Fondazione “Girolamo Tripodi”, primo appuntamento con lo spettacolo “L’ardito rosso”

banner pasticceria taverna

Promossa dalla Fondazione Girolamo Tripodi comincerà Venerdì 31 ottobre al Cine Teatro Metropolitano la tERZA Rassegna teatrale “Oltre i Confini: Voci di Resistenza e Speranza, Storie di Lotta e Solidarietà”, ovvero, MOMENTI DI TEATRO SULLA MEMORIA, LEONIDA REPACI, LA CALABRIA, IL LINGUAGGIO DI GENERE, LA PARITÀ TRA UOMO E DONNA, GAZA E LA PALESTINA, L’INDIFFERENZA, LA PERSECUZIONE DEGLI OMOSESSUALI, IL CAMPO DI FERRAMONTI, I MIGRANTI, IL RAZZISMO, FALCONE E BORSELLINO E LA LOTTA ALLA MAFIA. La rassegna si concluderà con lo spettacolo “REDIO CLANDESTINA” di Ascanio Celestini sul tema della Memoria e delle Fosse Ardeatine.

Si tratta di una nuova sfida per la Fondazione Girolamo Tripodi che dimostra la sua capacità di allargare la sua proposta culturale nella città di Reggio Calabria. In tal senso, a Reggio Calabria con questa terza edizione della rassegna teatrale prosegue l’attività della Fondazione Girolamo Tripodi

Il programma della rassegna prevede lo svolgimento di sette eventi.

Il primo appuntamento è in programma Venerdì 31 ottobre, alle 18, 30 al Cine Teatro Metropolitano con lo spettacolo “L’ARDITO ROSSO (o dell’incanto meridiano di Leonida Repaci) di Domenico Loddo, con Silvana Luppino, regia di Christian Maria Parisi.

Il viaggio drammaturgico prende avvio dal mito dei due fiumi dell’Ade: il Lete, le cui acque cancellano il passato, e Mnemosine, che invece restituisce ogni ricordo. È proprio lo sguardo di Mnemosine, personificazione della memoria, a guidare lo spettatore attraverso la figura di Leonida Repaci, scrittore, poeta e intellettuale calabrese.

La scelta registica e drammaturgica è audace: Repaci in scena non c’è. È un’assenza costante, un’ombra che attraversa tutto lo spettacolo, eppure prende vita attraverso le voci di cinque donne che lo hanno conosciuto, amato, ammirato e, in alcuni casi, anche detestato. Dai loro racconti emergono lo scrittore, il poeta, “l’ardito rosso”, ma soprattutto l’uomo, insieme al suo rapporto tormentato con la propria terra, la Calabria, intesa più come categoria morale che come luogo geografico.

Lo spettacolo gioca apertamente sulla distanza tra il vero e il verosimile: raccontare una vita significa sempre aggiungere o togliere qualcosa, tradire in parte la biografia per restituirne l’anima. Proprio da questa consapevolezza nasce la struttura dell’opera, in cui l’omissione del protagonista lo rende paradossalmente più vivo che mai. Perché a teatro, come ricordano gli autori, tutto è finto e al tempo stesso profondamente vero.