Riforma della Giustizia, Nordio-Gratteri: Da quale parte stare?

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di Filomena Scarpati

        Non sarà facile per i cittadini stabilire da quale parte stare al referendum sulla riforma della Giustizia dovendo scegliere “Si” o “No”, non avendo specifiche competenze. Dopo essere passata al Senato e alla Camera con non pochi emendamenti, è pronta per il referendum. Social e TV si occupano di dibattiti nei quali si riscontra della qualità, motivo per cui sono pochi i cittadini che si preoccupano di leggere il testo della riforma, la maggior parte ascolta i vari confronti per formulare un giudizio che porterà all’espressione dell’assenso o del dissenso al prossimo referendum. Non cambierà la forma del processo che per molti versi comporta problemi, basti pensare al “Caso Longo” che per essere testimone contro la mafia in un processo penale, subì attraverso un procedimento, senza fondamento sin dalle indagini preliminari, una serie di mortificazioni: sbattuto in carcere e poi ai domiciliari e a distanza di anni viene riscontrata la sua estraneità ai fatti. Nel frattempo, la famiglia ha dovuto far fronte ai problemi della mala giustizia e sostenere Luigi, che per le tensioni provocate dall’errore giudiziario e i disagi vissuti durante la detenzione, veniva colto da un problema di salute dopo l’altro. Andavano sottoposte a revisione anche le varie fasi del processo penale, nonché civile ed amministrativo, invece ci ritroviamo difronte ad una riforma che se avrà il consenso dei cittadini si occuperà per la maggior parte di Consiglio Superiore della Magistratura, Separazione delle carriere tra Magistratura e Pubblici Ministeri, introduzione di informativa prima degli arresti, col proposito di tutelare chi è destinato alla reclusione, come forma di umanità, ma che non assicura garanzie sul fatto che l’arresto avvenga. I punti sono tanti, ma questi i più discussi. La mancanza di una riforma che affronti altri punti non è attribuibile al Ministro della Giustizia, ma a tutte le forze contro che ogni Governo si ritrova ad avere ogni volta che si aspiri a qualcosa di più complesso. Nessuno si meravigli se tra il Ministro della Giustizia Nordio e il Procuratore della Repubblica di Napoli, Gratteri, non corra buon sangue su tale riforma, in quanto persino la coppia perfetta, Falcone-Borsellino, non fu d’accordo quando già si paventava l’idea della separazione delle carriere tra Magistrati e Pubblici Ministeri, anche se dalle testimonianze della Morvillo, risultava non esserlo anche Falcone. Da quanto afferma Ingroia, Borsellino non era d’accordo nemmeno sulla figura del Procuratore Nazionale Antimafia, che Falcone stesso fu promotore e poi incaricato, come non fu d’accordo sulla separazione delle carriere. Il problema alla base, per Borsellino, era il possibile assoggettamento del PM al potere Esecutivo dello Stato, quindi al Ministero e alla politica, che avrebbe fatto perdere l’autonomia delle Procure e della Magistratura. Con modalità proprie, ma non lontane da quelle di Borsellino, il Procuratore Gratteri, non vede di buon occhio la riforma, anzi si batte per il “No” con la motivazione che bisognava evitare un referendum per quei pochi Magistrati e PM che ogni anno transitano da un ruolo all’altro, senza alterazioni di stipendio che resta sempre lo stesso e la possibile perdita dell’autonomia per le Procure. Per le indagini, il Ministro ha toccato il settore delle intercettazioni limitandone la durata che per lo Stato avrebbe costi elevati e per quanto concerne alcuni casi (n.d.r.) di collusione, errori giudiziari o di errata valutazione, arrecherebbero disturbo enorme a cittadini e professionisti onesti nel mirino della mafia che oggi, come sempre, mira a distruggere gli avversari, cioè gli antimafia e chi li denuncia o è testimone contro i mafiosi nei processi, così come a Luigi Longo accadde. La mafia, oggi, per sbarazzarsi di chi la disturba usa modalità diverse dal passato: prima si usava più frequentemente la lupara o la doppietta, negli ultimi anni si usano gli errori giudiziari che non avvengono sempre per caso e con lo sviluppo delle nuove tecnologie, informatiche e telematiche, per distruggere chi contrasta la malavita organizzata, si usano le intercettazioni per disturbare, chi non aderisce al modello clanico suggerito dai boss di turno. Per cui vi sono intercettazioni autorizzate dalla Magistratura per arrestare i delinquenti e quelle stabilite ed effettuate dai clan (n.d.r.) per disturbare chi combatte la “mafia” e per l’applicazione di maggiore professionalità delinquenziale nelle estorsioni. La criminalità organizzata passa quindi dagli omicidi, alle intercettazioni criminali per ammazzare in modalità diverse o per condizionare la vita di chi si oppone alla delinquenza mafiosa che in alcuni casi diventa istituzionale in quelle strutture pubbliche dove non viene subito compresa, bloccata e assicurati i criminali agli organi di giustizia penale. In questi ultimi casi evidenziati, è bene aderire alla riforma del Ministro Nordio, per evitare lungaggini e disturbo in casi di abusi di natura mafiosa o per collusioni all’interno di Magistratura e forze dell’Ordine deviate che purtroppo non mancano. Anche nella considerazione che in Calabria, regione toccata dalle ‘ndrine, la proliferazione del fenomeno che non si riesce a sradicare, si è avuta per il sistema delle protezioni, delle collusioni e delle interazioni tra mafia ed istituzioni e tra mafia, forze dell’ordine deviate e giudici collusi. Affermazione che si allaccia al pensiero del Procuratore Gratteri, il quale ritiene che  “in Calabria non si riesce a sradicare la ‘ndrangheta, in quanto, emigrati i laureati appartenenti a famiglie perbene, nei vari settori pubblici, ritroviamo molti laureati e professionisti che provengono da famiglie mafiose o che girano attorno alla mafia”. Espressione esatta che si riscontra quotidianamente nella realtà e a cui bisogna dare un taglio e se necessario, allargare anche gli Istituti di detenzione, in quanto, una terra meravigliosa come la Calabria, non può essere imbrattata dalla gentaglia. Su questo principio si basano reati svariati a cui si assiste nelle zone a più alta densità mafiosa, che vanno dalla violenza di genere, quando ne sono vittime le donne che subiscono intercettazioni partite dalla mafia, avallate da forze dell’ordine deviate e unità di Magistrati collusi, pochi, ma da prendere in considerazione come fenomeno delinquenziale, ai piani estorsivi dei beni di alcune famiglie. Non è strano ritrovare parenti di Magistrati che lavorano per famiglie di boss, così come non è strano trovare forze dell’Ordine che sponsorizzano progetti estorsivi di parenti ed amici che ruotano attorno ai boss. Motivi per cui si entra nel mirino delle cosche che agiscono indisturbate col rischio di perdere la vita, oltre che finire accusati, ingiustamente, in quanto viene consentito di costruire falsamente contro le persone oneste che combattono la mafia e ciò accade in quanto non si assicurano alla giustizia i criminali che si nascondono dietro le più svariate professioni, in molti enti pubblici e con l’intelligenza artificiale che avanza, affidata il più delle volte a dipendenti malevoli, inconsapevolmente, i pericoli, per le persone oneste e gli antimafia aumentano. Essere intercettata da mafiosi di ogni età, che si danno il cambio tra loro, aumenta quindi il pericolo di perdere la vita che si triplica, esattamente come succede alla scrivente quotidianamente, in quanto, è proprio tramite le intercettazioni, che sanno sempre dove ti trovi aumentando ogni rischio. Se poi con l’intelligenza artificiale manomettono le prove, facendo risultare colpevoli in caso di omicidio, non chi realmente ti ammazza ma altri, i malavitosi continueranno in eterno su questa strada sapendo che c’è sempre chi li sponsorizza e in caso di accuse, sarà facile trovare gli avvocati difensori che a loro volta approfittano dell’esperienza dei malavitosi sull’intelligenza artificiale per risultare vincitori nei processi e attingere sempre più clienti. Si va profilando, così, un vero e proprio business ‘ndranghetista altamente pericoloso. Piaccia o meno, è questa la situazione che si va formulando. Nei casi esposti, la parte della riforma che ha toccato le intercettazioni portando a ridurre i tempi, è perfetta. Non guasterebbe, invece, un termine più lungo per gli altri tipi di reati, come, traffico di stupefacenti, associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidi, estorsioni etc. Ma i problemi sono davvero tanti che non si sa a quali dare spazio per primi. Per quanto riguarda la separazione delle carriere, il Ministro Nordio e la Meloni, che dal suo partito non ha tardato ad espellere indagati per reati di diversa natura, non pare intendano intromettersi sui casi che i Pubblici Ministeri debbano trattare, ma i problemi potrebbero sorgere con l’ingresso di altri ministri che ad oggi non si conoscono gli intenti. Quindi ciò che turba, è non avere la conoscenza di ciò che in futuro potrà accadere. In ogni caso si consiglia l’apertura al dialogo tra le parti, per agire in un clima di collaborazione. Solo così, si costruirà il meglio per i cittadini che si ritrovano ad affrontare quotidianamente una miriade di problematiche, a partire dalla disoccupazione, alla malasanità, alle imposizioni della ‘ndrangheta, alla malagiustizia, etc.