Un amico, Giuliano Boeti, con il quale, nonostante le idee contrastanti e le accese divergenze, c’era sempre quel punto in comune, quel momento nel quale il tempo dell’accordo riusciva comunque a compiersi. L’ho visto l’ultima volta un anno fa. Era in forma, come sempre, nonostante le continue battaglie con la sua salute. Non abitava più a Taurianova e quella sua assenza, il non incontrarlo più seduto su qualche panchina, è essa stessa non solo assenza, ma soprattutto “mancanza”. Un vuoto. Il vuoto di un pensiero non detto, di una discussione rimasta sospesa. Qualche tempo fa avevo recensito il suo libro, “La Resistenza dimenticata. Vite di partigiani taurianovesi”, che Giuliano mi aveva donato con una dedica appassionata. Un libro che raccontava una storia di bellezza: quella dei Partigiani, baluardi reali e concreti del concetto compiuto della parola “Libertà”. Il senso denso delle idee e delle azioni contro i nemici della democrazia.
Giuliano non c’è più. Se n’è andato lontano da quella terra che lo ha visto in prima linea contro ciò che ancora oggi, anzi oggi più che mai, torna a essere vivo e preoccupante: la ’ndrangheta, le ingiustizie sociali, le disuguaglianze, tutte quelle differenze che continuano a negare a ciascuno di noi quella *eguale dignità* per la quale tante battaglie sono state combattute. Forse il dolore più grande è proprio questo: accorgersi che molte di quelle battaglie, che dovevano renderci più liberi e indipendenti, non sono ancora compiute. La vita è fatta di soffi di istanti. Brevi, fragili, irripetibili. E in qualcuno di quegli istanti ho avuto la fortuna di conoscere il “compagno” Giuliano Boeti. È stato un privilegio. E oggi, nel vuoto della sua assenza, resta la memoria delle sue idee, delle sue battaglie, delle nostre discussioni e di quel punto d’incontro che, nonostante tutto, riuscivamo sempre a trovare. Ciao Giuliano. Che la terra ti sia lieve e “Ora e sempre Resistenza”.




