Avvocato Mariano Depino
Riforma dell’ordinamento giudiziario: le ragioni del dissenso
Il referendum del 22 e 23 marzo, più che un atto burocratico costituisce la scelta cruciale che determinerà il domani del nostro ordinamento giudiziario. Votare con consapevolezza, guardando oltre gli slogan e le logiche partitiche, non è solo la massima espressione di democrazia ma l’unico modo per uscire dal guscio dell’indecisione e dall’inerzia dell’astensionismo. Proprio per questo, in una fase così complessa per la tenuta degli equilibri costituzionali, il mio impegno civile si traduce in un netto“No” alla separazione delle carriere e, quindi, alla divisione del CSM.”
Considerata l’ampiezza della riforma è opportuno sintetizzare i motivi del dissenso senza trascurare gli aspetti più critici. Nello specifico, abbracciando le preoccupazioni espresse dall’ANM e da molteplici giuristi, l’ideazione di due CSM (uno rivolto al Giudicante e l’altro destinato al PM) comporrebbe rischi ineludibili: 1) Il Pubblico Ministero perderebbe la sua sensibilità garantista, diventando un attento esecutore dell’accusa. 2) Il CSM, dedicato solo ai PM, diventerebbe più sensibile alle dinamiche del potere esecutivo, minando l’autonomia dell’azione penale. 3) Istituire due CSM, frammenterebbe l’ordine giudiziario (inteso come autogoverno) in violazione all’articolo 104 della Costituzione. 4) La scelta del sorteggio per nominare i membri dei CSM, mina il principio di merito: non vi è certezza che i nuovi componenti abbiano l’esperienza e le competenze per presiedere i rispettivi Consigli. Infine, il criterio dell’estrazione dei componenti non determinerebbe la sparizione delle correnti (rendendo il sistema meno trasparente di quello elettivo).
Altro punto controverso della riforma è l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare (15 membri, dei quali 9 togati (pari a 3/5) e 6 laici (pari a 2/5)che, oltre a determinare costi elevati per effetto della tripartizione degli organi citati, esporrebbe i magistrati a pressioni politiche a causa della presenza dei membri di nomina parlamentare. Non mancano, altresì, i nodi costituzionali sulla formazione dell’Alta Corte:il pericolo è quello di creazione di un”giudice speciale” non previsto dal nostro sistema.
L’attuale progetto di riforma dell’ordinamento giudiziario presenta criticità strutturali che, pur non essendo immediatamente evidenti, rischiano di compromettere nel tempo gli equilibri di garanzia costituzionale posti a tutela della magistratura. Emerge, quindi, l’imperativo di una scelta elettorale ponderata e consapevole.



