L’intervento sull’inaugurazione della Stazione dei Carabinieri di Lazzaro, “espropriare beni a un cittadino incensurato, è un sistema che calpesta la dignità delle persone creando ingiustizie”
Lug 25, 2026 - redazione
Riceviamo e pubblichiamo dall’avv. Rosario Milicia
Scrivo per restituire alla dimensione della realtà una storia a modo suo esemplare.
L’occasione per parlarne l’ha data la cerimonia per l’inaugurazione della Stazione
dei Carabinieri di Lazzaro allocata, dicono le cronache, “all’interno di un bene
confiscato alla criminalità organizzata”.
L’uomo che quella casa aveva costruito con i proventi del suo lavoro di
imprenditore è saltato dalla sedia: pensava di essere già stato a sufficienza
maltrattato dall’istituzione giudiziaria che lo aveva incriminato per aver condiviso
con il partner settentrionale il peso del pagamento del pizzo su un appalto.
Sospettavano che avesse avuto un ruolo ambiguo, mai verificato nel processo. Lo
hanno assolto.
Ma nel frattempo il vorace e spietato sistema della prevenzione si era messo in
moto. Fu chiamato a giustificare le risorse che aveva impiegato per costruire casa.
Riuscì a dimostrarlo, ma emerse che una parte dei proventi non era stata dichiarata
al fisco e che quindi, sebbene frutto di lavoro onesto, non poteva servire a
giustificare l’investimento.
Un sistema che consente allo Stato di espropriare beni ad un cittadino incensurato è
una macchina incontrollabile che produce enormi ingiustizie e calpesta la dignità
delle persone.
Per cui le parole non appropriate diventano pietre come le licenze narrative e tutto
l’apparato retorico che accompagna celebrazioni del genere ad alto contenuto
simbolico.
I molti che hanno scritto della inaugurazione della nuova caserma di Lazzaro
prendano atto che il bene assegnato ai Carabinieri “non è stato confiscato alla
criminalità organizzata”. La verità è che lo strumento previsto per colpire i
patrimoni illegalmente accumulati viene anche impiegato, e nel caso di Nicola Malara è accaduto, per espropriare il malcapitato incensurato di un bene realizzato
con i leciti proventi di attività economica non interamente dichiarati al fisco.
La testata giornalistica Rai 3 (servizio del 17.07.26 di Michele Carlino su
rainews.it) prenda atto che Malara non è un nome di una cosca di Pellaro ma il
cognome di un imprenditore incensurato proveniente da famiglia di onesti uomini
mai nemmeno sospettati di avere a che fare con la mafia.
Tanto per rispetto della verità e della dignità delle persone.



