Quattro Diocesi insieme per rinnovare l’impegno Missionario

banner pasticceria taverna

C’è un momento preciso in cui una comunità capisce che il vecchio modo di fare le cose non basta più. Per la Metropoli di Reggio Calabria quel momento è coinciso con una Casa del laicato “Mons. Luciano Bux” a Gioia Tauro straripante di volti, energia e soprattutto di futuro. Il convegno “CHIESE SORELLE – Un Patto di Vangelo tra Calabria, Africa e America Latina” non è stato una semplice conferenza di rappresentanza. È stato il segno tangibile e dirompente di una Chiesa che cambia, che abbatte i propri steccati e che sceglie di camminare insieme. Quattro diocesi — Reggio Calabria-Bova, Oppido Mamertina-Palmi, Locri-Gerace e Mileto-Nicotera-Tropea — hanno superato i confini burocratici per riscoprire l’unica, vera forza motrice del cristianesimo: la missione.

Chi ha partecipato è uscito con una profonda voglia di riscoprire la gioia cristiana. Si respirava un entusiasmo contagioso, lo stesso che ha contagiato i Vescovi presenti, i quali non si sono limitati a presiedere, ma si sono messi in ascolto, visibilmente colpiti dalla risposta attiva dell’assemblea. C’è un’idea distorta che per decenni ha anestetizzato le nostre comunità: pensare che la missione sia una questione di date o, peggio, una semplice colletta di beneficenza. A Gioia Tauro si è gridato il contrario. La missione non si riduce alle giornate prefissate dal calendario liturgico né a una periodica raccolta di fondi. Essa rappresenta la vera, profonda identità di tutta la Chiesa. Senza di essa, le nostre parrocchie rischiano di trasformarsi in musei autoreferenziali.

La svolta epocale di questo Patto tra Chiese Sorelle risiede in una logica completamente capovolta rispetto al passato. Non si tratta più soltanto di “mandare” aiuti, risorse o personale in territori lontani con un atteggiamento di superiorità paternalistica. Il convegno ha sancito un’apertura straordinaria verso i paesi dell’Africa e dell’America Latina fondata sulla reciprocità: si va per dare, ma soprattutto per ricevere. Le giovani Chiese del Sud del mondo, con la loro freschezza, la loro povertà materiale che diventa ricchezza spirituale e la loro liturgia viva, hanno molto da insegnare a un Occidente spesso stanco e ripiegato su se stesso. Don Roberto Ferranti, nella sua applauditissima relazione centrale, ha centrato il cuore della questione con parole che restano impresse nella mente e nel cuore: “È un dono a doppio senso: ogni Chiesa riceve e dona. Senza la missione la Chiesa si impoverisce”. È la traduzione esatta del paradosso evangelico: è proprio donando che si riceve.

La straordinaria partecipazione e l’attivismo emersi nei gruppi di lavoro testimoniano che il popolo di Dio è pronto per questa rivoluzione del cuore. Sacerdoti, laici, giovani e anziani hanno lavorato fianco a fianco, offrendo una restituzione dei laboratori che ha mostrato una base ecclesiale matura e desiderosa di sporcarsi le mani. I Vescovi hanno raccolto questo slancio con profonda gratitudine, vedendovi il segno di uno Spirito che spinge per una Chiesa davvero “in uscita”. Il convegno di ieri non è stato un punto d’arrivo, ma la partenza di un cammino condiviso. Chi c’era ha portato a casa non un semplice verbale, ma il fuoco di una gioia ritrovata e la consapevolezza che solo aprendo le porte al mondo la Chiesa locale può ritrovare sé stessa e la propria vitale giovinezza.