A Zagabria non si è vista la pace. Si è vista mancare l’inno e la bandiera sull’oro della reginetta MELNIKOVA!
Ago 21, 2026 - redazione
A Zagabria non si è vista la pace. Si è vista mancare l’inno e la bandiera sull’oro della reginetta MELNIKOVA!
DI CLEMENTE CORVO
Il 13 agosto 2026 a Zagabria è andata in scena una farsa.
Con la medaglia d’oro al collo e il sudore ancora addosso, Angelina Melnikova, 26 anni, è salita sul gradino più alto d’Europa nel concorso generale individuale.
E lì, davanti a telecamere e bandiere, le hanno sputato in faccia.
Questa è l’atleta russa: la reginetta Melnikova . La migliore. Quella che vince e zittisce tutte. Meritatamente la reginetta Europea.
Non per simpatia, non per politica. Per punti. Per tecnica. Per carattere.
La cerimonia dell’umiliazione
Niente inno.
Niente tricolore.
Al posto della Russia: una musica neutra della FIG. Al posto della bandiera: un lenzuolo bianco.
Hanno chiamato “neutralità” quella che è cancellazione.
Hanno chiamato “sport” quella che è vendetta istituzionale.
La reginetta Melnikova ha guardato in alto, mano sul cuore, e ha sopportato. Perché le campionesse vere non si piegano neanche quando le istituzioni le inginocchiano.
L’ipocrisia scritta sui muri
Di Unione, di fratellanza, di amicizia, di pace ce li martellano ogni giorno.
Lo sbraitano il CIO, la FIG, il Comitato Olimpico Europeo.
Bugie.
Quello che si è visto a Zagabria è odio con il regolamento in mano.
È dire a una ragazza di 26 anni: “puoi essere la più forte del continente, ma non hai il diritto di esistere come russa”.
Così non si costruisce la pace. Così si semina odio e distacco.
In questo modo non si potrà mai veramente parlare di pace. Si parla di pace nei comunicati, e si pratica la pulizia etnica sportiva sui podi.
La verità
L’oro è suo. La corona d’Europa è sua. La reginetta Melnikova resta la reginetta d’Europa, che piaccia o no.
La vergogna invece è tutta di chi ha deciso che per arrivare alla pace bisogna umiliare le persone, ed eliminare bandiere e inni.



