Re Artù a Belcastro: quando la fantasia vola e la storia resta a piedi

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di Claudio Maria Ciacci

A Belcastro ormai manca soltanto che arrivi Walt Disney in persona a tagliare il nastro del prossimo murale. Dopo Pinocchio, Alice, Peter Pan, ecco Re Artù con la sua spada nella roccia. Di questo passo, più che il paese dei Conti d’Aquino, rischiamo di diventare una succursale di Disneyland. Con una differenza non trascurabile: lì sanno bene cosa stanno vendendo, mentre a Belcastro sarebbe il caso di capire quale identità culturale si voglia davvero promuovere.
Sia chiaro, Matteo Lupia merita apprezzamento. La sua capacità di dare vita alle pareti con colori, fantasia e abilità artistica non è in discussione. Il talento c’è, e si vede. Proprio per questo viene da chiedersi perché tanta creatività debba essere messa al servizio di personaggi immaginari, quando il paese dispone di una storia autentica che altri territori farebbero carte false per avere.
Perché Belcastro non è un borgo qualsiasi, costretto a inventarsi un passato per attirare qualche curioso. È la terra dei Conti d’Aquino, legata alla figura di San Tommaso d’Aquino, padre della scolastica e Dottore della Chiesa. Parliamo di un gigante del pensiero occidentale, non di un personaggio uscito dalla fantasia di Collodi. Eppure, mentre Pinocchio trova spazio sulle pareti, la grandezza culturale di San Tommaso rischia di restare confinata nei libri e nelle commemorazioni.
Se Lupia sa creare mondi fantastici con tanta efficacia, saprebbe certamente dare forma e colore anche alla storia di Belcastro. Un percorso dedicato ai Conti d’Aquino, al castello, al Medioevo e a San Tommaso potrebbe trasformare i murales in qualcosa di più di una galleria di personaggi famosi: un racconto visivo dell’identità del paese. Ma per farlo occorre una visione culturale, non soltanto una parete disponibile e un personaggio da dipingere.
E qui entra in gioco l’amministrazione, soprattutto quella che ha evocato prospettive ambiziose come il Magna Grecia Park. Davanti a progetti di questa portata ci si aspetterebbe una strategia capace di valorizzare il patrimonio storico nel suo complesso. Invece, a giudicare dalle iniziative più visibili, sembra che la fantasia abbia trovato più spazio della memoria. Il parco tematico può essere un’opportunità, certo, ma un annuncio non è un’opera realizzata e una raccolta di murales non è, da sola, una politica culturale.
Poi c’è il turismo, parola che negli annunci pubblici sembra avere proprietà miracolose. Si pronunciano cifre a sei zeri, si evocano folle, si celebrano successi. Ma sarebbe interessante sapere quanti di questi presunti turisti pernottino davvero a Belcastro, quante notti trascorrano nel paese e quale ricaduta economica lascino alle attività locali.
C’è poi un aspetto che non può essere ignorato: prima ancora di celebrare i turisti, bisognerebbe preoccuparsi di metterli nelle condizioni di raggiungere Belcastro in sicurezza. Perché non basta richiamare visitatori con murales, eventi e progetti ambiziosi se poi le condizioni della viabilità rischiano di rendere il viaggio difficoltoso o poco sicuro. Chi promuove un territorio ha il dovere di preoccuparsi anche di come quel territorio possa essere raggiunto. Ecco perché l’amministrazione comunale dovrebbe farsi parte attiva, avviare un dialogo concreto con l’ente competente per la gestione della strada e sollecitare interventi adeguati per garantire collegamenti sicuri ed efficienti. Non basta invitare le persone a visitare un paese: bisogna anche consentire loro di arrivarci senza rischi e disagi. La promozione turistica non può viaggiare a pieno ritmo mentre la sicurezza stradale resta al palo.
Perché chi arriva, scatta una fotografia davanti a Re Artù e riparte dopo mezz’ora è un visitatore. Chi prenota una camera, cena, dorme in paese e contribuisce all’economia locale è anche un turista. Sono entrambi importanti, ma non sono la stessa cosa. Confonderli è un po’ come scambiare il pubblico che passa davanti alla vetrina con quello che entra e compra: fa piacere contarli tutti, ma il registratore di cassa racconta un’altra storia.
Dunque, a chi sbandiera centinaia di migliaia di presenze, una domanda semplice: quanti pernottamenti sono stati registrati e per quante notti si sono fermati gli ospiti? Se i numeri sono davvero straordinari, mostrarli dovrebbe essere facilissimo. Se invece si tratta soprattutto di passaggi e visite giornaliere, sarebbe più onesto chiamarli con il loro nome, senza trasformare ogni fotografia in una prenotazione alberghiera e ogni curiosità in sviluppo economico.
E sarebbe altrettanto opportuno chiarire quali iniziative concrete siano state intraprese per migliorare l’accessibilità del paese e se siano già stati avviati contatti con l’ente competente per la manutenzione e la messa in sicurezza della viabilità. Perché il turismo non si costruisce soltanto con le immagini accattivanti e gli annunci, ma anche con strade adeguate, servizi efficienti e condizioni che invoglino le persone a tornare, magari fermandosi più a lungo.
Benvenuto, dunque, Re Artù. Benvenuti Pinocchio, Alice e Peter Pan. Nessuno chiede di cancellare i murales o di mettere al rogo i libri di fiabe. Ma sarebbe il caso di ricordare che Belcastro non ha bisogno di travestirsi da regno incantato per avere qualcosa da raccontare.
Le favole possono colorare le pareti, ma non dovrebbero scolorire la storia. E i numeri del turismo, prima di diventare leggende, dovrebbero passare dalla prova dei fatti.
Perché, a Belcastro, prima di cercare una spada nella roccia, sarebbe opportuno riscoprire i tesori che la storia ha già lasciato sul posto. E magari affidare a un artista capace il compito di mostrarli al mondo.
Ma, soprattutto, occorre ricordare che un patrimonio culturale, per quanto prezioso, non basta da solo a creare sviluppo. Servono una visione, una strategia e la capacità di trasformare le potenzialità in risultati concreti. Bisogna valorizzare la storia, misurare con trasparenza i risultati turistici, migliorare i collegamenti e dialogare con gli enti competenti per garantire a chi arriva condizioni di viaggio sicure.
Altrimenti il rischio è davvero singolare: avere San Tommaso in casa, continuare a cercare Re Artù fuori porta e dimenticare persino di rendere sicura la strada per arrivarci.