Segnalazione relativa ai bovini allo stato brado nel territorio di Canolo

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Nel territorio di Canolo, nell’entroterra della Locride, è stata diffusa una segnalazione riguardante alcuni bovini allo stato brado che sarebbero destinatari di una ordinanza di abbattimento, già in parte eseguita. Secondo quanto riportato, sarebbero stati uccisi una femmina con il proprio piccolo e un esemplare adulto.
La vicenda, rilanciata sui social, evidenzia la necessità di garantire trasparenza, verifiche puntuali sul campo e una valutazione approfondita di soluzioni alternative alla soppressione degli animali. Il tema assume particolare rilievo in un’area dove la presenza delle mucche podoliche rappresenta un elemento storico, culturale e ambientale.
Le podoliche, razza rustica e adattabile, popolano l’Aspromonte da secoli e hanno contribuito a modellare il paesaggio e le attività pastorali locali. Negli ultimi decenni, la creazione di nuove aree protette e l’ampliamento del Parco Nazionale dell’Aspromonte hanno ridotto le zone di pascolo tradizionali, generando tensioni tra pastori, istituzioni e residenti.
L’appello diffuso chiede chiarimenti sulle condizioni degli animali, sulle motivazioni dell’ordinanza e sulle modalità degli interventi già effettuati. Si sollecita inoltre la valutazione di misure che garantiscano la sicurezza pubblica senza ricorrere all’abbattimento, come il trasferimento in aree recintate o riserve demaniali.
Un veterinario esperto del territorio ha fornito due considerazioni tecniche utili alla comprensione del caso:
• Contenimento e trasferimento degli animali. Secondo il professionista, la normativa consente la sedazione e il trasferimento degli animali vaganti in aree idonee, come le riserve recintate del demanio presenti in Aspromonte. L’esperto richiama inoltre modelli di convivenza adottati in altri Paesi, dove gli animali selvatici non vengono abbattuti ma gestiti con misure preventive.
• Riduzione dei pascoli e ricerca di risorse. La siccità e la diminuzione delle superfici di pascolo spingono gli animali – indipendentemente dalla proprietà – a cercare cibo in aree private, generando ulteriori criticità.
La vicenda non riguarda soltanto la sicurezza o la gestione del territorio, ma coinvolge temi più ampi: il rapporto tra comunità e ambiente, la tutela delle razze autoctone, la continuità delle attività pastorali e la responsabilità delle istituzioni nel garantire interventi proporzionati, scientifici e rispettosi della vita animale.
Gli esperti sottolineano che l’abbattimento dovrebbe rappresentare l’ultima opzione, da adottare solo dopo aver valutato e documentato ogni possibile alternativa.