Energia, logistica e guerre globaliIntervista a Germano Ventura sulla nuova geopolitica dei conflitti
Mar 15, 2026 - redazione
Energia, logistica e guerre globali
Intervista a Germano Ventura sulla nuova geopolitica dei conflitti
(Editoriale – 15 marzo 2026)
Negli ultimi anni il mondo ha assistito a una trasformazione profonda dell’ordine geopolitico. La guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente e la crescente competizione tra grandi potenze stanno ridefinendo non solo gli equilibri militari, ma anche quelli energetici e logistici.
In questo scenario, le catene di approvvigionamento globali — spesso invisibili all’opinione pubblica — diventano uno dei principali campi di battaglia della geopolitica contemporanea.
Ne parliamo con Germano Ventura
, analista dei sistemi logistici e delle dinamiche energetiche internazionali, che negli ultimi anni ha studiato l’impatto delle crisi geopolitiche sulle infrastrutture energetiche e sulle supply chain globali.
“Le guerre moderne colpiscono i flussi prima ancora dei territori”
Dottor Ventura, quanto sono legate le guerre in Ucraina e Medio Oriente alla questione energetica?
«Sono legate profondamente. L’energia è uno dei principali fattori strutturali dei conflitti contemporanei. Non significa che le guerre scoppino esclusivamente per il petrolio o per il gas, ma che il controllo delle risorse energetiche e delle infrastrutture che le trasportano è diventato un elemento centrale della competizione geopolitica.»
«La guerra in Ucraina ha dimostrato come il gas possa essere utilizzato come leva strategica. Allo stesso tempo, le tensioni in Medio Oriente riguardano una delle regioni da cui proviene una quota rilevante dell’energia mondiale.»
“Il vero campo di battaglia sono le catene di approvvigionamento”
Lei ha spesso sottolineato il ruolo della logistica globale nei conflitti. In che modo?
«La logistica è l’infrastruttura invisibile della globalizzazione. Quando un conflitto coinvolge regioni strategiche — come il Golfo Persico o il Mar Rosso — gli effetti si propagano rapidamente lungo le catene di approvvigionamento.»
«Un aumento del prezzo del petrolio non colpisce solo il settore energetico. Colpisce il trasporto marittimo, quello aereo, quello terrestre. Di conseguenza aumenta il costo della produzione industriale e quello delle merci.»
«In altre parole, le guerre moderne colpiscono i flussi prima ancora dei territori.»
“Lo Stretto di Hormuz resta uno dei punti più sensibili del pianeta”
Quanto pesa il Medio Oriente nella stabilità energetica globale?
«Il Medio Oriente resta centrale. Lo Stretto di Hormuz, ad esempio, è uno dei passaggi energetici più importanti al mondo. Una parte significativa del petrolio globale passa attraverso quella rotta.»
«Se quella via marittima venisse anche solo parzialmente limitata, gli effetti sui mercati energetici sarebbero immediati: aumento dei prezzi del petrolio, volatilità nei trasporti marittimi e maggiore instabilità economica.»
“La guerra in Ucraina ha cambiato l’equilibrio energetico europeo”
Qual è stato l’impatto del conflitto ucraino sull’Europa?
«L’impatto è stato enorme. Per decenni l’Europa ha basato il proprio sistema industriale su energia relativamente economica proveniente dalla Russia.»
«La guerra ha rotto questo equilibrio. L’Unione Europea ha dovuto diversificare rapidamente le proprie fonti energetiche, aumentando le importazioni di gas naturale liquefatto e rafforzando i rapporti energetici con altri paesi.»
«Questo processo ha reso il sistema energetico europeo più resiliente, ma anche più complesso e costoso.»
“Il Mediterraneo sta tornando centrale”
Quale ruolo avrà il Mediterraneo nel nuovo scenario geopolitico?
«Il Mediterraneo sta riacquistando un ruolo strategico. Non solo per l’energia, ma anche per la logistica.»
«È uno spazio di connessione tra Europa, Africa e Medio Oriente. Le rotte che attraversano il Canale di Suez e il Mar Rosso sono fondamentali per il commercio mondiale.»
«In uno scenario di crescente competizione geopolitica, la sicurezza di queste rotte diventa una priorità.»
“Il mondo sta entrando in una fase multipolare”
Che tipo di ordine internazionale sta emergendo da queste crisi?
«Stiamo entrando in una fase multipolare. Il sistema internazionale non è più dominato da un’unica superpotenza, ma da diversi poli di potere.»
«Questo non significa necessariamente una guerra globale, ma una competizione permanente tra grandi aree geopolitiche.»
«In questo contesto, energia e infrastrutture diventano strumenti di potere tanto quanto le capacità militari.»
“I prossimi vent’anni saranno decisivi”
Guardando al futuro, quali sono le principali sfide geopolitiche?
«La sfida principale sarà gestire la transizione energetica in un contesto geopolitico instabile.»
«Le energie rinnovabili cresceranno, ma petrolio e gas continueranno a essere fondamentali per molti anni.
Allo stesso tempo, la sicurezza delle infrastrutture energetiche e delle rotte commerciali diventerà sempre più importante.»
«I prossimi vent’anni saranno decisivi perché determineranno se il sistema internazionale riuscirà a trovare un nuovo equilibrio o se entrerà in una fase di instabilità prolungata.»
Una geopolitica dei flussi
Le riflessioni di Germano Ventura mettono in evidenza una trasformazione fondamentale della geopolitica contemporanea.
Nel mondo globalizzato del XXI secolo, il potere non riguarda soltanto il controllo dei territori, ma soprattutto il controllo dei flussi che tengono insieme l’economia mondiale
: energia, merci, dati, infrastrutture.
Le guerre in Ucraina e Medio Oriente rappresentano dunque non solo conflitti regionali, ma snodi di una più ampia riconfigurazione dell’ordine internazionale
.
E proprio su questo terreno — energia, logistica e sicurezza delle reti globali — si giocherà gran parte della geopolitica dei prossimi decenni.




