Mario Roggero, quando lo Stato perde la fiducia dei cittadini. Cosa si aspetta a scendere nelle piazze?
Lug 16, 2026 - Luigi Longo
Mario Roggero, quando lo Stato perde la fiducia dei cittadini. Cosa si aspetta a scendere nelle piazze?
La vicenda giudiziaria di Mario Roggero non è soltanto una sentenza. È uno specchio nel quale una parte del Paese vede riflessa la propria paura e il proprio senso di abbandono.
Perché è facile ragionare con la freddezza delle aule di tribunale. Molto meno semplice è mettersi nei panni di chi, in pochi istanti, si trova una pistola puntata contro di sé, vede minacciati il proprio lavoro, la propria famiglia e, forse, la propria vita. In quel momento nessuno sa se quell’arma sia vera o finta. Lo si scoprirà mesi o anni dopo. Chi la subisce conosce soltanto il terrore.
È davvero possibile stabilire con precisione il momento in cui l’adrenalina si spegne? Davvero si può pretendere che una persona torni lucida e razionale nell’istante esatto in cui i rapinatori varcano la soglia del negozio? È una domanda che merita una risposta meno teorica e più aderente alla realtà.
Comprendo che il diritto debba fissare dei limiti e che uno Stato democratico non possa accettare forme di giustizia privata. È un principio fondamentale. Ma uno Stato di diritto deve anche saper comprendere fino in fondo la condizione psicologica delle vittime di un reato. Quando questo equilibrio appare incrinato, cresce inevitabilmente la distanza tra le istituzioni e i cittadini.
Forse è proprio questa distanza ad alimentare il malcontento che emerge ogni volta che casi come quello di Mario Roggero arrivano al termine del loro percorso giudiziario. Molti non contestano soltanto una sentenza: esprimono la sensazione che chi subisce un crimine finisca troppo spesso sotto la lente d’ingrandimento quanto, se non più, di chi quel crimine lo ha commesso.
Naturalmente le sentenze si rispettano. Si possono criticare, discutere e perfino considerare ingiuste, ma in uno Stato di diritto restano il punto di approdo di un processo regolato dalle leggi. Ed è proprio sulle leggi, se ritenute non più adeguate, che dovrebbe concentrarsi il confronto politico.
Il problema è che, troppo spesso, questo confronto non c’è. Si accende per qualche giorno, tra dichiarazioni e post sui social, per poi spegnersi fino al caso successivo. Nel frattempo resta il disagio di tanti cittadini che chiedono una sola cosa: sentirsi tutelati quando diventano vittime di un’aggressione.
La credibilità dello Stato non si misura soltanto nella capacità di punire chi viola la legge. Si misura anche nella fiducia che riesce a trasmettere a chi quella legge la rispetta. Ed è proprio questa fiducia, oggi, che sembra essersi incrinata.




