Lo “Sportello dei Diritti” esprime grande soddisfazione dopo aver appreso
dell’apertura di un’indagine da parte della Procura della Repubblica di Lecce
a seguito del ritrovamento lo scorso 15 dicembre della carcassa del grande esemplare
di capodoglio nelle acque di Porto Selvaggio, ed in particolare nella baia di Torre
Uluzzo, marina di Nardò. Il fascicolo che sarebbe sul tavolo del Procuratore della
Repubblica Leonardo Leone De Castris, ha sostanzialmente raccolto l’invito pubblico
formulato dalla nostra associazione, circa il necessario accertamento delle cause
della morte del grande mammifero marino, anche per i precedenti di numerosi ritrovamenti
analoghi che si sono susseguiti negli ultimi anni e che non avevano fornito delle
risposte circa eventuali responsabilità umane ed in particolare per la non astratta
possibilità che a cagionarne la morte possano essere state le operazioni per le
note attività di mappatura geologica che da tempo interessano i mari intorno all’Italia,
e per quanto di competenza l’Adriatico e lo Jonio, con prospezioni sismiche a mezzo
di air gun, le cui onde sonore provocano il disorientamento degli animali a insospettire
più di qualcuno tra gli addetti ai lavori e in particolare chi ha a cuore l’ecosistema
del Mediterraneo. È notorio, infatti, che da tempo nei nostri mari sono in corso
ricerche tese ad individuare possibili giacimenti di gas o di petrolio ed il principale
metodo utilizzato per individuare gli eventuali giacimenti consiste nella scansione
dell’intera zona prescelta mediante dei dispositivi detti “airguns” (cannoni
d’aria) che, trainati da apposite navi, emettono suoni per via dell’introduzione
nella colonna d’acqua di aria ad altissimi livelli di pressione: l’eco di questi
suoni, riflessa dal fondale, rivela presenza, profondità e tipologia del giacimento.
In ogni caso, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” al di là degli esiti, l’inchiesta opportunamente e tempestivamente avviata
dal Procuratore della Repubblica di Lecce e delegata alla Guardia Costiera di Gallipoli
sarebbe la prima in Italia, se non in Europa, in una materia così delicata che potrebbe
vedere contrapposti gli interessi generali e imprescindibili alla tutela ambientale
e dei delicati equilibri degli ecosistemi marini con quelli di pochi tesi all’esclusivo
sfruttamento delle risorse presenti sotto la superficie dei nostri mari da parte
delle multinazionali dell’energia.



