Ospedale di Polistena. Valensise, “La propaganda è finita”

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Sanità calabrese: servono cure vere adesso!

Cari amici,

assistiamo da giorni all’ennesimo valzer di incontri, tavoli tecnici, inaugurazioni,conferenze ,assegnazione di incarichi,e dichiarazioni solenni della dirigenza dell’ASP di Reggio Calabria. Sparare tutto quello che c’è da sparare in questi otto giorni .

Una scenografia perfetta fatta di parole, slogan e promesse mentre i cittadini continuano ad aspettare anche le più elementare delle cure.

La verità è sotto gli occhi di tutti: gli ospedali rimasti e la sanità territoriale nella nostra provincia stanno collassando. E mentre il sistema arretra, chi governa continua a raccontare una realtà che semplicemente non esiste.

Si parla di telemedicina quando in interi territori sta venendo meno perfino la presenza stabile del medico di medicina generale. Non ci sono più luoghi di ascolto , non ci sono più centri di salute mentale che funzionano costantemente e che aiutano in concreto le persone non ci sono più consultori familiari ,estinti .

Si parla di appropriatezza prescrittiva quando il problema reale è l’assenza dell’assistenza, non l’eccesso. Si annunciano Case della Comunità e Ospedali di Comunità come se fossero già operativi, ma nella maggior parte dei casi i cantieri sono ancora incompleti, senza personale, senza organizzazione, senza una rete clinica funzionante.

La medicina territoriale non si costruisce con le inaugurazioni o con le slide ministeriali. Si costruisce con medici, infermieri, tecnici sanitari, operatori sociosanitari, diagnostica, continuità assistenziale e integrazione reale tra ospedale e territorio. Oggi, invece, manca quasi tutto.

La letteratura scientifica internazionale parla chiaro: nessun modello di assistenza territoriale può funzionare senza adeguate risorse umane. La carenza di personale sanitario rappresenta oggi il principale fattore di rischio per l’aumento della mortalità evitabile, dei ritardi diagnostici, delle liste d’attesa e della migrazione sanitaria. Questo non è uno slogan politico: è evidenza epidemiologica.

Nel frattempo, i cittadini calabresi continuano a viaggiare per curarsi, a rinunciare alle visite, ad attendere mesi per un esame diagnostico o a rivolgersi alla sanità privata perché il pubblico non riesce più a garantire il diritto costituzionale alla salute.

E allora diciamolo con chiarezza: non abbiamo bisogno di cattedrali nel deserto. Non abbiamo bisogno di operazioni mediatiche. Non abbiamo bisogno di fotografie istituzionali.

Abbiamo bisogno di ospedali funzionanti oggi.

Abbiamo bisogno di pronto soccorso sicuri oggi.

Abbiamo bisogno di reparti riaperti oggi.

Abbiamo bisogno di medici assunti adesso, non tra dieci anni.

Abbiamo bisogno di una sanità che curi le persone reali e non i dossier burocratici.

Vogliamo poterci curare nella nostra terra senza essere costretti a emigrare per una PET, una intervento o una visita specialistica. Vogliamo vedere crescere i nostri figli e i nostri nipoti con la certezza di avere una sanità pubblica degna di un Paese civile.

Quando il presidente della Regione e commissario (non si comprende se siamo uscita o no dal commissariamento)alla sanità, Roberto Occhiuto, insieme alla futura dirigenza dell’ASP di Reggio Calabria, comprenderanno che la priorità non è la propaganda ma la sopravvivenza del sistema sanitario pubblico, allora forse potremo parlare davvero di rinascita.

Fino ad allora, continueremo a denunciare con forza, rigore e responsabilità il disastro che i cittadini stanno vivendo ogni giorno sulla propria pelle.

Perché la salute non può aspettare. E la dignità dei calabresi non è negoziabile.