‘Ndrangheta. Dopo due annullamenti della cassazione, la condanna dell’imprenditore Antonio Morabito passa da anni 16 ad anni 3 e mesi 1 e giorni 10 di reclusione    

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La pesante accusa mossa ad Antonio  Morabito, nonostante la sua ininterrotta dedizione al lavoro, era quella di essere un uomo di vertice della criminalità organizzata reggina, attraverso una consolidata sinergia tra le articolazioni di Mandamento di Reggio centro,  in particolare, delle articolazioni territoriali denominate cosca Libri, De Stefano, Tegano, Molinetti, Condello e  Barreca.

Inoltre, la Direzione Distrettuale Antimafia lo riteneva anello di congiunzione tra gli esponenti delle articolazioni Ficara – Latella ed i vertici della cosca De Stefano.

Tali gravi accuse portarono in data 12.07.2022 il Gup presso il Tribunale di Reggio Calabria a condannarlo alla pena di 16 anni di reclusione, per il delitto di associazione di tipo mafioso con ruolo verticistico, nonché per il delitto di incendio e di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Le prove a carico erano rappresentate, tra l’altro, dalle dichiarazioni di ben 4 collaboratori di giustizia: Filocamo Antonino, Filocamo Daniele, De Carlo e Liuzzo.

Ma, la Suprema Corte, condividendo le ragioni giuridiche formulate dal cassazionista  Dario Vannetiello e dall’avv.  Ettore Aversano,  per ben due volte,  ha annullato le sentenze emesse dalla Corte di appello di Reggio Calabria, prima con una  decisione assunta dalla sesta sezione, poi con altra sentenza assunta dalla seconda sezione della Suprema Corte, sentenze di annullamento che hanno portato alla scarcerazione per superamento dei termini  di custodia cautelare con conseguente rimessione in libertà.         

Oggi, con la partecipazione in aula degli avvocati Giusida Sanseverino e dell’ avv. Ettore Aversano, si è concluso il “secondo” giudizio di rinvio, quindi è stata emessa la terza sentenza di appello ed è maturato  un drastico ridimensionamento delle accuse.

Infatti, Morabito ha ottenuto anche la concessione delle attenuanti generiche ed  è stato condannato   dalla Corte di appello di Reggio Calabria   per il solo delitto di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso alla mite pena di anni 3, mesi 1 e giorni 10 di reclusione, già interamente scontati in custodia cautelare.

Nel corso del tempo le  accuse sono state indebolite dalla intervenuta assoluzione dal più grave reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e dalla intervenuta revoca della confisca degli ingenti  beni a suo tempo sequestrati, tra cui  la azienda F.lli Morabito, operante nel settore dolciario, settore nel quale la predetta società, secondo la ipotesi accusatoria,  si sarebbe imposta grazie alla ritenuta caratura criminale del proprio rappresentante.