Tutela del lavoro in Calabria: oltre 3.000 famiglie a rischio. Francesco De Cicco: “La Regione Calabria deve scendere in campo subito”

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In Calabria si sta determinando una situazione grave e non più rinviabile che riguarda migliaia di lavoratori e famiglie, accomunate dallo stesso rischio: perdere il posto di lavoro non per mancanza di necessità o competenze, ma per ritardi, scelte e decisioni che possono e devono essere corrette.

Sono tre le principali questioni oggi aperte, diverse tra loro ma unite da un obiettivo chiaro: difendere l’occupazione e la dignità del lavoro.

1) Comparto Sanità – Centrale Unica di Risposta (C.U.R.)

Con delibera n. 2198 del 17 ottobre 2023 è stata approvata la graduatoria del personale di supporto da assegnare alla Centrale Unica di Risposta.
Eppure, circa 200 persone non sono mai state impiegate, nonostante la proroga della validità della graduatoria e nonostante la grave carenza di organico nel comparto sanitario calabrese.
Una contraddizione evidente che penalizza lavoratori pronti e, allo stesso tempo, indebolisce servizi essenziali.

2) Servizi ENEL – Rischio eliminazione della clausola sociale negli appalti

Circa 1.000 lavoratori in Calabria e circa 7.000 a livello nazionale rischiano il posto di lavoro perché le società che gestiscono gli appalti starebbero valutando di eliminare la cosiddetta clausola sociale, introdotta con la legge n. 11 del 2016, che garantisce continuità occupazionale e territoriale.
Eliminare tale clausola nella stipula dei nuovi contratti significherebbe introdurre, di fatto, un licenziamento mascherato, mettendo a rischio oltre mille posti di lavoro nella sola Calabria e colpendo migliaia di famiglie con conseguenze sociali pesantissime.

3) Ex tirocinanti – Tribunali, CUP e ambiti ministeriali: contratti in scadenza

Sono interessati circa 1.000 lavoratori impegnati in diversi ambiti pubblici e ministeriali – tra cui Tribunali, settore sanitario (CUP), Ministero della Giustizia, MIUR e Beni Culturali – con contratti in scadenza tra poche settimane o pochi mesi.
Si tratta di lavoratori che da tempo attendono la stabilizzazione, ma che continuano ad essere mantenuti in una condizione di precarietà non più accettabile.

Su queste vicende interviene Francesco De Cicco, che dichiara:

“Non possiamo permettere che migliaia di lavoratori calabresi vengano lasciati soli.
Qui non parliamo di numeri, ma di persone, di famiglie, di futuro.
La Regione Calabria deve scendere in campo subito, con un’azione concreta e coordinata, e deve farlo anche sui tavoli nazionali quando le decisioni si prendono a Roma.
Il lavoro va tutelato sempre: nella sanità, nella pubblica amministrazione e negli appalti di servizi essenziali.”

De Cicco annuncia il proprio impegno istituzionale a tutela di tutte le categorie coinvolte, chiedendo alla Regione Calabria di attivarsi senza ulteriori rinvii e al Governo nazionale di assumersi le proprie responsabilità per garantire continuità occupazionale, stabilizzazioni e rispetto delle norme vigenti.

Il lavoro non è una concessione. È un diritto.
E la Calabria non può più permettersi di perderlo.