Le anomalie della legge sugli scioglimenti mafiosi dei Comuni. A Tropea le motivazioni dell’incandidabilità del sindaco (rieletto) Macrì, “Mancata vigilanza e condotte omissive”, accolto il ricorso del Viminale

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Le anomalie di una legge, quella sugli scioglimenti per infiltrazioni mafiose dei Comuni che ha i suoi effetti sulla condizione di stabilità dei consessi democratici. A Tropea, come in altri Comuni calabresi, sindaci sciolti per mafia si ricandidano nuovamente e non solo, nel caso di Tropea sciolto nel 2024, lo stesso ex sindaco si ricandida e vince, Giovanni Macrì, ma ha come spada di Damocle un processo per incandidabilità davanti al Tribunale di Vibo Valentia che ha accolto le tesi del Ministero dell’Interno dichiarandone l’incandidabilità. E per lo stesso Macrì scatta il “divieto” di presentarsi alle prossime elezioni (comunali, regionali, nazionali ed europee). Mentre viene “salvata” l’ex assessora agli Affari Generali, Greta Trecate, per la quale i giudici hanno respinto la richiesta del Ministero dell’Interno. Secondo il Tribunale di Vibo i segnali d’allarme erano troppi per essere ignorati. Trattandosi di “Condotte omissive” e anomalie che, pur senza rilevanza penale, avrebbero contribuito alla mala gestio del Comune e con il sindaco Macrì che sarebbe venuto meno “ai propri doveri di vigilanza e controllo sull’apparato amministrativo dell’Ente”. Sono questi nei fatti i motivi che hanno portato alla sentenza di incandidabilità per due turni per il primo cittadino di Tropea, rieletto alle ultime elezioni del 24-25 maggio, dopo che la sua precedente amministrazione era stata sciolta per infiltrazioni mafiose nell’aprile 2024. Macrì, nonostante la pendenza del ricorso presentato dal Ministero dell’Interno, ha scelto comunque di correre alle urne, trionfando e tornando alla guida del Comune vibonese. Occorre sì o no dare una revisione o un “restyling” ad una legge nata nel 1991 a seguito dei tremendi fatti di cronaca accaduti a Taurianova?

A Tropea, essendo un motore economico di notevole portata l’ombra della ‘ndrangheta è sempre più ingombrante in quanto girano una valanga di soldi che attira l’interesse della potente cosca Mancuso di Limbadi e dei loro alleati locali, la famiglia La Rosa. Secondo i magistrati, il Comune è diventato progressivamente “permeabile” a queste infiltrazioni. Una tesi già confermata nei mesi scorsi dal TAR e dal Consiglio di Stato, che hanno ritenuto legittimo lo scioglimento dell’ente. L’egemonia dei La Rosa si sarebbe concretizzata, come emerso da numerose inchieste della Dda di Catanzaro, in “un sistema di infiltrazioni capillari nel tessuto economico e sociale, nonché una rete relazionale estesa anche ad ambiti istituzionali e imprenditoriali”. I “segnali d’allarme” che avrebbero fatto scattare i controlli sono le relazioni parentali e le frequentazioni con soggetti riconducibili alla consorteria dei La Rosa, il presunto sostegno elettorale in occasione delle elezioni del 2018, le criticità nella gestione degli appalti e degli affidamenti diretti, “anche in favore di imprese ritenute contigue ai sodalizi criminali operanti sul territorio”, oltre alle diverse “anomalie” emerse dai settori dell’ente, tra cui quella relativa al “Cimitero degli orrori”.  Oltre alle foto sui social e le amicizie pericolose, in quanto gli atti parlano di “contiguità ambientale”.  

Mentre per l’ex assessore Giulia Trecate, rieletta alle ultime elezioni, la richiesta di incandidabilità da parte del Viminale è stata rigettata dai giudici, in quanto non emergono fatti specifici imputabili direttamente a lei, così come non ci sarebbero prove di condotte omissive o azioni che avrebbero portato allo scioglimento dell’ente. “I soli legami di parentela con persone con precedenti o condanne per associazione a delinquere di stampo mafioso non si traducono in una concreta situazione di prossimità o stabilità relazionale tale da assumere valore indiziario qualificato”.

Il sindaco Giovanni Macrì, aveva già annunciato che impugnerà la sentenza e presenterà ricorso dichiarando che “Tale pronuncia non produce alcun effetto immediato sull’attività amministrativa dell’Ente, la quale prosegue con assoluta regolarità, dedizione e nell’esclusivo interesse della nostra Città”.