Gioia Tauro, “Il teatro dell’assurdo”, Alessio, “Amazon fugge da Gioia Tauro?”

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MISS BALLE SPAZIALI

alias La Capasanta

Cronaca di un governo all’insegna dell’arroganza

— Trentottesima Edizione —

<< La Capasanta ci aggiorna giornalmente su tutte le magnificenze che compie ogni giorno nel suo reame per il bene di tutti. È serena. Continuerà la sua opera missionaria fino all’ultimo giorno.>>

AMAZON FUGGE DA GIOIA TAURO?

La società replica: <<Le scelte dipendono da fattori operativi>>

Dopo il polverone sollevato dal nostro comunicato n. 37 del 24 maggio scorso — quello sulla silenziosa ritirata strategica di Amazon da Gioia Tauro, seguito a ruota dalle sacrosante denunce di CGIL e FILT Calabria e dal tam-tam delle testate online sull’ingombrante convitato di pietra, la ‘ndrangheta — finalmente il colosso dell’e-commerce ha deciso di uscire dal guscio. Lo ha fatto con una nota ufficiale ad altissima concentrazione di supercazzola, nella quale ci spiega pazientemente che i loro insediamenti, pianificati con certosina lungimiranza, possono variare a causa di “fattori operativi e di business”. Traduzione simultanea: problemi di cassa. O forse qualcos’altro. Ma non chiedete.

Il nocciolo della questione, però, è un silenzio assordante sulle domande che davvero contano: Amazon è stata contattata da emissari delle cosche? Quali sono state le richieste, e quali le risposte? Mistero. Ancora più curioso: l’azienda non sembra affatto intenzionata a difendere la propria reputazione bussando alla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, né ad annunciare di volersi costituire parte civile in qualità di “parte offesa”. Strana riservatezza, per chi ama la trasparenza.

E allora la domanda sorge spontanea: quei mastodontici capannoni eretti su 37.000 metri quadri nell’area industriale del retroporto, alle spalle del Terminal Container, a cosa servivano esattamente? Un mero abbellimento del paesaggio? Soldi investiti solo per movimentare qualche orizzonte? Di fronte a tanta chiarezza, le istituzioni locali brillano per la loro assenza: nessun tavolo tecnico, nessuna convocazione urgente, nessuno che abbia la cortesia di alzare la cornetta. Tutto tace, tutto scorre. Come sempre accade quando in ballo c’è la ‘ndrangheta: per magia, ogni questione urgente si trasforma in acqua fresca.

Nel frattempo, la nostra “Capasanta” è ben oltre il raggiungibile: troppo occupata a piroettare tra un evento e l’altro, procedendo a passo di bersagliere tra un taglio di nastro e l’altro. Per lei va tutto a meraviglia: mari calmi, navigazione serena. Lunedì, in Consiglio Comunale, andrà in scena il consueto repertorio: ci verrà spiegato, con dovizia di dettagli, che negli ultimi cent’anni nessuno ha mosso un dito per la città e che solo questa coraggiosa amministrazione ha finalmente aperto gli occhi all’umanità. Naturalmente, ci si è ben guardati dal sollecitare un incontro in Regione, in Città Metropolitana, in Prefettura o al Governo per fare luce sul caso Amazon. Eppure, le carte dell’inchiesta “Res Tauro” dicono tutt’altro… ma si sa: non c’è peggior sordo di chi ha le orecchie foderate di propaganda.

Molto più produttivo — e decisamente più salutare per l’ego — è dedicarsi alla caccia all’uomo. L’obiettivo del giorno è rimuovere dal Consiglio il consigliere di minoranza Salvatore La Rosa, così, tanto per ribadire chi comanda a Gioia Tauro e per ricordare, ai presenti e agli assenti, che i presunti “sgarbi” si saldano con gli interessi. Agli altri, ai consiglieri Raso e Pedullà, potrà essere concessa la grazia sovrana — ma soltanto qualora si dimostrino docili e rigano filologicamente dritto.

La caccia alle streghe prosegue dunque imperterrita, al grido di: «Chi non è con me è contro di me. Ve la farò pagare!» In questo clima di idillio democratico, gli oppositori vengono setacciati con i raggi X alla disperata ricerca di scheletri nell’armadio da esporre al pubblico ludibrio. Peccato: sarebbe stata una lezione davvero memorabile di trasparenza e democrazia se il medesimo zelo inquisitorio fosse stato applicato, per par condicio, anche ai componenti della maggioranza. Semplice atto dovuto. Ma forse chiedere troppo.

Ieri, a Reggio Calabria, si è celebrato il 212° Annuale di Fondazione dell’Arma dei Carabinieri, alla presenza del Presidente del Consiglio. Sorprendentemente — anzi, misteriosamente — stavolta non abbiamo assistito al consueto spettacolo: nessuna foto istituzionale col petto in fuori, nessun commento social d’ordinanza da parte della Capasanta. Silenzio assoluto.

Le ipotesi sul tavolo sono due: o qualcuno si è dimenticato di recapitarle l’invito, oppure era troppo impegnata a comporre l’ennesimo romanzo d’appendice sulle colpe degli ultimi cent’anni. Curiosamente, però, la Capasanta tende a sorvolare su un piccolo, imbarazzante dettaglio: sia lei sia il consorte sono stati dipendenti pubblici di questo Comune per un quarto di secolo. In che veste, esattamente? Semplici comparse con trolley al seguito, o figure di peso che per vent’anni non contavano assolutamente nulla? La storia — prima o poi — risponderà.

«Tutti i nodi vengono al pettine.»

«Ce la faremo, perché non ci siamo mai arresi.»

Con stima selettiva,

Aldo Alessio (Ulisse)

già Sindaco di Gioia Tauro

Comunicato N°38 — 06 giugno 2026 | Precedente: N°37 — 24 maggio 2026

Pubblicazione satirica ai sensi dell’art. 21 della Costituzione Italiana. I fatti narrati sono di dominio pubblico; i commenti esprimono l’opinione esclusiva dell’autore. I dati citati sono tratti da documenti ufficiali del Comune di Gioia Tauro.