Alta Velocità Napoli-Bari, tra presunte mazzette, regali e caporalato nei cantieri, 49 indagati, tra questi un ingegnere di Taurianova
Ott 03, 2026 - redazione
Mazzette nascoste nei pacchi natalizi, orologi, auto di lusso, soggiorni e immobili acquistati a condizioni di favore. Ma anche lavoratori impiegati per turni massacranti e dubbi sulla qualità del calcestruzzo utilizzato in alcune opere. È lo scenario che emerge dall’inchiesta della Procura di Napoli sui cantieri della nuova linea ferroviaria ad Alta capacità Napoli-Bari, opera da oltre 6 miliardi di euro destinata a ridisegnare i collegamenti tra Campania e Puglia. Come ricostruisce La Gazzetta del Mezzogiorno, il procedimento coordinato dal pm Henry John Woodcock ha portato all’applicazione di venti misure cautelari tra arresti domiciliari, obblighi di dimora e sospensioni dal pubblico servizio. Le accuse contestate, a seconda delle singole posizioni, comprendono corruzione, caporalato, emissione di fatture per operazioni inesistenti e favoreggiamento personale. Il gip Federica Girardi non avrebbe invece riconosciuto, allo stato, gli elementi necessari per contestare l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Le ipotesi formulate dalla Procura dovranno naturalmente essere verificate nel prosieguo del procedimento e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. L’indagine riguarda in particolare i cantieri delle tratte Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano. Al centro degli accertamenti c’è la Areco, società dei fratelli Dante Salzillo e Raffaele Salzillo, entrambi destinatari di misura cautelare, impegnata come subappaltatrice nell’ambito dei lavori affidati ai consorzi riconducibili ai grandi gruppi impegnati nella realizzazione dell’infrastruttura. Secondo la ricostruzione accusatoria, attraverso denaro e altre utilità sarebbero stati costruiti rapporti privilegiati con dirigenti e tecnici in grado di incidere sull’assegnazione dei lavori, sui subappalti e sulla liquidazione delle fatture. Tra i destinatari dei domiciliari figura anche Alessandro Stabile, direttore del cantiere Hirpinia. Obbligo di dimora, invece, per l’ingegnere Salvatore Francesco Caruso (originario di Taurianova classe ’74), presidente di Nacav, e per Antonio Donadio, procurement manager Webuild/Hirpinia AV. Tra i destinatari delle sospensioni figurano Piero Centonze, dipendente Nacav, e Francesco Cosentino, dipendente Hirpinia AV. Il gip non ha invece disposto la misura cautelare richiesta nei confronti dell’ingegnere Giuseppe Malagnino, ex direttore tecnico Italferr per i cantieri Nacav e Hirpinia, accusato di corruzione. Proprio Malagnino e Caruso, secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno sulla base degli atti dell’inchiesta, avrebbero partecipato a una cena natalizia durante la quale sarebbero stati consegnati circa 100mila euro nascosti all’interno di pacchi regalo contenenti prodotti tipici, spumante e panettoni. L’elenco delle utilità contestate dagli investigatori è particolarmente ampio. Secondo la Procura, sarebbero stati messi a disposizione automobili di lusso, acquistati orologi e altri beni, pagati soggiorni e riconosciuti ulteriori vantaggi. Uno degli episodi riguarda Alessio De Luca, direttore del cantiere di Afragola del lotto Napoli-Cancello, anche lui ai domiciliari. Secondo gli investigatori, nel giugno 2023 Salzillo gli avrebbe prestato una Porsche Macan per trascorrere le vacanze a Porto Cesareo. Gli sarebbero inoltre stati acquistati un trattore tagliaerba e promesso un Rolex Submariner del valore di circa 12mila euro, mentre in un’altra circostanza gli sarebbe stata consegnata una somma di almeno 5mila euro. Tra le utilità ricostruite dalla Guardia di Finanza figurerebbero anche l’utilizzo di un’imbarcazione, un soggiorno in un albergo di lusso di Napoli del valore di oltre 4.400 euro, un iPhone e cinque orologi dal valore complessivo vicino ai 20mila euro, questi ultimi collegati, nell’ipotesi accusatoria, a una commessa per lavori di scavo da circa 6,7 milioni. Ma il capitolo che suscita maggiore preoccupazione per la sicurezza dell’opera riguarda il calcestruzzo. Secondo gli atti citati dalla Gazzetta del Mezzogiorno, i carotaggi eseguiti dai tecnici avrebbero evidenziato in alcuni casi difformità nella qualità del conglomerato cementizio utilizzato nei lavori dei lotti Hirpinia e Napoli-Cancello rispetto ai valori previsti dal progetto. Nonostante i risultati, secondo la ricostruzione investigativa, non sarebbe stato disposto in tutti i casi l’abbattimento e il rifacimento delle opere. Su questo punto il gip avrebbe evidenziato la particolare rilevanza della questione, sottolineando come l’impiego di calcestruzzo non conforme alle prescrizioni in un’infrastruttura strategica possa assumere rilievo anche sotto il profilo della sicurezza. Per questo specifico filone, tuttavia, la Procura non avrebbe avanzato richieste di misura cautelare. L’indagine si concentra inoltre su quella che viene indicata come una delle aree più vulnerabili nella realizzazione delle grandi opere: la catena dei subappalti. Smaltimento dei materiali provenienti dagli scavi, rifiuti di cantiere, fornitura di conglomerati cementizi e calcestruzzo, noleggio di mezzi e macchinari sarebbero stati, secondo gli inquirenti, segmenti economicamente molto rilevanti e caratterizzati da controlli insufficienti. Un ulteriore fronte dell’inchiesta riguarda il presunto sfruttamento dei lavoratori nel cantiere di Grottaminarda. Secondo la Procura sarebbero stati impiegati 34 operai egiziani sottoposti a turni particolarmente pesanti, in alcuni casi fino a 20 ore, con pochissime ore di riposo. Nelle intercettazioni riportate dagli investigatori, Dante Salzillo avrebbe fatto riferimento esplicitamente alla capacità degli operai egiziani di lavorare “notte e giorno”, dormendo soltanto poche ore prima di riprendere l’attività. Il presunto intermediario della manodopera sarebbe Ali Salah Ali Abdelati, dipendente della Areco e anche lui destinatario degli arresti domiciliari. Gli investigatori avrebbero inoltre ricostruito un tentativo di trasferire in Egitto circa 300mila euro attraverso un sistema di fatture ritenute inesistenti, denaro che sarebbe dovuto servire per un investimento commerciale. Un’inchiesta che apre dunque diversi fronti attorno a una delle infrastrutture più importanti del Mezzogiorno. La nuova Napoli-Bari, una volta completata, dovrà rivoluzionare i collegamenti ferroviari tra le due regioni. Ora, accanto all’avanzamento dei cantieri, saranno gli sviluppi giudiziari a chiarire responsabilità individuali e fondatezza delle numerose contestazioni formulate dalla Procura.



