A Rosarno il presidio dei manifestanti si è aperto da poco più di 16 ore e continua nella sua espressione di pacificità, nonostante i forti contenuti che esprime

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Allo sbocco autostradale il passaggio è possibile e concesso, sia verso Nord che verso Sud, sia in direzione Ovest che in direzione Est. Le Forze dell’Ordine, Carabinieri e Polizia di Stato, garantiscono la sicurezza e i toni di serenità tra i presenti e i passanti.

Si tratta di uno dei tanti presidi su tutto il territorio calabrese, ve ne sono ormai decine, in punti importanti e strategici sono molto fitti e tesi.

La rivolta contro il caro prezzi del carburante è solo la punta dell’iceberg, è il caro vita che preoccupa e preme. La manifestazione non è più solo degli agricoltori, in una delle terre italiane che vive per gran parte di agricoltura, ma è di tutti i settori ormai. Scendono a manifestare i pendolari, i commercianti, le fasce fragili e medie. Lamentano ancora l’assenza delle istituzioni locali e nazionali i rappresentanti della rivolta, a Rosarno i cittadini e i manifestanti si chiedono il perché dell’assenza del Sindaco Cutrì e degli amministratori che dovrebbero rappresentare il settore.

“Il Presidente Occhiuto ha stanziato 15.000.000 di euro, che andrebbero divisi a 14.000 aziende, quindi poco meno di 1.000 euro a testa” dichiara Antonio Zangari, referente del movimento manifestante presente a Rosarno, mettendo in evidenza il numero irrisorio delle risorse stanziate. Servono risposte concrete ci fanno capire gli agricoltori e i trasportatori, intanto la protesta inizia ad ampliarsi: Sicilia, Puglia, Basilicata si muovono. “Dalla sera del 20 sarà chiusa anche Tremestieri” continua Zangari, coinvolgendo a pieno la Sicilia, si pensa alla marcia verso Roma per il 26 ottobre. Adesso si moltiplicano le forze e la manifestazione, dal cuore della Calabria, si spingerà verso il Centro e il Nord della penisola, perché le famiglie italiane vivono ovunque gli stessi disagi.

L’agricoltura calabrese non molla.

Caterina Restuccia