalate di tale
delicato settore della “cronicità”. Persone segnate a portare la croce per
tutta la vita. Si tratta della richiesta di formalizzazione di un Percorso
Preventivo Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PPDTA) per i tanti
Trapiantati Renali e della programmazione delle attività nefrodialitiche per i pazienti ricoverati nell’Ospedale Spoke di Polistena in
orario diurno, senza costringerli a ricevere la dialisi solo di notte.
Se “uniti si vince”, unirsi si può !
Associazione di volontariato Reni&Salute
Il presidente
Vincenzo Bruzzese



