Valensise, “La morte di Sergio Carrozza non può diventare l’ennesima notizia da dimenticare. La Calabria si svegli: Il diritto alla salute non può più aspettare”

banner pasticceria taverna

Il Comitato a tutela della salute: «Basta promesse, basta passerelle. Servono interventi immediati per gli ospedali esistenti, personale, reparti e una rete sanitaria territoriale capace di rispondere ai bisogni dei cittadini».

La Calabria saprà davvero lasciarsi scuotere dalla morte di Sergio Carrozza? Oppure, celebrati i funerali, accompagneremo anche questa vicenda verso il silenzio, lasciando che il dolore si consumi nel giro di pochi giorni e che tutto continui esattamente come prima?
È questa la domanda che oggi dobbiamo porci, senza ipocrisie e senza il conforto delle solite dichiarazioni di circostanza.
La morte di un uomo di 56 anni non può essere archiviata come una notizia tra le tante. Non può diventare l’ennesima tragedia davanti alla quale ci si commuove per qualche ora, per poi tornare a una normalità che, in Calabria, troppo spesso significa attese interminabili, difficoltà di accesso alle cure, servizi territoriali insufficienti e cittadini costretti a cercare altrove le risposte che non riescono a ottenere nella propria terra.
Non sappiamo se questa morte riuscirà a scuotere le coscienze. Sappiamo, però, che sarebbe imperdonabile non fare nulla perché ciò accada.
Ricordiamo la determinazione di Sergio, la sua tenacia, i suoi continui spostamenti verso il Nord Italia alla ricerca di pareri e possibilità di cura, perché la situazione era grave e lui ne era consapevole. Conosciamo la sua battaglia, la sua volontà di non arrendersi, i suoi appelli rivolti alla politica calabrese e nazionale. La sua storia era conosciuta. Le sue richieste erano state portate all’attenzione delle istituzioni.
Eppure, fino all’ultimo, Sergio ha continuato a lottare: per sé, per la propria vita, per la moglie immobilizzata, che avrebbe dovuto lasciare affrontando il peso di una separazione che nessuna famiglia dovrebbe essere costretta a vivere in queste condizioni.
Fermiamoci un momento a pensare a tutto questo. Non soltanto al dolore di una famiglia, ma alla solitudine di chi deve affrontare una malattia grave lontano da casa, agli spostamenti, alle preoccupazioni, alla paura di non avere risposte in tempo. Pensiamo a cosa significhi cercare assistenza mentre, insieme alla sofferenza fisica, si porta il peso di una famiglia e dell’incertezza sul futuro.
È anche da queste domande che deve partire una riflessione . abbiamo il dovere di interrogarci sulle condizioni in cui i cittadini calabresi sono costretti a cercare assistenza, sulle difficoltà che incontrano e sulle risposte che il sistema sanitario riesce, o non riesce, a garantire.
Il diritto alla salute non è una concessione della politica. Non è una promessa elettorale. Non è un privilegio riservato a chi può permettersi di partire, sostenere spese aggiuntive e affrontare cure lontano dai propri affetti. È un diritto fondamentale, che deve essere garantito a tutti, indipendentemente dal reddito e dal luogo in cui si nasce o si vive.
LA CALABRIA NON PUÒ CONTINUARE A VIVERE DI ATTESE
Come Comitato a tutela della salute, da tempo denunciamo una situazione che non può più essere affrontata con annunci generici e promesse rinviate a un futuro indefinito.
La Calabria convive con gravi difficoltà economiche e occupazionali. In questo contesto, le carenze dell’assistenza sanitaria pesano ancora di più sulle famiglie, soprattutto su quelle che non dispongono delle risorse necessarie per curarsi fuori regione.
Le liste d’attesa, la necessità di spostarsi per ottenere prestazioni e la debolezza della rete territoriale rappresentano questioni che richiedono interventi concreti. La prevenzione deve diventare una priorità effettiva, non una parola da inserire nei documenti programmatici. I servizi territoriali devono essere in grado di accompagnare i pazienti, intercettare i bisogni e ridurre la pressione sugli ospedali.
Non possiamo continuare a sentirci rispondere: dopo, domani, tra qualche mese, quando saranno pronti i nuovi presidi.
La malattia non aspetta i cronoprogrammi. Le emergenze non rispettano le scadenze amministrative. E la vita delle persone non può essere sospesa in attesa che la programmazione diventi realtà.
NUOVI OSPEDALI, SÌ. MA NON SI ABBANDONINO QUELLI CHE ESISTONO GIÀ.
Sia chiaro: non siamo contrari alla costruzione dei nuovi ospedali. Al contrario, riteniamo che strutture moderne e adeguate siano necessarie per migliorare la qualità dell’assistenza in Calabria.
Ma proprio perché i nuovi ospedali sono ancora, in diversi casi, un obiettivo da realizzare, la domanda è inevitabile: che cosa si intende fare, nel frattempo, per garantire ai cittadini risposte sanitarie adeguate?
Non è accettabile che il futuro diventi un alibi per non intervenire sul presente.
Da anni si parla dei nuovi ospedali.Nel frattempo, occorre valutare con urgenza e serietà ogni possibilità di rafforzamento delle strutture esistenti, a partire dagli ospedali di Polistena, Gioia Tauro ,Melito porto Salvo ,Locri e dalle altre realtà che potrebbero contribuire a sostenere la domanda di assistenza del territorio.
Non si tratta di chiedere l’impossibile. Si tratta di verificare, attraverso una programmazione concreta e trasparente, quali reparti possano essere potenziati, dove sia possibile incrementare il personale, quali servizi debbano essere riattivati o migliorati e quali risorse siano immediatamente utilizzabili.
Anche le proposte già avanzate in passato per sostenere e ampliare le strutture esistenti meritano di essere riprese, esaminate e, se sostenibili, attuate.
Si chiarisca subito quali interventi e somme possono e devono essere destinate e con quali tempi possano tradursi in servizi effettivi. Se esistono ostacoli normativi, organizzativi o finanziari, si dicano con chiarezza e si individuino le soluzioni ,ORA.
Ai cittadini non bastano più gli annunci di nuovi edifici. Servono medici, infermieri, specialisti, reparti funzionanti, diagnostica accessibile e percorsi di cura che non costringano ogni paziente a diventare il coordinatore della propria sopravvivenza.
Un ospedale non è una promessa scritta su un progetto. Un ospedale è una struttura che cura, con personale presente, servizi attivi e risposte tempestive.
PRESIDENTE, È IL MOMENTO DI INTERVENIRE SUL PRESENTE
si proceda con determinazione al sostegno degli ospedali esistenti, perché sono questi ultimi a dover rispondere ai bisogni immediati di migliaia di cittadini.
Occorre fare chiarezza sulle risorse effettivamente disponibili, comprese quelle eventualmente accantonate o non utilizzate in passato a causa dei vincoli legati al commissariamento, verificandone la concreta utilizzabilità e destinandole, laddove possibile, a interventi capaci di produrre risultati misurabili.
Non chiediamo scorciatoie. Chiediamo responsabilità, trasparenza e decisioni.
La Calabria ha bisogno di una strategia che tenga insieme ospedali, medicina territoriale, prevenzione, assistenza domiciliare e personale sanitario. Non si può continuare a intervenire soltanto quando un problema esplode, tamponandolo,né si può pensare che ogni difficoltà possa essere risolta trasferendo il paziente altrove.
Il piano di rientro e i vincoli finanziari devono essere affrontati con serietà, ma non possono trasformarsi in una giustificazione permanente per rinviare ogni risposta. Occorre individuare, nelle regole vigenti e nelle risorse concretamente disponibili, le soluzioni che consentano di rafforzare l’assistenza e ridurre le disuguaglianze.
La tutela della salute non può essere considerata una voce secondaria, da affrontare soltanto quando rimane spazio nei bilanci o quando una tragedia riporta l’attenzione pubblica sul problema.
CONSIGLIERI REGIONALI, MENO PRESENZE DI CIRCOSTANZA E PIÙ RISULTATI
Ai consiglieri regionali, a tutti, senza distinzione di appartenenza politica, chiediamo di abbandonare la logica delle dichiarazioni di circostanza e delle apparizioni pubbliche che non siano accompagnate da impegni verificabili.
Non hanno bisogno di trasformare ogni emergenza in un’occasione di visibilità.
Le parole non curano, le fotografie non riducono le liste d’attesa e le dichiarazioni non sostituiscono il personale che manca nei reparti.
I rappresentanti istituzionali hanno il dovere di concretizzare in azioni il loro mandato Ai cittadini.devono risposte precise: quali servizi saranno potenziati, con quali risorse, entro quali tempi e con quali risultati attesi.
La credibilità delle istituzioni si costruisce così, giorno dopo giorno, attraverso i fatti. E saranno i cittadini, con piena libertà di giudizio, a valutare la distanza tra gli impegni annunciati e quelli mantenuti.
NON CERCHIAMO COLPEVOLI DA ESIBIRE. CERCHIAMO SOLUZIONI DA REALIZZARE.
Come Comitato a tutela della salute, non scriviamo per alimentare uno scontro politico.Scriviamo perché riteniamo che sia arrivato il momento di interrompere una spirale fatta di emergenze, denunce, promesse e nuove emergenze.
Non vogliamo essere costretti a manifestare ogni volta per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito ordinariamente: il diritto a una visita, a un esame diagnostico, a un reparto funzionante, a un percorso assistenziale dignitoso.
Chiediamo un confronto ISTITUZIONALE SERIO , un programma pubblico di interventi immediati sulle strutture esistenti, un piano verificabile per il reclutamento del personale e il potenziamento dei reparti, il rafforzamento della medicina territoriale.
Chiediamo inoltre che siano resi pubblici gli obiettivi raggiunti, le risorse impiegate e le criticità ancora irrisolte. Perché la trasparenza non è un favore concesso ai cittadini: è parte integrante della responsabilità pubblica.
E chiediamo a tutti i calabresi di non considerare queste battaglie come questioni che riguardano soltanto chi oggi è malato o chi si trova ad accompagnare un familiare in ospedale.
La sanità riguarda tutti. Prima o poi, direttamente o attraverso una persona che amiamo, ciascuno di noi può trovarsi nella condizione di aver bisogno di cure tempestive.
È per questo che la partecipazione civica deve essere costante. La politica può ascoltare una singola voce e lasciarla cadere. Una comunità che si organizza, formula richieste precise e pretende risposte documentate può invece contribuire a mantenere alta l’attenzione e a chiedere conto delle decisioni.
Non dobbiamo aspettare la prossima tragedia per tornare a parlare di sanità.
SERGIO NON DEVE DIVENTARE SOLTANTO UN RICORDO.la sua morte deve servire per modificare il nostro modo di essere parte di una Comunità.
Oggi il pensiero va a Sergio Carrozza, alla sua famiglia, alla moglie e a tutto ciò che questa perdita lascia dietro di sé. Il rispetto per il loro dolore impone sobrietà, ma non ci obbliga al silenzio sulle questioni pubbliche che questa vicenda richiama.
Non spetta a noi stabilire che cosa avrebbe potuto cambiare il destino di Sergio. A noi, come cittadini e come Comitato, spetta però il dovere di chiedere che nessuna difficoltà strutturale del sistema sanitario venga ignorata e che ogni criticità documentata trovi una risposta.
La Calabria non può accettare che curarsi diventi una prova di resistenza, una questione di disponibilità economica o una corsa contro il tempo da affrontare lontano dalla propria famiglia.
Non possiamo restare indifferenti davanti alla possibilità che una persona debba vivere la malattia, cercare assistenza e affrontare la paura della morte lontano dai propri affetti, senza la vicinanza e il conforto che ogni essere umano merita.
La dignità non dovrebbe dipendere dal codice di avviamento postale. La possibilità di essere curati non dovrebbe dipendere dalla capacità di partire.
Per questo oggi chiediamo che la sua morte diventi un richiamo alla responsabilità, un’occasione per pretendere cambiamenti concreti e un punto di partenza per una mobilitazione civile che non si esaurisca con i funerali.
Presidente della Regione, istituzioni sanitarie, rappresentanti politici: la Calabria non ha bisogno di altre rassicurazioni. Ha bisogno di risposte.
E noi continueremo a chiederle, con fermezza e senza arretrare, perché il diritto alla salute non può essere rinviato ancora.
Meno passerelle, meno promesse, meno parole. Più personale, più servizi, più prevenzione, più assistenza.
Perché la morte non aspetta. E la sanità non può continuare ad arrivare sempre dopo.