Gioia Tauro, Dalla tragedia di La Spezia a una riflessione nazionale sulla prevenzione della violenza nelle scuole”
Gen 20, 2026 - redazione
Di Domenico Pirrotta (Dirigente Scolastico dell’IC “Pentimalli-Paolo VI-Campanella” di Gioia Tauro)
L’ultimo tragico episodio di accoltellamento, che ha coinvolto uno studente a La Spezia, ci richiama con forza alla necessità di riflettere sul fenomeno della diffusa e inarrestabile violenza giovanile nelle scuole italiane. In questo momento di profondo dolore e di considerevole preoccupazione, desidero innanzitutto esprimere al Dirigente Scolastico – Prof.ssa Gessica Caniparoli – e all’intera comunità di La Spezia la più sentita prossimità istituzionale, riconoscendo l’impegno quotidiano e l’alto senso di responsabilità, in modo particolare in circostanze così drammatiche. Appare opportuno, al tempo stesso, evitare il rischio di ricondurre o concentrare l’attenzione esclusivamente sulla stessa figura dirigenziale – o, più in generale, sull’istituzione scolastica – poiché il fenomeno della violenza giovanile si colloca all’interno di un contesto culturale e sociale ben più ampio, che da tempo chiama in causa l’intera comunità civile e nondimeno le scelte e gli indirizzi della politica. La medesima vicinanza e il più sincero cordoglio sono ovviamente rivolti anche alla famiglia della giovane vittima, per l’inaccettabile perdita che ha profondamente scosso la dimensione affettiva e, di riflesso, l’intera comunità.
I fatti verificatisi non sono certamente un episodio isolato, dal momento che evidenziano la complessità e la diffusione di una problematica che richiede risposte strutturate, coordinate e al contempo scientificamente fondate. La scuola, indiscusso fulcro della crescita educativa e civica dei nostri studenti e delle nostre studentesse, deve essere supportata con risorse economiche adeguate, strumenti didattici innovativi e personale formato, affinché l’azione educativa e formativa possa essere svolta in maniera efficace anche nella strutturazione e nella realizzazione dei percorsi di sensibilizzazione al rispetto delle regole, alla gestione dei conflitti e alla prevenzione dei comportamenti aggressivi. È fondamentale che in tutte le realtà scolastiche si incoraggi la promozione di itinerari preventivi capaci di intercettare il disagio prima che degeneri in violenza, sviluppando criteri di buone pratiche basati su esperienze efficaci, reali e replicabili. In questa prospettiva di senso la responsabilità è da considerare, certamente, condivisa: istituzioni, docenti, famiglie e società civile devono collaborare maggiormente per costruire ambienti sicuri, inclusivi e attenti al benessere psicologico degli studenti. Un vero e proprio patto di collaborazione, detto in altri termini, quale espressione di una logica di solidarietà e di una visione educante orientata alla costruzione del bene comune, alla cura e alla custodia dell’interesse collettivo. L’occasione di quanto accaduto a La Spezia deve appunto per questo diventare un momento di riflessione e di dibattito nazionale, volto a rafforzare la consapevolezza della gravità del fenomeno e a incentivare politiche concrete di investimento nella prevenzione e nella formazione. Solo attraverso un impegno coordinato e continuo sarà possibile ridurre la violenza giovanile, restituire alle scuole il loro ruolo educativo e consolidare una cultura della legalità e del rispetto reciproco.
Alla luce di quanto accaduto e della crescente complessità dei bisogni educativi che attraversano le scuole italiane, ritengo in ultima analisi necessario rilanciare con convinzione una personale riflessione pedagogica e culturale che investa i tempi e i modi del fare scuola. Mi riferisco, nella fattispecie, al rafforzamento e alla valorizzazione del tempo pieno, i cui svolgimenti non possono più essere considerati meramente facoltativi, ma piuttosto come scelta educativa strategica e strutturale all’interno del più vasto orizzonte di un’offerta formativa. Questo modello scolastico, difatti, consente un’organizzazione didattica più flessibile e maggiormente adattabile sia ai bisogni educativi individuali degli alunni – a partire da quelli più fragili e più disagiati – sia ai diversi ritmi di apprendimento. Esso permette di articolare con maggiore efficacia attività laboratoriali di tipo disciplinare, interdisciplinare e trasversale, nonché di organizzare piccoli gruppi finalizzati al recupero, al consolidamento e al potenziamento degli apprendimenti, offrendo risposte educative più tempestive e più mirate. Particolarmente alla luce del dramma di violenza consumatosi a La Spezia, il tempo pieno – ovviamente se interpretato e attuato in modo consapevole e alla luce delle più avanzate conoscenze psicopedagogiche – può concorrere, in maniera alquanto significativa, alla realizzazione di finalità educative più complete ed equilibrate. In questa direzione, la sua configurazione come tempo scuola ordinario e obbligatorio – soprattutto nei contesti a maggiore complessità sociale e culturale – rappresenta una condizione essenziale per garantire a tutti gli studenti un’educazione di qualità, in termini di efficacia, equità e soprattutto inclusione. In maniera mirata nelle aree geografiche e culturali più complesse, una politica educativa orientata al rafforzamento del tempo scuola e alla qualificazione della pluralità delle sue proposte potrebbe incidere positivamente sull’esperienza complessiva degli alunni, rispondendo in modo più strutturato al fabbisogno educativo di coloro che vivono situazioni di marginalità, disagio o rischio di esclusione, spesso connesse a dinamiche di emarginazione sociale.
Del resto i dati allarmanti relativi alla violenza negli ambienti scolastici rendono sempre più evidente la necessità di un ripensamento profondo dei modelli educativi, la cui risposta non può che essere – in primo luogo – educativa, ossia identificativa di una scuola capace di qualificarsi come presidio sociale e culturale, inserita dinamicamente nel contesto territoriale, attenta ai bisogni formativi degli studenti e fondata su un dialogo costante e costruttivo con le famiglie.



