Era costretto a lavorare nell’ex sala mortuaria del cimitero comunale, condannata l’ex sindaca di San Giovanni in Fiore Rosaria Succurro
Nov 06, 2026 - redazione
“Dopo quattro lunghi anni di attesa e di battaglie, si conclude in primo grado una vicenda giudiziaria che ha segnato profondamente la vita professionale e personale dell’architetto Giovambattista Barberio, già dipendente del Comune di San Giovanni in Fiore, iscritto alla CGIL e primo degli eletti nella RSU dello stesso Comune. Il Tribunale Penale di Cosenza, nella persona del dottor Marco Bilotta, ha pronunciato una sentenza di condanna nei confronti della ex sindaca del Comune di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro, condannandola a tre mesi e dieci giorni di reclusione e al pagamento di un’ammenda di 10.000 euro, oltre agli accessori di legge”. E’ quanto rendono noto Cgil Cosenza e Cgil San Giovanni in Fiore. La sigla sindacale aggiunge: “La sentenza ha inoltre riconosciuto il diritto dell’architetto Barberio al risarcimento dei danni subiti, la cui quantificazione è rimandata alla competente sede civile. È stato disposto anche il pagamento delle spese legali, quantificate in 3.500 euro per ciascuno dei due avvocati, Leo Morabito, difensore della CGIL, e l’avvocato Brunetti, difensore dell’architetto Barberio, oltre agli accessori di legge. La CGIL si è costituita parte civile al fianco del proprio iscritto, scegliendo di difendere non soltanto un lavoratore, ma un principio fondamentale: la dignità, la sicurezza e il rispetto dei diritti di chi lavora. La nostra organizzazione aveva chiesto simbolicamente un euro a titolo di risarcimento del danno, proprio per sottolineare che questa battaglia non aveva alcuna finalità economica, ma un profondo significato morale e sindacale. Dice ancora il sindacato: “La vicenda nasce dalla destinazione dell’architetto Barberio a prestare servizio presso l’ex sala mortuaria del cimitero comunale, una struttura rimasta chiusa per oltre un anno e mezzo su disposizione degli organi ispettivi competenti in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, e per la quale erano state impartite precise prescrizioni che l’amministrazione comunale di allora non aveva provveduto a completare. Nonostante ciò, il dipendente era stato costretto a lavorare all’interno di quei locali. Il giudice ha inoltre disposto la trasmissione di un atto amministrativo alla Procura della Repubblica per le valutazioni di competenza. Per la CGIL questa non è mai stata una questione personale o politica, ma una battaglia di civiltà, giustizia e tutela dei lavoratori. Un sindacato non può restare in silenzio davanti a situazioni che mettono in discussione la dignità e la sicurezza delle persone: deve esserci, intervenire e avere il coraggio di difendere chi subisce un’ingiustizia”. Cgil Cosenza e Cgil San Giobvanni in Fiore concludono: “A tutti i lavoratori vogliamo lanciare un messaggio chiaro: non bisogna mai chinare la testa davanti alle ingiustizie. I diritti non sono favori, la sicurezza non è un optional e la dignità non è negoziabile. Dopo quattro anni, questa vicenda ci lascia un insegnamento importante: bisogna avere il coraggio di denunciare, resistere e guardare avanti a testa alta. Nessuno deve sentirsi solo quando rivendica i propri diritti. La dignità non si piega. I diritti non si calpestano. La CGIL sarà sempre al fianco dei lavoratori, senza paura e senza condizionamenti”.



