Presunti abusi su appartamenti con piscina: sequestrata una struttura nella zona Marina di Gioia Tauro. Avviso di garanzia al costruttore (e presidente del consiglio comunale) Giulio Ranieri

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Un’operazione edilizia destinata a cambiare il volto della zona Marina si trasforma in un caso giudiziario. Al centro della vicenda c’è una struttura composta da appartamenti e piscina, realizzata nell’area del pontile di Marina di Gioia Tauro, che sarebbe stata sottoposta a sequestro nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria. Secondo quanto emerge dalla vicenda, l’opera sarebbe stata realizzata nonostante una serie di presunte irregolarità urbanistiche e autorizzative. Un intervento che, se confermate le contestazioni degli inquirenti, avrebbe potuto trasformarsi in un importante affare economico.
A rendere la storia ancora più delicata è il coinvolgimento nell’indagine, di persone legate all’amministrazione comunale e al settore delle costruzioni. Tra i destinatari dell’avviso di garanzia figurerebbe anche Giulio Ranieri, presidente del Consiglio comunale, indicato nella vicenda anche nella qualità di costruttore e proprietario che, secondo quanto riportato nella ricostruzione dell’inchiesta, lo stesso presidente del Consiglio annunciava l’avvio dei lavori il 24 agosto sul suo profilo Facebook:
“Oggi si inizia”: l’annuncio sui social
A far discutere è anche un post pubblicato dallo stesso presidente del Consiglio comunale il 24 agosto, nel quale veniva annunciato l’avvio dei lavori. Nel post, riferendosi alla nuova iniziativa, si legge:
“Oggi si inizia. Stiamo preparando le attrezzature per iniziare questa nuova impresa. Domani lavorazione del ferro in cantiere. Questa sarà una struttura che darà un tocco in più al quartiere Marina. Aggiorneremo passo per passo tutte le modalità e i materiali che useremo nella costruzione dell’opera”.
Parole che, alla luce del successivo sequestro, assumono oggi un significato particolarmente rilevante.


Il nodo delle autorizzazioni
La domanda centrale dell’inchiesta riguarda proprio la regolarità dell’intervento: come è stato possibile arrivare alla realizzazione della struttura e quali autorizzazioni erano state rilasciate?
Nella vicenda sarebbero inoltre coinvolti anche due tecnici comunali, circostanza che rende necessario chiarire il percorso amministrativo seguito dall’opera e il ruolo ricoperto da ciascuno dei soggetti interessati.
Il caso mette così sul tavolo un intreccio particolarmente delicato tra politica, pubblica amministrazione, attività edilizia e interessi economici. Naturalmente, l’iscrizione nel registro degli indagati e la notifica di un avviso di garanzia non equivalgono a una condanna: saranno gli accertamenti della magistratura a stabilire eventuali responsabilità.
Resta però una vicenda destinata a far discutere: una struttura annunciata pubblicamente come una nuova iniziativa destinata a dare «un tocco in più» al quartiere Marina e finita, poco dopo, al centro di un procedimento giudiziario e di un sequestro.
Ora la parola passa agli inquirenti. E soprattutto alle carte: autorizzazioni, progetti, pareri e responsabilità dovranno raccontare come sia stato possibile arrivare fin qui.