Ospedale di Polistena: ore 20 chiude l’Ortopedia e riapre alle 8 di mattina. In questo frangente siete pregati di non infortunarvi!
Gen 29, 2026 - redazione
Avete davvero capito, cari cittadini, che cosa sta succedendo a Polistena nel reparto di Ortopedia?
Un anno fa il primario ha presentato richiesta di pensionamento anticipato. Un diritto legittimo.
Da quel momento, però, è iniziato il vuoto e il conto alla rovescia.
Un anno intero di immobilismo colpevole, ma calcolato.
Dodici mesi in cui non è stato programmato nessun concorso, pubblicato nessun bando serio, costruita nessuna strategia per garantire la continuità di una struttura complessa.
Il primario non è un dettaglio: è il perno. Senza guida, un reparto affonda.
E qui non ci si è “dimenticati” di intervenire: si è scelto di non farlo. (Perché? Per chi?)
Nel frattempo, a qualcuno i conti sono andati male.
I programmi erano evidentemente diversi, ma la situazione è precipitata. E sì, è successo proprio perché non si è programmato per onestà, per democrazia e per necessità.
Di certo non avevate previsto il licenziamento o l’allontanamento forzato di un medico valido e competente.


Di certo non avete mai preteso che venisse fatto un bando, perché non era questo il vostro desiderio primario.
Se lo fosse stato, oggi non saremmo qui o sareste accanto a chi grida diritti negati, invece di preoccuparvi di fare smentite.
Un giovane professionista è stato fatto andare via non per incapacità, ma per giochi di potere, favoritismi, simpatie e antipatie personali trascinate per anni.
A queste latitudini funziona così: se non ti pieghi, se non ti allinei, se non accetti certe logiche, sei fuori.
Altro che merito: qui comanda l’obbedienza.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti ed è drammatico.
Oggi il reparto sopravvive con due medici in totale e uno specializzando costretto a tappare falle ovunque.
Due medici che dovrebbero andare in ferie, come è loro diritto, ma che restano di forza perché non c’è nessun altro.
Questa non è organizzazione sanitaria. È un azzardo pericoloso.
Dalle ore 20:00 il reparto, di fatto, smette di esistere. Chiude.
Emergenze, incidenti, traumi? Non c’è risposta.
Eppure sulla carta tutto resta “aperto”, e qualcuno continua a raccontare che va tutto bene.
No, non va bene per niente.
A qualcuno che lavora dentro questa situazione, evidentemente, va bene così.
Turno fatto, timbro messo, problema scaricato, posto a Polistena garantito, si torna a casa per la notte al calduccio.
E che nessuno venga a dire il contrario.
Ma i cittadini vengono lasciati soli, e questo è il risultato di scelte che non hanno mai avuto come obiettivo il bene pubblico, ma solo convenienze personali.
E non basta dire che le ore in più vengono pagate come “prestazioni aggiuntive”, le famose 80 euro.
Perché i soldi non possono essere l’unica risposta, e di certo non comprano la sicurezza delle cure.
Non si può continuare così.
Ricordiamolo chiaramente: l’ASP ha accettato l’extra moenia di molti medici.
Questo significa che quegli stessi operatori, già allo stremo, devono lavorare anche da privati.
O diventeranno supereroi, oppure è legittimo chiedersi come possano reggere tutto questo senza che il sistema imploda.
Tenere aperto un reparto senza personale significa mettere a rischio la vita delle persone.
Perché oltre alla professionalità, che nessuno mette in discussione, la stanchezza gioca brutti scherzi.
Organici ridotti all’osso, turni massacranti, pressione continua: l’errore non è un’eventualità, è una conseguenza inevitabile.
E allora basta prese in giro.
Se non siete in grado di far funzionare due reparti, fatene uno solo.
Uno vero. Uno sicuro. Uno che garantisca cure dignitose.
Meglio una scelta netta e responsabile che continuare con una sanità di facciata, fatta di annunci, silenzi e scaricabarile.
Perché questa situazione a metà non è sostenibile.
E soprattutto non deve essere il cittadino a pagarne il prezzo.
A forza di studiare mosse per favorire qualcuno o qualcosa avete distrutto un servizio essenziale.
E ora non potete più far finta di niente.
La dottoressa Di Furia deve assumersi la responsabilità di azioni coraggiose e giuste,quelle che fino ad adesso ha evitato.



