Concorso con Lavitola per aver istigato Tarantini a mentire ai pm baresi
Berlusconi indagato a Bari
Concorso con Lavitola per aver istigato Tarantini a mentire ai pm baresi
(ANSA) Un avviso di proroga delle indagini preliminari è in corso di notifica nei confronti dell’ex premier Silvio Berlusconi, indagato a Bari per aver istigato, in concorso con Valter Lavitola, Gianpaolo Tarantini a mentire ai pm baresi che indagavano sulle escort portate da Gianpi nelle residenze dell’allora capo del governo. Berlusconi e Lavitola risultano quindi indagati a Bari dall’ottobre 2011.
La notizia era stata anticipata stamattina da alcuni quotidiani. Sul Corriere della Sera Niccolò Ghedini, difensore di Berlusconi, dice: “Non abbiamo ricevuto alcun provvedimento ma, secondo il pronunciamento del Tribunale del riesame e gli atti di indagine conosciuti, l’iscrizione è un atto dovuto. A questo punto possiamo soltanto auspicare che si arrivi al più presto all’archiviazione”.
Intanto Il direttore dell’Avanti Valter Lavitola, detenuto da lunedì scorso nel carcere di Poggioreale, nel corso dell’interrogatorio di garanzia si sarebbe reso disponibile ad essere ascoltato dai pm su una serie di vicende sulle quali sta indagando la procura partenopea. In particolare intenderebbe rendere dichiarazioni sugli appalti Finmeccanica. L’interrogatorio investigativo dovrebbe svolgersi la prossima settimana.
Ieri Lavitola era rimasto per oltre sette ore davanti al giudice per difendersi dalle accuse mosse da due procure, quelle di Napoli e di Bari.
L’indagato ha risposto alle domande del gip Dario Gallo, il magistrato che ha firmato la seconda delle ordinanze di custodia a suo carico, che hanno riguardato in primo luogo l’inchiesta condotta dalla procura di Napoli e divisa in due filoni: il primo relativo a presunti illeciti nei finanziamenti al quotidiano in base alla legge sui contributi all’editoria, il secondo per le presunte tangenti a esponenti del governo di Panama per gli appalti delle carceri ”modulari”, vicenda in cui Lavitola, secondo l’accusa, avrebbe rivestito un ruolo di mediatore. Il secondo atto e’ stato dedicato invece alla vicenda delle presunte pressioni sull’imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini perche’ tacesse sulla vicenda delle escort che parteciparono alle feste di Berlusconi a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa.
Sull’esito dell’interrogatorio non sono trapelate indiscrezioni. Fonti della procura partenopea si limitano ad osservare che l’indagato ha fornito la sua versione sui fatti che ”necessita’ di approfondimenti”. Occorre dunque attendere le prossime ore per capire se Lavitola abbia respinto le accuse o abbia offerto elementi utili per il prosieguo delle indagini.
Il quadro dovrebbe delinearsi piu’ chiaramente quando i magistrati della procura – il procuratore aggiunto Francesco Greco e i pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock – saranno chiamati a dare il loro parere sulla eventuale istanza di scarcerazione o di concessione degli arresti domiciliari che potrebbe presentare l’avvocato Gaetano Balice, difensore di Lavitola. Dopo le cinque ore dedicate all’inchiesta napoletana, Lavitola ha risposto al gip Gallo – che lo ha interrogato questa volta su rogatoria del giudice di Bari che ha emesso il primo provvedimento restrittivo – in relazione all’accusa di aver indotto l’imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini a non fare rivelazioni sulla faccenda delle escort. Dopo l’interrogatorio del principale indagato, l’inchiesta dei pm di Napoli riprendera’ per approfondire i vari filoni.
Pare scontato che Lavitola possa sottoporsi a interrogatori investigativi davanti ai magistrati della procura. I quali in mattinata hanno inviato la Guardia di Finanza a palazzo Chigi: per sequestrare 2,5 milioni di euro presso il Dipartimento per l’editoria. Si tratta dei fondi già concessi ma non ancora erogati per il quotidiano L’Avanti e relativi all’anno 2010. Dal 1997 al 2009 il quotidiano socialista ha percepito finanziamenti dal fondo per l’Editoria pari a oltre 23 milioni: soldi ottenuti, secondo i magistrati, attraverso documenti attestanti spese in realtà mai sostenute.
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