25 studenti marchigiani dell’Istituto Sanitario Donati di Fossombrone (Pesaro) concludono il percorso formativo alla Fondazione Ra.Gi. tra il Centro Diurno e a CasaPaese
Mag 18, 2026 - redazione
Un’esperienza di alternanza scuola-lavoro che ha unito formazione professionale, crescita umana ma anche vero turismo sociale.
C’è una Calabria che sta imparando a trasformare la fragilità in valore sociale, umano e principalmente in un volano economico. Una Calabria che, attraverso l’esperienza della Fondazione Ra.Gi. ETS, sta facendo della demenza e della fragilità in genere, non più un confine di esclusione, ma un elemento di comunità, formazione e perfino di turismo sociale. E oggi quel modello attrae giovani, scuole, ricercatori e professionisti da tutta Italia.
Nei giorni scorsi si è concluso il percorso di PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento) che ha portato a Catanzaro venticinque studenti dell’Istituto Donati di Fossombrone, in provincia di Pesaro Urbino, accompagnati dall’intero corpo docente, per una settimana di formazione immersiva tra il Centro diurno Spazio Al.Pa.De. di Catanzaro e CasaPaese, la residenza innovativa per persone con demenza nata nel borgo di Cicala.
I ragazzi, prossimi alla maturità dell’indirizzo professionale socio-sanitario, hanno vissuto giornate intense accanto agli ospiti e agli operatori delle due strutture, sperimentando una dimensione della cura lontana dalla teoria e profondamente radicata nella relazione umana. Un’esperienza che gli stessi insegnanti hanno definito «qualcosa di meraviglioso, che fortifica l’animo e la persona».
«Per noi è stato molto importante far vivere ai ragazzi questo tipo di esperienza – hanno detto i docenti – perché ha permesso loro di entrare in contatto con una realtà e un metodo di fare cura che non esiste nella nostra regione. Il territorio che viene trasformato in un abbraccio comunitario e accogliente in cui le persone con demenza possono vivere la loro vita in tutta normalità. Torniamo a casa con un bagaglio enorme, sia umano che professionale. Gli ospiti, con i loro sorrisi e le loro voci, hanno reso ogni giornata migliore della precedente».
Parole che restituiscono il senso più profondo del modello costruito dalla Fondazione Ra.Gi., dove la reciprocità diventa strumento di cura e crescita condivisa. «Loro arricchiscono noi e noi arricchiamo loro, nello spirito della gioia, della fraternità e della solidarietà», hanno aggiunto gli insegnanti.
Per la presidente della Fondazione Ra.Gi., Elena Sodano, l’arrivo degli studenti marchigiani rappresenta molto più di un semplice percorso formativo. È il segnale concreto di una nuova narrazione della Calabria e delle sue aree interne.
«Questi ragazzi hanno attraversato l’Italia per arrivare in un piccolo borgo calabrese e qui hanno trovato qualcosa che nessun libro potrà mai insegnare, il contatto autentico con la persona, con la sua fragilità e con la sua dignità. A CasaPaese non si studia semplicemente la demenza, si impara a stare dentro la vita delle persone, a rispettarne i tempi, i silenzi, i sorrisi. È questo il ribaltamento di prospettiva su cui abbiamo costruito il nostro modello, non adattare le persone ai servizi, ma adattare i servizi alla vita delle persone».
Sodano sottolinea come il valore dell’esperienza abbia ormai superato i confini regionali, trasformando CasaPaese in un punto di riferimento nazionale per la formazione socio-sanitaria e per un nuovo concetto di accoglienza territoriale. «Questi ragazzi ci hanno scoperti attraverso i social e hanno deciso di vivere dal vivo il nostro modello di cura. Questo significa che il territorio può diventare esso stesso strumento terapeutico e che i borghi interni della Calabria, troppo spesso raccontati soltanto attraverso lo spopolamento e la marginalità, possono invece diventare luoghi di innovazione, formazione e speranza”.
Anche le studentesse hanno raccontato l’intensità emotiva del percorso. «Sono molto contenta di questa esperienza -ha spiegato Margherita -. All’inizio l’impatto è forte, perché non eravamo abituati a confrontarci con i veri dolori della vita quotidiana. Ma le realtà della Fondazione RaGi questa oltre a formarci a livello personale, ci ha formati profondamente anche a livello professionale, facendoci capire che una diversa relazione con le persone fragili è necessaria”
L’esperienza appena conclusa conferma così il ruolo crescente della Fondazione Ra.Gi. come laboratorio nazionale di innovazione sociale, capace di coniugare cura, formazione e valorizzazione territoriale. Un modello che dimostra come anche la malattia possa diventare occasione di rinascita collettiva, generando relazioni, conoscenza e nuove forme di turismo umano e solidale che oggi stanno portando la Calabria al centro dell’attenzione nazionale.




