Palmi, la lettera di Annamaria, affetta da disabilità, ad Approdo Calabria, “una vita che amo, una vita che difendo, una vita che cerco di vivere con dignità. Ma è una vita che troppo spesso mi fa male”

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La lettera inviata alla Redazione di Approdo Calabria da Annamaria Saffioti di Palmi

Buona serata scrivo questo messaggio per segnalare una situazione grave, dolorosa e profondamente ingiusta che mi riguarda direttamente. Una situazione che non può più essere ignorata o trattata come un dettaglio. Finita la settimana dei centri estivi, lunedì 27 luglio 2026, mi sono ritrovata a riflettere su ciò che vivo ogni giorno: una realtà che continua a ferirmi, che mi esclude e che mi fa sentire invisibile. Mi sono fermata a guardare la mia vita così com’è: una vita che amo, una vita che difendo, una vita che cerco di vivere con dignità. Ma è una vita che, troppo spesso, mi fa male.
E ciò che fa male non è la mia disabilità: è il modo in cui viene ignorata. Convivo con una tetraparesi spastica. Non è una condizione “leggera”, non è una difficoltà “gestibile”, non è qualcosa che posso mettere da parte. È una realtà che accompagna ogni mio gesto, ogni mio movimento, ogni mia necessità. Ogni movimento è una conquista. Ogni spostamento richiede aiuto. Ogni giorno è un equilibrio tra forza e fragilità. Mi muovo con carrozzina elettrica, oppure con carrozzina manuale o girello, sempre con l’assistenza di una persona. I miei genitori sono anziani e non possono accompagnarmi. Le mie sorelle mi vogliono bene, ma non possono garantire una presenza costante. La mia autonomia è gravemente limitata, e la mia quotidianità è fatta di fatica, limiti e necessità che non posso mettere in pausa, nemmeno per un’ora. Il trasporto: ciò che mi permette di vivere, non solo di sopravvivere
Questa situazione mi impedisce di uscire di casa, partecipare alla vita sociale e svolgere attività essenziali. Ho necessità di un servizio di trasporto dedicato, sia per muovermi all’interno del Comune di Palmi, sia per raggiungere visite mediche, attività sociali e centri. Ho bisogno di un trasporto che mi consenta, quando necessario, spostamenti fuori Comune e fuori Regione (Roma, Milano, Napoli, Lazio) per visite specialistiche e controlli importanti. Mi piacerebbe anche poter viaggiare a Roma, quando possibile, per motivi sanitari e per vivere esperienze che arricchiscono la mia vita. Il trasporto non è un optional: è ciò che mi permette di vivere, non solo di sopravvivere. L’accompagnamento: il diritto a vivere il territorio per me vivere significa: andare al mare, respirare aria aperta, partecipare alle attività del territorio, incontrare persone, non restare chiusa in casa. Per questo chiedo assistenza quotidiana programmata, stabile e garantita. Non saltuaria, non improvvisata, non “se c’è disponibilità”. La fisioterapia e la logopedia: ciò che mantiene viva la mia autonomia la fisioterapia non è un’attività accessoria: è una necessità vitale. Quando manca: mi irrigidisco, mi affatico facilmente, peggiora la postura, perdo capacità motorie residue. Ho bisogno di: fisioterapia regolare, programmata e continuativa, non saltuaria né frammentata; logopedista, per mantenere e migliorare le mie capacità comunicative. In passato ho frequentato il Centro Emmanuele, ma oggi avrei bisogno di valutare altre realtà, come il Centro Rose Blu di Reggio Calabria, che però non posso raggiungere a causa dell’assenza di un servizio adeguato. Le attività estive: un diritto negato per me partecipare alle attività estive non è un capriccio. Non è un passatempo. Non è un “vediamo se riesci”. È un diritto. È una possibilità di vita, socialità, integrazione, respiro. È un modo per non sentirmi isolata, per vivere momenti di normalità, per sentirmi parte della comunità. Eppure, la mancanza totale di servizi — trasporto, assistenza, supporto alla comunicazione — mi ha esclusa completamente. Questa esclusione non è una semplice disattenzione. È una ferita profonda. È una mancanza grave. È una responsabilità che non può essere ignorata. La ferita dell’esclusione la disabilità non è un’opzione. Non è qualcosa che posso mettere da parte. Non è un elemento secondario della mia vita. È una condizione che richiede servizi, attenzione, rispetto. Fa male vedere che chi sta bene, solo perché riesce a camminare una malattie poco, ottiene ciò che per me richiede lotta, spiegazioni, giustificazioni.
Fa male perché sembra che la mia sofferenza venga messa in discussione, come se non fosse abbastanza evidente.
Fa male perché sembra che debba dimostrare ciò che è già chiaro. Quello che esprimo non nasce dalla rabbia: nasce dalla verità. Nasce dal coraggio di dire che ciò che è accaduto non è accettabile. Io questa esclusione la sento sulla pelle. La sento nel cuore. La sento ogni volta che vedo altri partecipare senza ostacoli, mentre io vengo lasciata indietro. La sento ogni volta che devo rinunciare a qualcosa che dovrebbe essere accessibile anche a me.
La sento ogni volta che mi viene ricordato che, per qualcuno, la mia disabilità è un dettaglio secondario. Ferisce la mia fiducia
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Ferisce il mio senso di giustizia. Ferisce la mia identità. Cosa chiedo con fermezza ad Approdo Calabria Chiedo che Approdo Calabria garantisca: trasporto adeguato e continuativo.