’Ndrangheta, blitz a Gioiosa Jonica, in manette lo storico boss “don Totò” Ursino
Ott 01, 2026 - redazione
Associazione mafiosa. È con questa pesante accusa che ieri mattina (30 settembre) poco prima dell’alba con un robusto e articolato blitz compiuto a Gioiosa Jonica, i carabinieri della Compagnia di Roccella hanno arrestato 3 persone. Con le manette ai polsi è finito pure il boss gioiosano, Antonio “Totò” Ursino, 76 anni, storico “capo” dell’omonimo, potente e ramificato, anche all’estero oltre che in diverse regioni del Nord Italia tra cui il Piemonte, nonché figura di vertice da decenni del crimine organizzato calabrese. In manette sono finite pure la figlia del “capobastone” gioiosano, Alessandra Ursino, di 32 anni, e Rocco Lombardo, di 55 anni. I tre arrestati sono difesi dagli avvocati penalisti Leone Fonte e Fabio Mesiti. Nell’ambito, comunque, dell’inchiesta antimafia coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, risultano altre 6 persone, 5 di Gioiosa Jonica e una di Torino (ma reggino d’origine), iscritte nel registro degli indagati. A firmare i tre provvedimenti restrittivi è stato il Gip distrettuale reggino, Giuseppina Laura Candito.
Nell’ordinanza di custodia cautelare il Gip, in virtù della lunga attività d’indagine compiuta dai carabinieri della Compagnia di Roccella, ha ricostruito «la persistente operatività dell’associazione per delinquere di stampo ’ndranghetistico, denominata cosca “Ursino”, radicata nel territorio di Gioiosa Jonica e nei comuni limitrofi, la cui sussistenza è stata già riconosciuta con plurime sentenze passate in giudicato emesse nell’ambito delle operazioni “Mistero”, “Crimine”, “Morsa sugli appalti” e “Typographic”.
Figura di spicco e catalizzante l’intera indagine è Antonio Ursino, già condannato per associazione mafiosa con sentenza definitiva nel procedimento “Mistero”. L’operazione di ieri mattina, quindi, come sottolineato dagli inquirenti, avrebbe cominciato a prendere forma e sostanza all’indomani della scarcerazione, a marzo del 2017, del “capobastone” gioiosano. Ursino, infatti, secondo carabinieri e magistrati antimafia, appena tornato in libertà avrebbe ripreso «le fila della consorteria criminale di appartenenza, riorganizzato i ranghi e contando anzitutto sull’ausilio dei suoi prossimi congiunti», facendo così «riemergere gli Ursino quale storica famiglia di ’ndrangheta».
Per l’autorità giudiziaria reggina «emblematica della volontà di imporsi sulla scena locale, è la gestione commerciale, di fatto da parte di Antonio Ursino, di alcuni chioschi, intestati fittiziamente a meri prestanome, allestiti per la temporanea vendita al dettaglio di alimenti e bevande in occasione dei festeggiamenti patronali di San Rocco a Gioiosa Jonica, della Madonna di Porto Salvo a Siderno e dei Santi Cosma e Damiano nel comune di Riace».
Ma non è tutto. Per i magistrati antimafia e gli investigatori dei carabinieri, infatti, il clan con a capo “don Totò” avrebbe anche avuto le mani in pasta nel possibile accaparramento della concessione in gestione della struttura denominata “ex Stazione Ferroviaria delle Calabro Lucane di Martone-San Giovanni di Gerace”, l’avvio di una collaborazione con i titolari di un’azienda attiva nella commercializzazione di combustibili, minerali e metalli e l’avvio dell’esercizio abusivo di consistenti prestiti di somme di denaro. Nell’operazione compiuta ieri mattina a Gioiosa Jonica dai carabinieri della Compagnia di Roccella figurano, agli atti, anche le dichiarazioni rese dai due collaboratori di giustizia reggini.
Fonte Gazzetta del Sud



