Ortopedia Polistena, quando a finire sotto accusa è chi racconta la sanità che crolla. VIDEOPRESENTAZIONE
Venerdì 7 agosto conferenza stampa presso il comitato spontaneo per la tutela della salute. Hanno già aderito tantissimi medici e paramedici, sindaci ad iniziare dal primo cittadino di Polistena Tripodi. Alla conferenza parteciperanno tantissimi appartenenti alla polizia giudiziaria. Oltre a tanti cittadini ed associazioni. Ogni giorno sul portale www.approdocalabria.it comunicheremo le adesioniAgo 03, 2026 - redazione
Venerdì 7 agosto conferenza stampa presso il comitato spontaneo per la tutela della salute. Hanno già aderito tantissimi medici e paramedici, sindaci ad iniziare dal primo cittadino di Polistena Tripodi. Alla conferenza parteciperanno tantissimi appartenenti alla polizia giudiziaria. Oltre a tanti cittadini ed associazioni. Ogni giorno sul portale www.approdocalabria.it comunicheremo le adesioni.
Ortopedia Polistena, quando a finire sotto accusa è chi racconta la sanità che crolla
C’è un punto oltre il quale una comunità non può più arretrare. Quel punto è il diritto alla salute. E c’è un altro punto oltre il quale una democrazia comincia a indebolirsi: quando chi denuncia problemi di interesse pubblico si ritrova a dover difendere se stesso.
L’avviso di garanzia notificato al direttore di Approdo per alcuni articoli dedicati all’Ortopedia di Polistena apre inevitabilmente interrogativi che vanno oltre la vicenda giudiziaria, sulla quale sarà la magistratura a fare piena luce. Perché il tema vero non è soltanto un’indagine. Il tema è il rapporto tra informazione, diritto di cronaca e difesa della sanità pubblica.
Da anni Polistena rappresenta uno dei simboli della resistenza della sanità calabrese. Reparti che rischiano la chiusura, carenza di medici, pronto soccorso in sofferenza, liste d’attesa interminabili, cittadini costretti a viaggi della speranza per ottenere cure che dovrebbero essere garantite vicino casa. Sono fatti che migliaia di persone vivono ogni giorno sulla propria pelle.
In questo contesto, raccontare ciò che accade non è un favore a qualcuno. È un dovere. Il giornalismo non nasce per tranquillizzare il potere, ma per dare voce ai cittadini, soprattutto quando quei cittadini vedono messo in discussione un diritto fondamentale come quello alla salute.
Negli ultimi anni la mobilitazione popolare per difendere l’ospedale di Polistena ha dimostrato che una comunità unita può incidere sulle scelte istituzionali. Donne e uomini sotto la pioggia, raccolte di firme, sindaci, associazioni, professionisti e semplici cittadini hanno chiesto una sola cosa: che il diritto alla cura non venga sacrificato.
È difficile immaginare una battaglia più civile di questa.
Per questo ogni iniziativa giudiziaria che coinvolga chi ha raccontato quei fatti richiama inevitabilmente l’attenzione dell’opinione pubblica. Nessuno è al di sopra della legge e nessuno deve essere sottratto ai controlli previsti dall’ordinamento. Allo stesso tempo, però, è essenziale che il diritto di cronaca possa essere esercitato senza timori, nel rispetto della verità dei fatti e delle garanzie previste dalla legge.
Il problema non è un giornale. Non è un direttore. Non è un articolo.
Il problema è una sanità che continua a perdere personale, competenze e fiducia. È un territorio che non può permettersi di vedere ridotti servizi essenziali. È una popolazione che troppo spesso deve scegliere se aspettare mesi per una visita o affrontare costi insostenibili per curarsi altrove.
La Calabria non ha bisogno di altre contrapposizioni. Ha bisogno di ospedali funzionanti, medici messi nelle condizioni di lavorare, istituzioni capaci di assumersi responsabilità e di un’informazione libera di raccontare ciò che accade, anche quando è scomodo.
Perché il silenzio non cura nessuno.
Le inchieste giudiziarie seguono il loro corso e meritano rispetto. Ma altrettanto rispetto meritano i cittadini che chiedono cure dignitose e i giornalisti che, nel rispetto delle regole, continuano a raccontare una realtà spesso difficile da accettare.
Una società matura non teme le domande. Le pretende.
E quando il diritto alla salute entra in conflitto con l’indifferenza, il compito dell’informazione non è voltarsi dall’altra parte. È continuare a illuminare ciò che altri preferirebbero lasciare nell’ombra.



