Gioia Tauro, “Teatro dell’assurdo”. Alessio, “La Capasanta e il Tribunale che non c’era”

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MISS BALLE SPAZIALI
alias «La Capasanta» (Samān)
Cronaca di un governo all’insegna dell’arroganza
— Quarantottesima Edizione —
Cronaca di un’amministrazione che scambia il Municipio per un palcoscenico
La Capasanta e il Tribunale che non c’era
di Ulisse

Sipario aperto su una bugia
Il mare della Piana è calmo, oggi. Troppo calmo. È il genere di calma che, a chi ha fatto il capitano per una vita, mette sempre un po’ di sospetto: di solito, dietro, c’è una grossa bugia che sta per prendere il largo.
La scena si apre su un post Facebook. La protagonista — chiamiamola, per pudore anagrafico e per antica consuetudine teatrale, «la Capasanta» — pubblica un ricordo commovente: avrebbe visto Luigi Longo, anni fa, «piangere al Tribunale di Palmi». Applausi del pubblico affezionato. Cinque like. Sipario.
Atto primo — I fatti, quelli veri
Ed è qui che il teatro dell’assurdo raggiunge il suo apice: il Tribunale di Palmi, quello vero, non l’ha mai visto. La vicenda giudiziaria di Longo — l’operazione «Rilancio», anno 2009 — si è svolta interamente a Roma, davanti alla Procura della Repubblica capitolina, e si è conclusa con un’assoluzione piena, «perché il fatto non sussiste», senza che la Procura trovasse motivo di appellare. Un dettaglio che una prima cittadina, prima di affidarlo ai ricordi di Facebook, avrebbe forse fatto bene a verificare con la stessa cura riservata, si suppone, alle carte del proprio Comune.
Atto secondo — La biologia (politica) del mollusco
Ma la Capasanta, si sa, non ha bisogno di rotte: si attacca allo scoglio più comodo e resta lì, indifferente alla corrente dei fatti. È una caratteristica biologica, prima ancora che politica: il mollusco bivalve non naviga, aspetta che il mare gli porti qualcosa da raccontare. E se il mare non collabora, be’, lo si inventa.
Intermezzo — La fuga in punta di piedi da ANCI Calabria
Nel frattempo, mentre si dedicava alla cronistoria giudiziaria altrui, la Capasanta avrebbe forse fatto bene a occuparsi di un dettaglio più urgente e vicino a casa: le sue presunte dimissioni — pare non del tutto spontanee — dalla presidenza facente funzioni di ANCI Calabria, maturate proprio mentre il Comune di Gioia Tauro è sotto la lente della commissione d’accesso disposta dal Prefetto di Reggio Calabria, incaricata di verificare eventuali condizionamenti della criminalità organizzata. Al termine dei lavori, sarà lo stesso Prefetto a riferire al Ministero dell’Interno, cui spetterà l’eventuale decisione sullo scioglimento del Consiglio comunale. Una coincidenza di calendario che i sindaci calabresi, va detto, hanno preferito non lasciare al caso.
«Siamo sereni», ha dichiarato la Capasanta sui suoi canali social, non appena diffusa la notizia della Prefettura. Serena persino quando il mare — o il tribunale — la contraddice: più che stoicismo, sembra la resilienza tipica della conchiglia, che si chiude e aspetta che la marea passi.
Atto terzo — Le domande che restano
E allora il pubblico si chiede, con la Direzione Distrettuale Antimafia che resta l’unica autorità competente a stabilire fatti e responsabilità: chi ha davvero bisogno di riscrivere la memoria di un tribunale mai frequentato? Chi, di fronte a un microfono in piena campagna elettorale, avrebbe difeso — sempre condizionale, sempre nel rispetto della presunzione d’innocenza — gli organizzatori di un «pullman della legalità» poi condannati in via definitiva per vicinanza ai clan? Domande legittime. Fatti verificabili. Nessuna sentenza qui pronunciata: solo l’esercizio del diritto costituzionale di cronaca e di critica politica (art. 21 Cost.), nel rispetto di verità, continenza e pertinenza.
Il vero atto d’accusa: le carte
Luigi Longo, dal canto suo, ha fatto ciò che un giornalista serio fa quando viene diffamato con leggerezza: ha tirato fuori le carte. Non le chiacchiere: le carte. Ed è proprio questo, temo, il problema della Capasanta — la migliore sindaca calabrese, pardon d’Italia, forse pure del Mondo (parole sue, non nostre, coerenti col personaggio): le carte, a differenza dei post di Facebook, non si cancellano con un tocco.
Sipario. Ma il mare restituisce sempre tutto
Gioia Tauro merita un primo cittadino capace non di continuare a raccontare balle spaziali, ma di confrontarsi sui fatti — non sulle conchiglie vuote raccolte in spiaggia e spacciate per verità. Di alcuni «leoni da tastiera», il Direttore di Approdo ha promesso che si occuperà presto. Del resto, in questo teatro, il mare prima o poi restituisce sempre tutto.
«Tutti i nodi vengono al pettine.»
«Ce la faremo, perché non ci siamo mai arresi.»
Ulisse

Nota: le circostanze relative a fatti non definiti in sede giudiziaria sono qui riportate al condizionale e nell’esercizio del diritto di critica politica, nel rispetto dei criteri di verità, continenza e pertinenza stabiliti dalla giurisprudenza di legittimità in materia di diffamazione a mezzo stampa.
Con distaccata consapevolezza,
Aldo Alessio (Ulisse), già Sindaco di Gioia Tauro