Il caso del Sindaco di Corigliano Rossano Flavio Stasi tra accuse della Dda e un processo mediatico: un garantismo che dovrebbe valere per tutti
Ott 29, 2026 - Giuseppe Larosa
Il sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi è agli arresti domiciliari, coinvolto nell’operazione della Dda di ieri che ha portato all’arresto di 41 persone nella Sibaritide ed è al centro del dibattito pubblico calabrese tra garantisti e giustizialisti (della politica) dopo le intercettazioni sul presunto sostegno elettorale della ’ndrangheta. Le ipotesi investigative sono gravi, ma la responsabilità penale va accertata nelle sedi giudiziarie e non con giudizi mediatici e sommari ponendo in evidenza la presunzione d’innocenza costituzionale. “Io lo voto e lo sto facendo votare”. È una delle frasi riportate nelle intercettazioni dell’inchiesta Ginestra, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha portato all’esecuzione di 41 misure cautelari. A pronunciarla sarebbe stato Annibale Matalone, ritenuto dagli inquirenti affiliato alla cosca di Corigliano-Rossano. Secondo la ricostruzione accusatoria, il sostegno elettorale al sindaco Flavio Stasi, rieletto nel giugno 2024, sarebbe riconducibile a un presunto accordo illecito. L’intesa avrebbe previsto, tra l’altro, promesse di assunzione per Matalone e alcuni suoi familiari presso il Comune o enti collegati all’amministrazione. Si tratta di contestazioni che, per la loro gravità, pongono interrogativi sul rapporto tra politica e criminalità organizzata. Ma la ricostruzione degli inquirenti dovrà essere verificata nel corso del procedimento giudiziario, nel rispetto della presunzione d’innocenza e delle garanzie riconosciute agli indagati.
Un caso giudiziario che investe la politica calabrese
La vicenda assume un rilievo particolare per il profilo politico di Stasi. Sindaco di Corigliano-Rossano, una delle principali città della Calabria, negli ultimi anni ha consolidato la propria presenza nel dibattito regionale, distinguendosi per le critiche ai governi nazionale e regionale e per uno stile comunicativo diretto, capace di intercettare soprattutto una parte dell’elettorato giovanile. Un consenso che lo ha reso una figura riconoscibile nel centrosinistra calabrese e che, secondo alcune letture politiche, ne aveva alimentato anche le prospettive di crescita a livello nazionale.L’inchiesta rischia ora di avere conseguenze anche sul piano politico, in un contesto nel quale le notizie giudiziarie tendono spesso a produrre effetti immediati, ben prima della conclusione dei procedimenti.
Il rischio del processo mediatico
Il nodo è la distinzione tra le ipotesi investigative e le responsabilità accertate. Le intercettazioni possono rappresentare elementi rilevanti per le indagini, ma il loro significato deve essere valutato nel quadro complessivo degli atti e delle contestazioni formulate dalla magistratura. La dichiarazione di un presunto affiliato alla ’ndrangheta circa il proprio sostegno elettorale a un candidato, da sola, non dimostra l’esistenza di un accordo tra i due. Per stabilire se vi sia stato uno scambio illecito occorre accertare le condotte dei singoli soggetti e verificare gli elementi raccolti dagli investigatori. È una distinzione essenziale, soprattutto quando l’inchiesta coinvolge amministratori pubblici e figure politiche esposte. Il rischio, altrimenti, è che il dibattito pubblico trasformi un’ipotesi accusatoria in una responsabilità già definita.
La presunzione d’innocenza vale per tutti
La formula “la giustizia farà il suo corso” è ricorrente, ma richiama un principio fondamentale: le indagini devono proseguire e le accuse devono essere sottoposte al vaglio giudiziario. La magistratura ha tempi e procedure che non coincidono necessariamente con quelli della politica e dell’informazione. Il confronto pubblico, infatti, procede spesso con maggiore rapidità. Le notizie possono alimentare polemiche, consolidare pregiudizi e incidere sulla reputazione di un amministratore prima che siano chiariti tutti gli aspetti della vicenda. Questo non significa ridimensionare la gravità delle ipotesi di rapporti tra politica e criminalità organizzata, né sottrarre gli amministratori al dovere di trasparenza. Significa, piuttosto, evitare che la rilevanza politica di un indagato determini un trattamento diverso, in un senso o nell’altro, rispetto a quello riservato a qualsiasi altro cittadino. Nel caso Stasi, sarà necessario distinguere con precisione le eventuali contestazioni personali dagli addebiti rivolti agli altri indagati, senza estendere automaticamente responsabilità dall’uno all’altro. L’inchiesta apre dunque una questione che riguarda non soltanto il futuro politico del sindaco, ma anche la qualità del dibattito pubblico in Calabria: come affrontare accuse tanto gravi senza anticipare il giudizio dei tribunali? La risposta passa da due esigenze che non sono in contraddizione: accertare ogni eventuale responsabilità con rigore e garantire che nessuno venga considerato colpevole prima che la giustizia abbia stabilito i fatti.



