“Al Magna Grecia teatro si ravvisa un conflitto di interessi del direttore artistico Albertazzi?”

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E’ quanto chiede il consigliere regionale Mimmo Talarico, al presidente della giunta regionale Scopelliti e all’assessore alla Cultura Caligiuri, in un’interrogazione a risposta immediata depositata stamattina

“Al Magna Grecia teatro si ravvisa un conflitto di interessi del direttore artistico Albertazzi?”

E’ quanto chiede il consigliere regionale Mimmo Talarico, al presidente della giunta regionale Scopelliti e all’assessore alla Cultura Caligiuri, in un’interrogazione a risposta immediata depositata stamattina

 

 

Al Magna Grecia teatro si ravvisa un conflitto di interessi del direttore
artistico Albertazzi? La domanda la pone il consigliere regionale della
Calabria, Mimmo Talarico, al presidente della giunta regionale Scopelliti e
all’assessore alla Cultura Caligiuri, in un’interrogazione a risposta
immediata depositata stamattina.

“Il Magna Grecia Teatro è un evento culturale che dovrebbe qualificare
l’offerta culturale e avere ricadute positive per l’immagine della
Calabria, ma probabilmente è necessario rivederne l’impianto organizzativo
e occorrerebbe maggiore controllo da parte della Regione rispetto alle
procedure per la scelta degli spettacoli nonché nella campagna di
comunicazione dell’evento stesso.

Non sono in discussione le qualità professionali del direttore artistico,
ma le clamorose dichiarazioni di Enrico Montesano, in occasione della
performance di apertura della rassegna, sono inequivocabili. C’è un
problema, serio, di tipo organizzativo e promozionale e suscitano molte
perplessità le scelte artistiche sulle compagnie teatrali.

Il bando per la selezione delle compagnie è rivolto, come è noto, a
compagnie teatrali che operano nel territorio calabrese, mentre quelle
inserite nel programma 2013 figurano essenzialmente soggetti teatrali
provenienti da altre regioni e nomi noti dello spettacolo e della musica.
A fronte dell’esclusione delle realtà teatrali che operano in
Calabria, scorrendo
i 12 titoli che verranno replicati per 51 volte nei 13 siti archeologici
della Calabria, si registra una prevalenza, tra i soggetti coinvolti, di
artisti il cui produttore sarebbe Ercole Palmieri, lo stesso produttore
del Direttore artistico del festival Giorgio Albertazzi.

Spiace constatare che il Festival, costato in tre anni almeno 2 milioni di
euro, provenienti perlopiù da fondi europei (Fesr), la cui destinazione era
riservata allo sviluppo del sistema teatrale regionale – che, com’è noto,
vive ormai da anni una situazione di grave crisi e precarietà – non riesca
a dare un significativo contribuito allo sviluppo culturale della regione,
al sostegno della rete teatrale, né a promuoverne l’immagine in abito
nazionale ed europeo.

Poi mi chiedo: che c’entra Ciccio Franco con la promozione della cultura e
del teatro?

Legare la decima edizione del Magna Graecia Teatro Festival alla ricorrenza
dell’inizio dei moti di Reggio è un fatto curioso. Come se il tema scelto
per l’evento, “l’agorà, la piazza, la polis”, che rimanda, si presume, al
tema della democrazia e della partecipazione, fosse assimilabile ad un
fatto tragico, doloroso, controverso, come la sommossa di Reggio Calabria,
che, muovendo da motivazioni campanilistiche, alcune anche accettabili,
ebbe poi una deriva decisamente eversiva.

Capiamo che il Governatore, per la sua cultura e la sua formazione, sia
molto vicino a certe tematiche, ma sarebbe opportuno che tale sensibilità
venisse coltivata senza coinvolgere le istituzioni. Ci sono altre
ricorrenze, eventualmente, di cui tener conto in casi come questi, e non di
eventi che possono andar bene per l’immaginario identificante del vecchio e
del nuovo fascismo, ma non per affermare un’immagine positiva della regione.

Spiegasse, al contrario, il Governatore quanto ci è costato veramente in
questi anni il Magna Graecia Teatro Festival, in rapporto alle occasioni di
crescita culturale che ha offerto (sic!) alla Calabria. Pensare che
bastasse il pennacchio di Giorgio Albertazzi e qualche nome di grido per
dare nuova linfa al teatro calabrese è stato un errore gravissimo. O forse
solo il retaggio di una stagione che il governatore ha conosciuto molto
bene. Quella del famigerato “modello Reggio”, tutto sfavillio e niente
sostanza”.