Gioia Tauro, scuola media “Pentimalli”: tre tesine, un unico messaggio: Pace
Giu 26, 2026 - redazione
DI CLEMENTE CORVO
Due studentesse ucraine e una russa agli esami di licenza media da esterne. Tre personalità forti, un italiano spiccato, una sola richiesta: vivere in serenità
Ieri, al termine delle prove orali tenute presso la scuola media “Pentimalli” di Gioia Tauro, si è vissuto un momento che va oltre il semplice esame. Assistendo alle ultime tre interrogazioni, la commissione e i presenti hanno avuto davanti un quadro veramente particolare.
Ieri, per quanto riguarda gli esami di queste tre candidate, non si è assistito al semplice esame di routine. Ci sono stati passaggi di valore di vita incredibili, eccezionali, che meritano di essere tenuti in considerazione con doveroso rispetto. Storie che hanno superato i confini della scuola per diventare testimonianza civile, davanti a una commissione che ha scelto di ascoltare con l’attenzione che queste vicende richiedevano.
Protagoniste tre ragazze straniere, candidate esterne per conseguire la licenza media: due ucraine e una russa. Tre storie diverse, tre percorsi segnati dalla guerra, ma ieri accomunate dalla stessa aula, dallo stesso banco, dalla stessa voce.
Quello che ha colpito tutti, prima ancora dei contenuti, è stata la grande personalità e la spiccata capacità di esprimersi in italiano da parte di tutte e tre le candidate. Ognuna, per motivi diversi, ha emozionato non solo la commissione, ma anche il pubblico presente.
Parole chiare, tono fermo, occhi che raccontavano una vita trascorsa tra tantissime difficoltà. Eppure, dietro la fatica, è emersa con forza la loro voglia di vivere con serenità, con tranquillità, con pace. Una voglia che le ha fatte diventare parte integrante di un’altra realtà. Oggi loro stesse dicono di conoscere l’Italia come la loro seconda nazione.
Le due ragazze ucraine e la studentessa russa hanno presentato le rispettive tesine parlando della posizione delle loro Nazioni, del conflitto in corso e, soprattutto, del rapporto che hanno trovato in Italia. Hanno raccontato lo sradicamento, la paura, il viaggio. Ma hanno raccontato anche le scuole che le hanno accolte, i compagni, gli insegnanti e i cittadini di Gioia Tauro e della Piana che hanno teso la mano.
Le due ragazze ucraine hanno messo in risalto, negli elaborati e nell’esposizione orale, gli aspetti determinanti della Pace: il valore della vita, il diritto dei bambini a crescere senza sirene, la necessità di ricostruire ciò che i cannoni distruggono.
La ragazza russa ha sottolineato con forza l’accoglienza ricevuta in Italia, il rispetto trovato in un Paese che non chiede da che parte stai, ma chi vuoi essere. E anche lei ha indicato nella Pace l’unica via possibile.
Tra le tre, merita un’attenzione particolare Yulia, una delle due candidate ucraine. La sua vita, raccontata ieri con voce ferma, potrebbe sembrare uscita dalle pagine di un libro _Cuore_.
Una ragazza che, in giovanissima età e per diverse disavventure, si è trovata a prendersi cura di un’intera famiglia: di una sorella minorenne e di un figlio in tenera età. A rendere ancora più pesante il suo percorso c’ é la perdita della mamma: la mamma di Yulia è venuta a mancare in giovane età, proprio qui in Italia.
Ed è qui che è emerso il grande valore di questa giovanissima donna. Pur trovandosi in una situazione economica non certamente vantaggiosa, con i suoi risparmi è riuscita, con grande dignità e decoro, a collocare con grande cura tutto ciò che serviva per una dignitosa sepoltura della mamma. Nessun aiuto cercato, nessuna lamentela: solo il senso del dovere, l’amore di una figlia e la forza di garantire alla propria madre il rispetto che meritava, anche nell’addio.
Immaginate una ragazza che diventa mamma, sorella maggiore e punto di riferimento, tutto insieme, in una terra che non è la sua, senza la propria madre al fianco. Yulia ha parlato di notti in bianco per accudire il bambino, di quaderni studiati a tavola mentre la sorella faceva i compiti accanto a lei, di lavoro, di sacrifici e di quella forza che si trova solo quando non si può cedere.
La sua tesina, il suo racconto, la sua capacità di esprimersi con lucidità nonostante il peso delle responsabilità e del dolore, hanno lasciato un segno profondo. Yulia ha parlato di paura e di coraggio nello stesso respiro. Ha parlato di una maternità anticipata, di una sorella da proteggere, di una madre mancata troppo presto, di una guerra da cui fuggire. E ha concluso chiedendo Pace, perché solo nella pace una ragazza può tornare a essere ragazza.
Tutti gli apprezzamenti vanno all’intera commissione d’esami, che con grande attenzione ha messo in evidenza questi aspetti. I commissari hanno ascoltato senza fretta, hanno lasciato spazio alle emozioni e hanno sottolineato il valore civile delle testimonianze. Interventi veramente significativi, che hanno dato dignità e peso alle parole delle tre ragazze.
Un riconoscimento particolare va al dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale “Francesco Pentimalli”, di cui fa parte la scuola secondaria di primo grado di Gioia Tauro: il professor Domenico Pirrotta. Un dirigente molto attento alle dinamiche scolastiche, che ha sempre sostenuto l’inclusione e l’accoglienza come priorità educativa. È anche grazie alla sua sensibilità se la scuola è riuscita a trasformare un esame in un’occasione di crescita collettiva.
Ieri, pubblicamente, davanti a una commissione d’esame, la ragazza russa e le due ucraine hanno manifestato con grande auspicio alla pace.
Non slogan. Non bandiere. Parole semplici, dette da chi la guerra la subisce sulla pelle: famiglie divise, case perdute, futuro rimandato. Un appello perché questa guerra, che sta massacrando le popolazioni, possa essere debellata.
Il valore della scuola
Pentimalli ieri è stata più di una sede d’esame. È diventata un luogo dove tre giovani donne, partite da fronti opposti, si sono ritrovate a dire la stessa cosa: basta.
La scuola ha fatto il suo compito più alto. Ha messo insieme, ha ascoltato, ha dato spazio. E tre maturande, da esterne, hanno restituito alla comunità una lezione che nessun libro può dare: che la dignità, l’accoglienza e il desiderio di pace parlano la stessa lingua, sempre.




