Elezioni suppletive di Reggio Calabria. Maurizio Cannata: “il centrosinistra dovrebbe interrogarsi sulla sconfitta”
Set 29, 2026 - redazione
Sarebbe riduttivo leggere le elezioni suppletive di Reggio Calabria esclusivamente attraverso la lente
dello scontro interno alla destra, trasformando il voto in una semplice conta tra l’area politica
riconducibile al centro Destra e al Vannaccismo. I numeri definitivi sono chiari: Il risultato interroga
soprattutto il centrosinistra, e la divisione apertasi nel campo della destra non è dunque bastata a
rendere realmente contendibile il collegio. Ed è questo, prima ancora della conta interna al
centrodestra, il dato politico sul quale il centrosinistra dovrebbe interrogarsi. Non siamo davanti a un
episodio isolato. Da troppo tempo, in Calabria e nella provincia di Reggio, una successione di risultati
elettorali negativi dovrebbe imporre al centrosinistra una riflessione ben più profonda. Di fronte a una
situazione del genere, a mio giudizio non è più sufficiente parlare ogni volta di ripartenza, rigenerazione
o nuova fase. Quando si perde, e soprattutto quando si perde ripetutamente, esiste anche un principio
elementare di responsabilità politica: chi dirige dovrebbe rimettere il proprio mandato a disposizione
del partito. Non significa cercare capri espiatori, né pensare che bastino alcune dimissioni a risolvere
problemi sedimentati negli anni. Significa dare un segnale politico, riconoscere che una linea,
un’organizzazione o un gruppo dirigente non hanno prodotto i risultati attesi e consentire al partito di
discutere liberamente se e come ripartire A Reggio Calabria, dopo una lunga stagione di risultati
negativi, non ho visto quel segnale politico di assunzione di responsabilità che sarebbe stato
necessario. Tutto rischia di continuare come prima, in attesa della successiva scadenza elettorale e
dell’ennesimo annuncio di una futura rigenerazione. È questo l’aspetto che considero più
preoccupante. Il centrosinistra calabrese appare da troppo tempo smarrito e privo di un’identità politica
e organizzativa sufficientemente riconoscibile; soprattutto, continua a non essere percepito da una
parte consistente dell’elettorato come un modello politico e organizzativo alternativo capace di
affrontare le grandi sfide della Calabria. Il Partito Democratico rischia così di trasformarsi in un partito
sempre più virtuale: si decidono congressi con delle regole pasticciate, mentre resta debole il rapporto
con iscritti, militanti, cittadini e territori. E troppo spesso la discussione sembra riaccendersi
soprattutto quando si avvicina il momento di definire candidature e rappresentanze istituzionali. Non ci
siamo e stiamo perdendo del tempo inutile rinchiusi in un labirinto senza vie d’uscita. Un partito, invece,
dovrebbe essere una comunità politica: un luogo nel quale si discute, si forma nuova classe dirigente,
si ascolta la società, si elaborano proposte e si scelgono democraticamente i propri gruppi dirigenti. E
dovrebbe avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità quando gli elettori mandano segnali
così netti. Finiamola con le forme di omologazione soprattutto nei confronti dei Giovani, i quali a sua
volta devono sfuggire ai tentativi di essere rinchiusi nei riti del passato. L’elezione di Elly Schlein alla
guida del PD era stata accompagnata dall’immagine del «non ci hanno visti arrivare» e dalla promessa
di un rinnovamento profondo. In Calabria, invece, Elly Schlein non l’abbiamo proprio vista arrivare. Non
solo quella spinta al cambiamento non si è tradotta, a mio giudizio, in una reale discontinuità nei gruppi
dirigenti e nei metodi di gestione del partito. Per questo la responsabilità politica non può riguardare
soltanto i livelli locali e regionali. Anche la segreteria nazionale dovrebbe interrogarsi seriamente su ciò
che sta accadendo in Calabria. Se il rinnovamento deve avere un significato concreto, deve misurarsi
con la qualità della democrazia interna e la partecipazione, analizzando tutto quanto ruota intorno alla
società contemporanea, trasformando i ragionamenti di pancia in una visione collettiva di futuro
generazionale. Per fare questo non bastono solo i circoli, per la verità se esistono ancora.
Maurizio Cannata
Già segretario PD – Taurianova



