Rifondazione Comunista, “Gioia Tauro 22 luglio 1970: 56 anni dopo, oggi più che mai”

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Sono passati 56 anni dalla Strage di Gioia Tauro. La memoria di chi visse quei momenti non si intorbidisce poiché tutti i fotogrammi di quello scenario sovversivo e antidemocratico, riprendono vita nel ricordo pauroso di quei giorni. D’altro canto, le generazioni successive, si sono lasciate offuscare la mente, cedendo al canto ammaliatore di nuovi dei securitari, nazionalisti e pseudo-identitari che ogni giorno riempiono gli spazi comunicativi.
L’attuale vento di destra non è diverso da quello di 56 anni fa, con la differenza che a quel tempo,l’ideologia nera , era considerata sovversiva mentre oggi è divenuta parte integrante delle nostre comunità e del nostro corpo sociale. Rifondazione Comunista Sinistra Europea Reggio Calabria, difendendo i caratteri costituzionali della Repubblica Italiana, ricorda che quel 22 luglio del 1970, morirono 6 persone e 77 restarono feritein un attentato di matrice neofascista. L’attentato terroristico si consumò dentro la logica della Strategia della Tensione che vide nei Moti di Reggio un luogo ideale per la realizzazione di un micidiale attacco allo Stato.
I responsabili condannati furono 3 esponenti di Avanguardia Nazionale (Vito Silverini, Vincenzo Caracciolo, Giuseppe Scarcella). “ll Treno del Sole era come una lunga biscia nera schizzata di sangue, il parroco del Duomo con la stola violacea, passava lungo l’interminabile convoglio di dolore per dare l’estrema unzione ai morti, inginocchiandosi accanto ai corpi martoriati” (Gazzetta del Sud 22/7/1970).
Il treno con circa 200 passeggeri aveva traghettato l’Iginia alle 14.35, provenendo da Villa San Giovanni. Tra i passeggeri vi era una comitiva di 50 persone comprendente anche 3 sacerdoti, diretta in pellegrinaggio a Lourdes. I nomi delle vittime furono i seguenti: Andrea Gangemi di anni 60 da Palermo, Adriana Vassallo di 22 anni da Agrigento, Rosa Fazzari di 68 anni da Catania, Rita Cacicia di anni 35 da Bagheria, Letizia Palumbo di 48 anni e Nicolina Mazzocchio di anni 60 di Casteltermini.
Attraverso la cancellazione sistematica di questi crimini condotta per nutrire nuovi e mai dimenticati spiriti anti democratici, l’essenza del fascismo è tornata di moda. Per queste ragioni sentiamo l’esigenza di tenere sempre alta la fiaccola della luce sulla pericolosità di un clima che, sempre di più, sta assumendo i connotati di uno scivolamento verso un non ritorno. Non ci lasceremo ingannare dalle dichiarazioni finte di uomini che oggi rappresentano le vesti democratiche delle istituzioni perché sappiamo riconoscere i loro ghigni nascosti dietro le loro maschere.
Noi ricordiamo.
Noi saremo memoria vigile a difesa della Democrazia.