AGRICOLTORI IN PROTESTA: 15 MILIONI BASTANO DAVVERO? LA DOMANDA CHE LA CALABRIA NON PUÒ PIÙ EVITARE
Ott 05, 2026 - Luigi Longo
AGRICOLTORI IN PROTESTA: 15 MILIONI BASTANO DAVVERO? LA DOMANDA CHE LA CALABRIA NON PUÒ PIÙ EVITARE
Quindici milioni di euro. Una cifra che, sulla carta, può sembrare importante. Ma quando viene distribuita tra migliaia di aziende agricole, il quadro cambia radicalmente.
È questo uno dei nodi della protesta degli agricoltori calabresi e della proposta annunciata dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto: risorse destinate, in particolare, a sostenere il costo del carburante agricolo.
La domanda, però, è semplice: quanto può incidere realmente questa cifra sulla vita quotidiana di un’impresa agricola?
Se le aziende interessate sono oltre 13 mila, basta una divisione per capire che il problema non può essere affrontato soltanto attraverso un intervento economico una tantum.
E forse è proprio questo il punto.
Il presidente Occhiuto non è necessariamente il bersaglio della protesta. La protesta degli agricoltori sembra voler portare sul tavolo una questione molto più ampia: il costo di produzione, il prezzo del carburante, la competitività delle aziende e la sostenibilità economica dell’intera filiera.
Perché quando aumenta il gasolio, non aumenta soltanto il costo per chi lavora nei campi.
Aumentano i costi dei trasporti.
Aumentano i costi di produzione.
E inevitabilmente il problema può trasferirsi lungo la filiera fino al consumatore.
E alla fine il conto arriva sulle tavole delle famiglie.
È qui che la questione agricola diventa una questione economica e sociale.
Nel dibattito politico nazionale, inoltre, resta centrale il tema delle accise sui carburanti e degli impegni assunti durante le campagne elettorali. Chi oggi protesta chiede conto anche delle promesse fatte agli elettori e delle misure effettivamente realizzate.
La domanda è legittima: quanto di ciò che è stato promesso è stato realmente mantenuto?
Perché la politica non vive soltanto di programmi elettorali.
Vive della capacità di trasformare gli impegni in provvedimenti concreti.
E mentre gli agricoltori affrontano costi sempre più difficili da sostenere, in Calabria emerge anche un’altra questione:
Porto Gioia Tauro
Come aumentare le entrate e contrastare legati alle merci provenienti da Paesi extra-UE?
Qui, però, occorre fare chiarezza sulle competenze: dazi e IVA sulle importazioni sono disciplinati principalmente a livello europeo e nazionale, mentre la Regione può intervenire soltanto negli ambiti che la legge le attribuisce.
Ma la domanda politica rimane:
la Calabria sta sfruttando al massimo tutte le possibilità che ha per rafforzare la propria economia e recuperare risorse? Se si paga in Calabria dazi e iva possono entrare nelle casse della Regione oltre 5 miliardi di euro…
Gli agricoltori non chiedono soltanto un contributo.
Chiedono di poter lavorare.
Chiedono costi sostenibili.
Chiedono che produrre in Calabria non diventi economicamente impossibile.
E soprattutto chiedono che qualcuno ascolti il grido di un settore che non può essere considerato strategico soltanto nei comunicati stampa.
Perché dietro ogni trattore fermo c’è un’azienda.
Dietro ogni azienda c’è una famiglia.
E dietro ogni prodotto agricolo calabrese c’è un pezzo dell’economia di questa regione.
Quindici milioni possono essere un aiuto. Ma la vera domanda è un’altra: possono essere una soluzione?
La risposta, oggi, spetta alla politica.
E soprattutto ai fatti.



