Il Tar di Reggio Calabria sospende l’interdittiva antimafia ad un’impresa di Polistena e l’ammette al controllo giudiziario

Accolte le tesi degli Avv.ti Francesco Giuseppe Formica e Vincenzo Melara
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IL FATTO

Con decreto depositato in data odierna, il Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione (presidente dott.ssa Maria Militello, estensore dott. Fabio Lauria) ha ammesso al controllo giudiziario, per la durata di un anno, l’impresa individuale “(…)” di Polistena, storica azienda apistica e agrumicola della Piana di Gioia Tauro, attiva da quasi un trentennio. Per l’effetto, sono stati sospesi gli effetti dell’informazione antimafia interdittiva emessa dalla Prefettura di Reggio Calabria il 9 marzo 2026. Il Pubblico Ministero, all’udienza del 22 luglio, aveva espresso parere favorevole all’accoglimento.
L’istanza è stata proposta ai sensi dell’art. 34-bis, comma 6, del Codice antimafia: è l’impresa stessa che, dopo aver impugnato l’interdittiva dinanzi al TAR, chiede volontariamente di essere sottoposta alla vigilanza dell’autorità giudiziaria. Non si tratta di un beneficio concesso d’ufficio, ma di un percorso di emersione e di bonifica che l’ordinamento riserva alle imprese rispetto alle quali l’eventuale agevolazione delle economie criminali risulti meramente occasionale— secondo il criterio fissato dalle Sezioni Unite della Cassazione (sent. n. 46898/2019, Ricchiuto) e valorizzato dalla Corte costituzionale (sent. n. 57/2020), che nel controllo giudiziario ha individuato il contrappeso di recupero rispetto al carattere drastico dell’interdittiva.
Il Collegio ha condiviso integralmente l’impostazione difensiva, rilevando: l’assenza di qualsivoglia indizio di agevolazione stabile o sistematica; l’estraneità della titolare — incensurata, mai attinta da misure di prevenzione né da indagini patrimoniali — a influenze illecite nell’esercizio concreto dell’attività; il ruolo del tutto marginale dei familiari, nessuno dei quali risulta dipendente, collaboratore, fornitore o cliente dell’azienda; la risalenza dell’unico controllo sul territorio, ormai remoto di quasi cinque anni.
Il Tribunale ha superato la tesi secondo cui la ditta individuale — nella quale impresa e imprenditore coincidono — non sarebbe “bonificabile”, ritenendo la misura pienamente compatibile con la struttura individuale. È un’affermazione di sistema, in un territorio il cui tessuto agricolo è composto in larghissima parte da imprese individuali e familiari: escluderle dal controllo giudiziario significherebbe negare loro ogni percorso di recupero, condannandole all’espulsione dal mercato quale unico esito possibile.
La sospensione dell’interdittiva arresta la catena dei provvedimenti derivati — decadenza dai benefici della Domanda Unica PAC, revoca del sostegno comunitario al settore apistico, richieste restitutorie per circa 33 mila euro, iscrizione al registro debitori — che avrebbe determinato la paralisi dell’azienda prima ancora della pronuncia del TAR sul merito. L’attività proseguirà sotto la vigilanza del Giudice Delegato e dell’Amministratore Giudiziario, con prescrizioni in materia di tracciabilità dei flussi, trasparenza finanziaria, regolarità dei rapporti di lavoro e selezione dei fornitori, in larga parte proposte dalla stessa difesa mediante un protocollo di legalità ispirato ai modelli organizzativi del d.lgs. 231/2001. Il giudizio di merito sull’interdittiva pende dinanzi al TAR Calabria – Sezione Staccata di Reggio Calabria; l’udienza di verifica della misura è fissata al 7 luglio 2027
*«È una decisione che restituisce equilibrio al sistema. La prevenzione antimafia non può risolversi nella distruzione di realtà economiche sane: quando il rischio è meramente relazionale e l’azienda è pulita, l’ordinamento offre strumenti di vigilanza e di recupero, non di espulsione. Questo decreto dimostra che la legalità si difende anche salvando il lavoro di trent’anni di un’imprenditrice onesta».