Emma Bonino e la sua coerenza politica che mai fu mero opportunismo

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Di Antonino Napoli

Emma Bonino è morta e con lei scompare una figura che, nel bene e nel male, ha attraversato una parte importante della storia politica italiana degli ultimi decenni.
È stata una radicale e, come spesso accade ai radicali, ha lottato per le sue idee anche quando diventavano scomode, anche quando costavano consenso, anche quando il primo conflitto non era con l’avversario, ma con quelli che avrebbero dovuto essere dalla sua stessa parte.
Su molte delle sue battaglie si può essere d’accordo oppure no. È normale. La democrazia serve anche a questo. Ma una cosa è discutere le idee altra cosa è negare la coerenza di chi le ha sostenute.
E qui c’è una questione che riguarda non soltanto Bonino, ma il modo stesso in cui continuiamo a concepire la politica.
La coerenza non significa rifiutare ogni compromesso. Significa sapere che cosa si è disposti a modificare e che cosa, invece, non si è disposti a tradire. In politica, del resto, il compromesso non è una scoperta dei nostri giorni. È una delle condizioni della democrazia rappresentativa.
Cavour lo aveva capito bene. La politica non si fa con le convinzioni astratte, ma con le convinzioni messe alla prova della realtà. E la realtà, quasi sempre, è fatta di maggioranze da costruire, interessi diversi da comporre, avversari con i quali prima o poi bisogna parlare.
Anche per questo trovo piuttosto ingenuo giudicare un’alleanza politica come una prova automatica di incoerenza. Si può avere una storia politica molto diversa e, su una questione concreta, trovare una convergenza. Non significa necessariamente cambiare idea. Significa, più semplicemente, fare politica.
Naturalmente esiste anche il compromesso che diventa opportunismo. Esiste il trasformismo. Esiste persino quella forma di politica nella quale le idee vengono utilizzate soltanto come abiti da cambiare secondo la stagione.
Ma non ogni compromesso è questo.
Forse dovremmo recuperare una distinzione elementare, quasi aristotelica, tra i principi e le scelte concrete. I primi possono essere irrinunciabili; le seconde, invece, appartengono al terreno della prudenza, della mediazione, talvolta persino dell’errore.
Emma Bonino ha avuto le sue contraddizioni, le sue battaglie, le sue sconfitte e le sue scelte discutibili. Come quasi tutti coloro che hanno fatto politica davvero.
Proprio per questo la sua vicenda può essere ricordata senza santificazioni e senza processi postumi. Ha avuto idee precise e ha accettato il prezzo di sostenerle.
Il resto appartiene alla politica.
Che, piaccia o no, è anche l’arte di trovare un punto d’incontro con chi non la pensa come te.
E se questo significa ipocrisia, allora bisognerà concludere che la politica, almeno quella democratica, è ipocrisia per definizione.
Ma questa è un’altra storia, come avrebbe detto Carlo Lucarelli.