Circo Orfei Taurianova, un ragazzino scrive una lettera al direttore di Approdo
Ott 25, 2026 - redazione
Lettera al Direttore di Approdo Calabria – Achille e la sua Direttrice Ilaria.
_Dal nostro lettore Giuseppe – Il Circo Greca Orfei è arrivato in città_
Egregio Direttore di Approdo Calabria,
Le scrivo perché voglio raccontarLe una cosa che ho visto e che mi ha commosso tanto, tanto che il mio maestro dice che dovrei scriverla sul quaderno come si scrive di una cosa buona, e che non deve restare solo dentro di me.
In questi giorni è arrivato il Circo di Greca Orfei nella nostra città di Taurianova e tutti i ragazzi ne parlano. Io ci sono andato con mio padre e mia madre, sono andato al circo, ho visto tante belle cose, clown, leoni, tigri, acrobati, ballerine, ma quello che più mi ha colpito è stato un pastore tedesco che si chiama Achille, che non è, non fa parte dello spettacolo, ma è un elemento integrante di questa famiglia viaggiante.
C’è la Direttrice del circo, si chiama Ilaria. È una signora gentile, con un viso buono e stanco di chi lavora tanto. E accanto a lei, sempre accanto a lei, c’è proprio lui, Achille, dal manto scuro e dagli occhi profondi. Viaggia con il circo, con la signora Egle che ho conosciuto al bar e con tutti loro, ma si direbbe che al mondo per lui esista una persona sola: la sua Direttrice Ilaria. Ma ama Ilaria e ama tutta la sua famiglia, e ama la piccola Cloe.
Non ho mai visto, Direttore, un amore così.
Achille non è un cane come gli altri. Pare che dentro di sé, nel silenzio, abbia un orologio. Sa tutto. Sa quando la Direttrice deve entrare in cassa, e la segue passo passo, senza rumore, come un’ombra fedele. Sa quando deve uscire. Sa quando deve rimanere lì, accucciato vicino a lei, in cassa, per ore, immobile, a farle compagnia e a farle da guardia. È la sua abitudine, il suo dovere che si è dato da solo: restare vicino a lei.
E la cosa che mi ha fatto più meraviglia è questa: lui sa dove non deve entrare. Quando comincia lo spettacolo, quando la gente entra sotto il tendone del circo, Achille si ferma sulla soglia. Non entra. Ha capito che quello non è il suo posto in quel momento. Aspetta fuori, con pazienza, con dignità. È una scorta personale, sì, ma una scorta che conosce il rispetto.
E poi ho capito un’altra cosa, che mi ha fatto voler bene ancora di più ad Achille. Lui, tra l’altro, non è solo il guardiano di Ilaria, è un elemento integrante di tutta la famiglia della Direttrice. Conosce perfettamente tutti i componenti della famiglia, li riconosce uno ad uno, e a ciascuno vuole bene a modo suo.
Ma la cosa più bella l’ho vista con una piccola bambina. È la nipotina della Direttrice, si chiama *Cloe*. È più piccola di noi, tanto più bassa, con due treccine. E Achille, che è un pastore tedesco di forme abbastanza grandi, grosso, forte, che incuterebbe timore a chi non lo conosce, con lei diventa un altro.
Ho visto con i miei occhi come sa giocare con lei in maniera incredibile. Si abbassa tutto, si fa piccolo, si mette a terra per essere alla sua altezza, la ascolta, la segue, le porta la pallina con delicatezza, come se avesse paura di farle male. Lui, così grande, e lei, così piccina. Eppure giocano come due compagni di scuola. Si vede che si vogliono bene, di un bene puro. È di famiglia, è uno di famiglia a tutti gli effetti.
Il bene, il rispetto che questo pastore tedesco ha per la sua Direttrice Ilaria, per la piccola Cloe e per tutta la sua famiglia non è superabile. Lo dico con il cuore in mano, Direttore: neanche la persona più cara di famiglia, neanche un fratello, potrebbe dimostrare un affetto così puro, così continuo.
Qualcuno, con poco rispetto per gli animali, potrebbe chiamarlo “un cane”. Ma sarebbe una parola disprezzativa, detta da chi non capisce. Perché la sua intelligenza, la sua passione nei confronti della Direttrice sono davvero indescrivibili. È un amore vero. Un amore pazzesco. Un rispetto incredibile che forse nessun uomo può avere nei confronti di un’altra persona.
E sa qual è la differenza più grande, Direttore, tra Achille e noi uomini? Ed è qui che mi sono commosso.
Che l’amore di Achille è senza scopo. Senza fini di lucro. Senza secondi fini. Senza interesse. L’uomo, anche quando ama, spesso chiede qualcosa in cambio. Vuole essere ricambiato, vuole un favore, vuole un guadagno. Achille no. Achille ama e basta. Il suo è vero rispetto. Vero amore. Vera passione.
E allora, tornavo a casa da scuola, con lo zaino sulle spalle, e mi sono fatto una domanda che non mi lascia più, e che voglio scrivere qui, a Lei, e a tutti i lettori di Approdo:
Ma perché tutti quanti noi altri uomini non prendiamo esempio da Achille? Perché non possiamo essere così genuini, così fedeli, così rispettosi, così sinceri, privi di furbizie, senza scopi di lucro, ed aspettare veramente come fa Achille? Perché non sappiamo amare senza chiedere nulla, vegliare senza stancarci, rispettare senza pretendere?
E ci ho pensato specialmente in questo periodo, Direttore. Mio padre la sera ascolta la radio e segue i social, e sento parlare di tante manifestazioni, di tanti papà riuniti nelle piazze che chiedono rispetto, che chiedono quei diritti che a volte vengono tolti alle famiglie, ai bambini. Li vedo con i cartelli, li sento gridare perché vogliono solo che sia rispettata la loro famiglia.
E io, piccolo come sono, mi sono detto: se tutti quanti avessimo nella mente, nel cervello e nel cuore, un poco del comportamento di Achille, certamente le cose sarebbero diverse. Non ci sarebbe bisogno di fare queste manifestazioni. Non ci sarebbe bisogno di fare incidenti, di litigare, di farsi del male. Non sentiremmo ogni giorno alla radio e sui giornali quelle notizie brutte che sovrastano qualsiasi azione positiva e bella, come quelle della guerra, che ci fanno paura.
Perché Achille non litiga, non pretende, non fa la guerra. Achille rispetta. Achille ama. Achille gioca con la piccola Cloe senza mai farle del male, proprio perché la ama.
Ma perché il mondo non è come Achille? Perché noi uomini non riusciamo ad essere come lui?
E ora devo dirLe l’ultima cosa, la più importante.
Uscendo dal circo con i miei genitori, la sera, con le luci che si spegnevano, la mia mente era rivolta sempre a quel pastore tedesco, ad Achille. Non pensavo più ai pagliacci. Pensavo a lui. È stata una giornata trascorsa al circo che mi ha veramente lasciato profondamente colpito, per l’amore e il rispetto di Achille verso la sua direttrice Ilaria, verso la piccola Cloe e verso tutta la sua famiglia.
Ho pensato tutta la notte a questo momento, a questo avvenimento che mi ha lasciato veramente impressionato positivamente nel mio cuore. Non riuscivo a dormire. Vedevo i suoi occhi buoni.
E allora, tutto questo l’ho voluto estrinsecare il giorno dopo a scuola, ai miei professori. Ho alzato la mano e ho detto: “Professore, devo raccontare una cosa che ho visto”. E ho raccontato di Achille. Ho detto loro: questo è un momento di vita per me che mi ha lasciato veramente un qualcosa di particolare all’interno della mia persona. È un episodio di vita che lo voglio ricordare con una lettera, con una lettera che io voglio rendere pubblica a tutti su Approdo Calabria. Non voglio lasciare questo sentimento solo come un qualcosa che resta in me. Voglio che lo sappiano tutti, che lo sappia Ilaria, che lo sappia Cloe e tutta la sua famiglia, che il loro Achille mi ha insegnato che cosa vuol dire amare davvero.
La prego, Direttore, di pubblicare questa mia lettera. Perché se fossimo tutti un poco più Achille, e un poco meno uomini come siamo oggi, non ci sarebbero piazze piene di papà che piangono, non ci sarebbero guerre, e la scuola, la casa, la nostra città sarebbero più buone e più pulite nel cuore.
Con stima,
Giuseppe



