Caso Stasi, dubbi sull’accusa di voto di scambio: “Le intercettazioni non dimostrerebbero alcun accordo”

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Corigliano-Rossano, l’arresto del sindaco al centro delle polemiche. Nel mirino i rapporti con Matalone: «La moglie si lamentava perché non aveva ottenuto nulla». Ma le indagini devono proseguire.

L’arresto del sindaco di Corigliano-Rossano, Stasi, nell’ambito dell’inchiesta sul presunto voto di scambio, solleva interrogativi e alimenta il dibattito politico. perplessità che devono essere verificate, con particolare riferimento ai rapporti tra il primo cittadino e Matalone.
Al centro dell’analisi c’è una conversazione telefonica del 5 giugno 2024 tra Matalone e sua moglie. la donna si sarebbe lamentata con il marito perché non avrebbe ottenuto alcun beneficio, arrivando a manifestare rabbia nei confronti di Stasi. Nessuna assunzione, nessun risultato concreto: un passaggio che, metterebbe in discussione l’ipotesi di un accordo elettorale tra il sindaco e Matalone.
Un altro elemento riguarda il voto espresso da Matalone a favore di Stasi. La scelta, secondo la ricostruzione proposta, sarebbe stata motivata da ragioni politiche personali e dalla volontà di non favorire l’area avversaria, piuttosto che da un presunto patto con il sindaco.
«Nessun incontro, nessun rapporto diretto»
L’intervento richiama inoltre alcuni passaggi investigativi relativi alla presenza di Matalone nei pressi della segreteria elettorale di Stasi durante la campagna elettorale. Secondo la ricostruzione esposta, i due non si sarebbero incontrati né avrebbero avuto conversazioni dirette. Il sindaco avrebbe salutato le persone presenti dall’altro lato della strada, senza avvicinarsi a Matalone.
Per l’autore del discorso, l’assenza di contatti diretti e il contenuto della telefonata del 5 giugno rappresenterebbero elementi importanti da approfondire prima di trarre conclusioni sull’ipotesi accusatoria.
Resta tuttavia da chiarire il quadro complessivo dei rapporti e degli eventuali contatti indiretti, così come gli altri elementi raccolti dagli investigatori.
«Le indagini proseguano, ma servono prove concrete»
non è in discussione la necessità del lavoro delle forze dell’ordine. Al contrario, invita Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza a proseguire gli accertamenti e ad ampliare, se necessario, il raggio delle verifiche in Calabria.
Il principio conclusivo è netto: chi intrattiene rapporti con la criminalità organizzata non può amministrare una città. Ma proprio per la gravità di accuse di questo tipo, occorre distinguere tra sospetti, elementi investigativi e responsabilità accertate.
Il nodo resta dunque quello delle prove: chiarire la natura dei rapporti contestati, verificare gli elementi raccolti nell’inchiesta e consentire che le responsabilità siano accertate nelle sedi competenti, nel rispetto della presunzione d’innocenza.