A tu per tu con il responsabile dell’edizione italiana del magazine “Mediterraneo” della Rai, trasmesso in dieci diversi Paesi
Su Calabria on web l’intervista a Giancarlo Licata
A tu per tu con il responsabile dell’edizione italiana del magazine “Mediterraneo” della Rai, trasmesso in dieci diversi Paesi
Il Mediterraneo frontiera da sorvegliare o crocevia di civiltà? Prosegue l’approfondimento avviato da “Calabria on web”, il giornale on line edito dal Consiglio regionale (www.calabriaonweb.it) sulle dinamiche che attraversano quest’area in gran subbuglio e ricca d’interesse per le regioni dell’Italia meridionale. Ad avviso di Giancarlo Licata, responsabile dell’edizione italiana del magazine “Mediterraneo” della Rai, trasmesso in dieci diversi Paesi, uno dei pochi esempi di televisione senza frontiere e di concreta cooperazione internazionale, “Se il Sud dell’Italia perde questo treno, resterà una palla al piede dell’Europa”. Con Licata, ora che il settimanale televisivo la cui lingua principale di diffusione è l’arabo – ma ci sono nei diversi paesi le edizioni di “Mediterraneo” in italiano, francese e greco – è arrivato al ventunesimo ciclo (realizzato a Palermo e coprodotto da France 3, con l’apporto della Ert Grecia e della Entv algerina), “Calabria on web” ha fatto un bilancio sulla trasmissione che per prima, in Europa, ha avviato un dialogo, sia pure a livello culturale e di informazione, in anni di incomunicabilità e di scarsa attenzione della politica e dell’Ue verso i paesi mediterranei: “La comunicazione, è vero, può rappresentare un ponte Nord/Sud in un Mediterraneo percepito come somma di culture straordinarie ed esempio di scambio continuo fra le diversità. Ma non sempre è così. Noi, con Tgr/ Mediterraneo, il magazine italo-francese, cerchiamo di fare l’opposto: guardiamo le diversità per trovare una sintesi. E’ facile mettere in piazza ciò che divide. E’ meno facile puntare su ciò che unisce, come la richiesta di diritti e la cultura. Abbiamo cercato di leggere in giro per il paesi arabi la sensibilità delle madri chiamate a dare un nuovo volto all’Africa e non far appassire le primavere arabe. Le donne hanno meno istruzione, ma combattono di più, mobilitano le persone. Una giovanissima blogger, in Egitto, ha spinto con il suo appello migliaia e migliaia di persone a scendere in piazza. La paura esiste, è stupido negarlo. Però la lotta per evitare l’affermazione di un Islam integralista che cancelli gli sforzi finora compiuti è altrettanto forte perché davanti a una ipotesi simile le donne diverrebbero i primi bersagli nel momento in cui dovessero cambiare i valori dello Stato”. Alla domanda su quale sia l’Italia che ” Mediterraneo” ha presentato nell’area arabo-mediterranea e quale spazio hanno avuto le regioni meridionali dalla chiara identità mediterranea, come Calabria e Sicilia, Licata risponde: “E’ l’Italia dei tanti comuni, quella delle eccellenze, il paese delle intelligenze produttive, l’Italia delle devastazioni ambientali e delle coste incontaminate. L’Italia delle mille storie da raccontare, quella più vera, quella che è aperta al vicino, l’Italia delle migrazioni, delle speculazioni sulle migrazioni, l’Italia dei piccoli artigiani e delle scuole multietniche. L’Italia dei vulcani attivi, dei vulcani che appaiono e poi spariscono per anni, l’Italia che non ci sta a subire i disastri, quella che vuol farsi sentire, ma senza urlare, utilizzando il cervello per il suo futuro e il recupero della memoria per rendere più forte il suo presente. Questa Italia l’abbiamo “esportata” per dieci anni con il Canale Rai Med, il primo in doppia lingua, italiano e arabo, ora sospeso. Quando abbiamo cominciato, nel 2001, eravamo i primi. Oggi praticamente tutte le televisioni occidentali, hanno canali in doppia lingua, quella nazionale e l’arabo”. Ed ecco cosa pensa Licata sul ruolo che le regioni meridionali dell’Italia possono svolgere nel bacino mediterraneo: “L’intero pianeta ha cambiato velocità. Sono mutati i rapporti di forza fra le diverse parti del mondo. Sono finite le certezze sul futuro. L’Europa, bloccata dalla crisi dell’euro, è finora rimasta indifferente rispetto a ciò che sta avvenendo nel Maghreb e in Egitto. E così avviene con Iran e Siria, importanti partner commerciali dell’Italia. Stiamo vivendo una rivoluzione che toccherà tutti da vicino. Prima i flussi migratori andavano da Sud verso Nord, ora stanno cambiando e sono da Sud a Sud. I Paesi del Golfo Persico stanno diventando una calamita per i lavoratori del Medio Oriente, così come avviene in alcuni paesi dell’estremo Oriente, in America del Sud e Sudafrica. Nazioni a forte densità come la Cina, fra qualche anno saranno costrette a incentivare i flussi migratori in ingresso, visto che la popolazione in età di lavoro diminuirà. Questo il quadro. Se il Sud italiano perde l’ultimo treno, resterà una palla al piede dell’intera Europa. Una giovanissima imprenditrice, Ludovica Zigon, amministratore unico di Getra Ecopower, al Corriere economia ha dato questa risposta: una unione mediterranea dell’energia, della logistica, del commercio equo, del turismo a basso impatto, dell’apprendimento interculturale, è quello che serve a un’Europa ad assetto federativo e sub regionale, che trascenda le frontiere attuali dell’Unione europea, figlie del secolo scorso, e si candidi a essere alternativa politica all’imperialismo delle materie prime. Infrastrutture logistiche efficienti, integrate con le reti infrastrutturali di Regioni e paesi del Mediterraneo, rappresentano lo strumento attraverso il quale il territorio meridionale può realmente diventare un’area strategica”.



