Frank Albanese il boss dei due mondi New York e Siderno, ecco cosa dice del procuratore Gratteri

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Gli uomini dei clan, intercettati dai carabinieri arrivano a paragonarlo ai due magistrati simboli della lotta alla mafia: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi nelle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Il dialogo è contenuto nel provvedimento di fermo eseguito dagli uomini del Ros e firmato dalla Procura di Reggio Calabria nei confronti di esponenti della la cosca Commisso.

“Dopo Falcone e Borsellino ne è uscito fuori un altro”. “Nicola Gratteri?”. “Il peggiore che abbiamo”. “È ancora vivo o morto?”. “No è ancora vivo”.

È così che la ’ndrangheta parla del procuratore di Napoli, il magistrato che negli ultimi giorni è finito sotto il fuoco incrociato delle polemiche a causa del suo impegno per il No al referendum sulla separazione delle carriere. Attacchi arrivati soprattutto da esponenti della maggioranza che sostengono il governo di Giorgia Meloni, ma non solo. “Il senso della paura l’ho superato 35 anni fa. Non è con questi attacchi e con le minacce di interrogazioni parlamentari o procedimenti disciplinari che mi si mette a tacere”, ha replicato il magistrato dopo che il guardasigilli Carlo Nordio ha invocato per lui i test psicoattitudinali.

Il protagonista dell’intercettazione è Frank Albanese, elemento di spicco del clan negli Stati Uniti. Nato nel 1967 ad Albany, nello Stato di New York, rappresenta in tutto e per tutto la famiglia mafiosa di Siderno ed è il raccordo tra questa e le sue articolazioni in Canada. Non hanno dubbi il procuratore Giuseppe Borrelli e il coordinatore dell’area jonica della Dda reggina Giuseppe Lombardo, che hanno colpito la famiglia mafiosa della Locride per la quale Gratteri rimane la “bestia nera”. Il motivo è semplice: nel periodo in cui l’attuale procuratore di Napoli ha lavorato a Reggio Calabria, e prima ancora a Locri, ha seppellito boss e gregari sotto centinaia di anni di carcere.

Quella in cui viene citato il magistrato è un’intercettazione registrata a Siderno, in via delle Mimose, nell’agosto 2024: è lì che Albanese stava trascorrendo le sue vacanze estive. Si tratta di una conversazione con uno zio materno, Frank Jr. Archino (non indagato) che, approfittando della presenza del familiare in Calabria, ha deciso di raggiungerlo nel periodo di ferie.

Ed è proprio Frank Jr. Archino che, il 24 agosto, paragona Gratteri ai due magistrati siciliani uccisi da Cosa Nostra nel 1992: “Dopo Falcone e Borsellino – dice – ne è uscito fuori un altro… continuava a uscire… sulla Cnn ci stava… un nuovo magistrato. È qui?”. “Sì qua”. “Anche molto bravo…”. “Nicola Gratteri”. Frank Albanese intuisce subito il riferimento dello zio e gli spiega che il procuratore di Napoli è originario di Gerace, a pochi chilometri da Siderno: “Questo magistrato qui, era di qua… di questa zona… Nicola Gratteri… è sempre sul telegiornale e tutto”. “Dicono che era un figlio di puttana pure…”. “Nicola Gratteri? Sì!”. “Dicevano che era un vero figlio di puttana!”. “Sì. Il peggiore che abbiamo!”. “Sì, dicevano che lui era peggio di Borsellino e Falcone”. La conversazione è in inglese, ma i carabinieri del Ros trascrivono ogni riferimento al magistrato. Pure quello in cui Albanese spiega al familiare che “lui (cioè sempre Gratteri, ndr) prima era a Locri… poi da lì è andato a Reggio, poi da Reggio è andato a Catanzaro!”. La domanda dello zio lo interrompe: “È ancora vivo o morto?”. “No è ancora vivo… adesso… lo hanno mandato a… Napoli!”.

Quello che succede a Siderno, interessa ai mafiosi italo-americani. E pure i calabresi vogliono sapere ciò che accade Oltreoceano. La ’ndrangheta funziona così. La “casa madre” è sempre in Calabria e alla “casa madre” tutti devono rispondere, nessuno escluso. Nemmeno Frank Albanese che, dall’altra parte del mondo, era un punto di riferimento. Oltre a essere “l’anello di congiunzione” con gli Usa, infatti, era pure “il tramite tra la ’ndrangheta e Cosa Nostra siciliana”. Gli investigatori hanno accertato come il boss dovesse incontrare Matteo Messina Denaro. “Dovevo vedermi con lui”, confiderà a un certo punto. E sulla lunghissima latitanza dell’ultimo boss delle stragi, Albanese confiderà allo zio: “È stato sempre nella stessa città. Ecco perché lui ha detto: venite a prendermi. Perché lui sapeva che sarebbe morto presto”. Arrestato il 16 gennaio 2023, Messina Denaro è morto dopo appena 9 mesi di carcere.