Geopolitica instabile, il costo dell’incertezza ricade su imprese e cittadini: Intervista a Germano Ventura

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Dott. Ventura, il quadro geopolitico globale resta fragile. Come lo leggerebbe oggi?
La fragilità è diventata strutturale. Non siamo più in una fase di crisi episodiche, ma in un contesto di instabilità permanente. L’ordine internazionale costruito dopo la Guerra Fredda è entrato in una fase di trasformazione profonda: competizione tra grandi potenze, conflitti regionali prolungati, crisi democratiche e ritorno del protezionismo stanno ridisegnando il sistema globale. Per imprese e cittadini questo significa convivere con un livello di incertezza molto più alto rispetto al passato.

La guerra in Ucraina continua a pesare sull’Europa. Quali sono oggi gli effetti principali?
Il conflitto resta un fattore di destabilizzazione centrale. L’impatto iniziale su energia e inflazione si è in parte assorbito, ma il costo economico e politico di una guerra lunga continua a essere elevato. L’Europa ha mostrato capacità di reazione, ma emerge con forza il tema della sua autonomia strategica: senza una politica estera e di difesa più integrata, il rischio è di restare esposta agli shock esterni. La sicurezza, tuttavia, non può essere solo militare: servono canali diplomatici credibili e una visione di pace sostenibile.

Il Medio Oriente rimane un altro epicentro di instabilità.
Assolutamente sì. Il conflitto israelo-palestinese, aggravato dalle crisi umanitarie e dall’allargamento delle tensioni regionali, continua ad avere ripercussioni globali. Le rotte commerciali, i mercati energetici e la sicurezza internazionale ne risentono direttamente. Difendere la sicurezza di Israele e, allo stesso tempo, garantire i diritti del popolo palestinese non è una contraddizione, ma una condizione necessaria per qualsiasi soluzione duratura. Senza un processo politico credibile, l’instabilità resterà cronica.

Iran e Africa restano spesso ai margini dell’agenda europea. È ancora così?
Purtroppo sì, e le conseguenze sono evidenti. In Iran persistono forti tensioni interne e un ruolo regionale che contribuisce all’instabilità del Medio Oriente. In Africa, dal Corno d’Africa al Sahel, assistiamo a una combinazione di conflitti, fragilità istituzionale e pressione demografica. Queste dinamiche incidono direttamente su migrazioni, sicurezza e catene di approvvigionamento. Pensare che siano problemi lontani è un’illusione: l’interdipendenza globale li rende anche problemi europei.

Come valuta oggi il rapporto tra Stati Uniti, Cina ed Europa?
Siamo in una fase di competizione sistemica. Gli Stati Uniti restano un attore centrale, ma tendono a privilegiare sempre più i propri interessi strategici e industriali. La Cina continua a rafforzare la sua presenza economica, tecnologica e finanziaria, soprattutto nei Paesi emergenti. In questo scenario, l’Europa rischia di trovarsi schiacciata se non rafforza il multilateralismo e la propria capacità di iniziativa. Le regole comuni sono un fattore di stabilità economica, non un ostacolo alla crescita.

Dal punto di vista della logistica globale, cosa è cambiato rispetto a pochi anni fa?
Le supply chain sono diventate più corte, più costose e più politiche. Le imprese cercano resilienza più che efficienza pura: diversificano fornitori, riportano produzioni più vicino ai mercati finali e investono in tecnologia per ridurre i rischi. Tuttavia, questa transizione ha un prezzo che si riflette su costi, inflazione e competitività. La frammentazione geopolitica è ormai una variabile strutturale nelle decisioni industriali.

Quale dovrebbe essere oggi la priorità dell’Europa?
Recuperare credibilità politica e visione strategica. L’Europa deve puntare su cooperazione internazionale, rispetto del diritto internazionale e su un modello economico che tenga insieme competitività e coesione sociale. In una prospettiva cristiano-democratica e liberale, sicurezza, crescita e giustizia sociale non sono alternative, ma elementi complementari. Senza questa sintesi, l’instabilità continuerà a generare costi che ricadranno su imprese e cittadini.