Conclusa la stagione teatrale di Cittanova con la straordinaria interpretazione di Cesare Bocci e Vittoria Belvedere preceduta dai ringraziamento e l’arrivederci al prossimo anno di Mommo Demaria

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Di Antonino Napoli

A Cittanova l’associazione Kalomena ha chiuso la stagione teatrale con una serata che ha riempito il teatro e portato pubblico da tutta la Calabria. Sul palco, due interpreti straordinari e di grande esperienza come Cesare Bocci e Vittoria Belvedere hanno dato vita alla commedia “Indovina chi viene a cena”, conquistando gli spettatori con un ritmo brillante e con quella leggerezza intelligente che appartiene ai testi ben scritti.
Non è un caso. Il soggetto originale di William Arthur Rose è uno di quei rari esempi in cui la commedia riesce a far sorridere mentre mette il dito su una questione sociale che nonostante gli anni ancora, purtroppo, si rivela attuale. Al cinema, nel 1967, la storia fu resa celebre da due giganti come Katharine Hepburn e Spencer Tracy, diretti da Stanley Kramer. Allora bastò raccontare il fidanzamento tra una ragazza bianca e un uomo nero per scuotere l’America benpensante e trasformare una commedia in un piccolo caso nazionale.


La versione teatrale proposta a Cittanova, adattata da Mario Scaletta e diretta da Guglielmo Ferro, ha avuto l’intelligenza di togliere la polvere degli anni Sessanta senza tradire lo spirito dell’opera. Alcuni riferimenti troppo legati all’epoca sono stati sfrondati e il linguaggio reso più diretto, quasi spigoloso in certi passaggi, proprio per restituire alla storia la sua forza originaria.
Al centro di tutto resta però una verità semplice, quasi disarmante, che la commedia riesce a far emergere con delicatezza: “L’amore non guarda il colore della pelle. Guarda quello che c’è dentro, al cuore.” Una frase che potrebbe sembrare retorica se non fosse sostenuta da una storia capace di mostrarla, scena dopo scena, con ironia e umanità.
E qui sta il punto. Chi pensa che quella vicenda appartenga a un’altra epoca forse non ha guardato bene la realtà che lo circonda. Se nell’America degli anni Sessanta il problema era il matrimonio misto tra bianchi e neri, nell’Italia di oggi il tema si chiama integrazione. Gli sbarchi degli ultimi anni hanno lentamente trasformato il Paese in una società sempre più multietnica. Non è una teoria sociologica: basta entrare in una scuola, salire su un autobus o attraversare una piazza qualsiasi.
Naturalmente, quando la realtà cambia, la politica corre subito ai ripari con il suo strumento preferito: lo slogan. E così, accanto alla società che diventa sempre più composita, spuntano parole d’ordine muscolari come “l’Italia agli italiani”. Funzionano bene nei comizi, un po’ meno quando incontrano la vita quotidiana, che è sempre più complicata delle frasi stampate sui manifesti.
È proprio qui che il teatro riesce, a volte, a essere più onesto della politica. In due ore di commedia racconta ciò che molti dibattiti pubblici non riescono a spiegare: che la convivenza tra persone diverse non è una teoria ma una pratica quotidiana, fatta di paure, pregiudizi, ironia e – se va bene – anche di comprensione.
Il film del 1967 fece scandalo. La commedia rappresentata a Cittanova ha fatto qualcosa di più sottile: ha ricordato a tutti che, dopo quasi sessant’anni, quella storia non è affatto finita. Ha soltanto cambiato latitudine. E, silenziosamente, si è trasferita anche da noi.
Prima dell’inizio dello spettacolo il presidente dell’associazione Mommo Demaria, nel ringraziare i numerosissimi spettatori che hanno seguito con affetto l’intera stagione, ha annunciato che anche il prossimo anno Cittanova potrà contare su un cartellone teatrale altrettanto ricco e spettacolare, segno che quando la cultura trova passione e organizzazione il pubblico risponde sempre.