Rinascita per Zambrone, “Un passaggio di responsabilità per il futuro di Zambrone”

banner pasticceria taverna

Il tempo, prima o poi, restituisce alle cose la loro reale dimensione e ciò che inizialmente poteva essere ricondotto alla normale dialettica tra maggioranza e opposizione ha progressivamente assunto una dimensione diversa. Le stesse criticità hanno iniziato a suscitare riflessioni e malumori anche all’interno della maggioranza consiliare, fino a determinare una presa di distanza da parte di alcuni suoi stessi componenti.
Un atteggiamento diverso, fondato su un maggiore ascolto e su una più concreta disponibilità al confronto da parte dell’ex sindaco L’Andolina, avrebbe forse potuto evitare che la crisi politica arrivasse al suo epilogo e, soprattutto, avrebbe potuto scongiurare il venir meno del sostegno della sua stessa maggioranza.
La democrazia non è un blitz, né un’imboscata. Non si esercita con congiure al buio; è un esercizio supremo di responsabilità, e nasce quando, come in questo caso, le condizioni per governare un paese vengono meno. E a Zambrone, quelle condizioni non sono venute meno per un capriccio, ma per la presa d’atto di un fallimento politico e umano.

In questi giorni abbiamo assistito all’ennesimo tentativo di trasformare un atto puramente politico e democratico, in una tragedia letteraria, infarcita di citazioni colte e vittimismo d’ordinanza. Si è tentato di far passare la fine di un’esperienza amministrativa come il complotto dei “vili” contro il “giusto”, l’ingenuità contro la furbizia, con la quale in realtà, è stato mascherato, l’ultimo atto di una politica che si nutre di vendetta. La realtà, tuttavia, non si costruisce così, né con gli artifizi retorici, ma con i fatti e con la vita vissuta dalla comunità.
Per rendere questa scelta giuridicamente, politicamente e moralmente inattaccabile, ribadiamo che le dimissioni non sono state un colpo di testa, né ci siamo nascosti nel buio di una stanza perché più volte, su questi elementi, abbiamo discusso al tavolo del consiglio comunale, occhi negli occhi, viso di fronte ad altro viso.
Il nostro è stato l’estremo atto di responsabilità democratica, da un lato per aver preso coscienza dell’esistenza di una crisi politica irreversibile e dell’altro, per il definitivo venir meno della maggioranza in aula.
Il decennio appena concluso è stato segnato dal dominio di un solo uomo al comando: un’impostazione che ha preteso di imporre scelte, linee e desideri personali a scapito del bene collettivo. Per mantenere un potere agghindato da una patina di “buona amministrazione” — dietro la quale si nascondeva un sostanziale vuoto operativo — si è scelto consapevolmente, di smantellare, pezzo dopo pezzo, la socialità, l’unità e il senso di comunità che hanno sempre contraddistinto il comune di Zambrone. Si è governato dividendo, mettendo i cittadini gli uni contro gli altri, perché solo nel frazionamento del tessuto sociale quel potere autoritario poteva far valere le proprie ragioni.
Ci teniamo a precisare che i consiglieri dimissionari non sono affatto degli sprovveduti. La presentazione degli atti tramite PEC, non è stata una “clamorosa ingenuità”, bensì la semplice e trasparente constatazione che le nostre scelte e le nostre volontà erano unicamente e genuinamente indirizzate al bene del nostro Comune. La disponibilità del notaio nella giornata di sabato, che ringraziamo, ci ha permesso di presentare via pec le nostre dimissioni le quali, sarebbero state immediatamente valide se, come più volte richiesto, ci fosse stato un protocollo automatico.
Questo rimarca ancora di più come le nostre decisioni politiche — assolutamente ragionate, consapevoli e condivise — avessero come unico fine il bene di una comunità che aveva un disperato bisogno di rinascere da una situazione di stallo politico e sociale ormai consolidato, e non certo di sottostare a manovre di palazzo. La popolazione chiedeva a gran voce la fine di un’era e la rinascita di un progetto nuovo, fresco e rivitalizzante per ogni settore della vita pubblica di Zambrone.
A Corrado L’Andolina non è mai mancata una dialettica forte sul piano politico, questo va riconosciuto. Ma la grande oratoria senza il senso dell’ascolto è solo uno sterile esercizio di stile. Eppure la prima mancata sfiducia, avrebbe potuto insegnargli tanto. È mancato ciò che distingue i grandi amministratori dagli assolutisti: la capacità di ascoltare, il senso di comunità e quell’umiltà e rispetto reale necessari per mettersi davvero al servizio della gente, invece di servire soltanto la propria immagine. I personaggi che restano indelebili nei ricordi e nel cuore di un paese sono quelli che uniscono, non quelli che dividono e isolano.
Oggi Zambrone ha l’opportunità di voltare pagina. Non si tratta di rivendicare primati morali né di alimentare nuove divisioni. Si tratta di restituire voce ai cittadini e di consentire alla comunità di scegliere liberamente il proprio futuro.
A chi oggi rivendica primati morali e patenti di superiorità, rispondiamo che la vera dignità sta nel rispetto delle regole democratiche che tanto abbiamo chiesto nei consigli e, nel coraggio di restituire la parola ai cittadini quando un’esperienza è oggettivamente giunta al capolinea. Quello che deve fare un politico d’onore non è costruire barricate, ma ascoltare e comprendere quando è giunto il momento di uscire di scena con dignità.

I consiglieri di opposizione del gruppo Rinascita per Zambrone
EPIFANIO MARIA CARMELA
COTRONEO FABIO
CONCA AMELIA